John Galt – Recensione: Served Hot

I John Gält sono riusciti ad ingannare anche vecchie volpi del settore, facendo loro credere, solo ascoltando qualche loro brano disponibile in rete, in una provenienza nordeuropea, essendo la Scandinavia una delle terre privilegiate da cui provengono molte fra le principali uscite in ambito glam e sleaze (giusto per dovere di cronaca, la band invece proviene dall’Ucraina). Questa è già una premessa interessante per un quartetto che, a parte una produzione che si potrebbe anche migliorare, ha una sua personalità e un suo stile ben definiti.

“Served Hot” è proprio come i cicchetti dell’immagine di copertina: breve, da bere tutto in un sorso, fulmineo come una schioppettata, adrenalinico come una corsa a folle velocità. I brani mescolano ritmi veloci e di chiara ispirazione punk – rock ad altri che richiamano l’hard rock classico in stile AC/DC (solo a livello strumentale, la voce è totalmente diversa), con pochi intermezzi strumentali e una tendenza alla ripetizione dello stesso ritornello. Ritmiche semplici da memorizzare, cori tendenti allo sguaiato, ma perfetti nel contesto dell’album e un sound grezzo e diretto sono gli altri elementi caratteristici di questo lavoro d’esordio. “Riot Radio” e “White Widow” si memorizzano immediatamente,” Burn (Nothing In The End)” si apre con un preludio melodico che si libera immediatamente in un ritornello solido e grintoso, e anche “Undeniable”, nonostante sia uno dei brani più brevi di un disco già breve di per sé, mostre un buon lavoro in sede di composizione. John Gält e compagni hanno in loro una vena di selvaggia follia che farà sicuramente divertire chi ascolta.

Voto recensore
7
Etichetta: Street Symphonies Records / Andromeda

Anno: 2013

Tracklist:

01. JGS

02. Riot Radio

03. (One More) Punk Rock Anthem

04. Undeniable

05. White Widow

06. LZ Is Hot

07. When Nature Calls

08. Burn (Nothing In The End)

09. Bad Brotherhood

10. On The Loose


Sito Web: https://www.facebook.com/JohnGaltRocks

anna.minguzzi

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E' mancina e proviene da una famiglia a maggioranza di mancini. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi mai smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va al cinema, canta, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Adora i Dream Theater, anche se a volte ne parla male.

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