Entombed – Recensione: Serpent Saints – The Ten Amendaments

Tra momenti riusciti ed altri da dimenticare, tipo l’ultimo mediocre ‘Inferno’, gli Entombed continuano a trascinare il loro suono per questo mondo (se pur senza Uffe Cederlund!) senza preoccuparsi troppo di quale sia la forma finale in cui esso si solidificherà al momento dell’incisione di un album. ‘Serpent Saints’ è solo l’ennesima dimostrazione che la band non cerca di suonare qualcosa di preciso, ma si ritrova a comporre brani sull’ispirazione del momento. Ecco quindi che alcune tracce raccolte in questo lavoro suonano per certi versi accostabili al death metal dei primordi (‘Masters Of Death’ ad esempio), ma altre non si allontano comunque da quella facciata death-rock e parzialmente hardcore che Petrov e soci hanno incarnato spesso e volentieri. Non potrebbe forse essere altrimenti per canzoni che si appoggiano immancabilmente su riff di chitarra spesso serrati e sulle ritmiche compatte. Impossibile non rintracciare in un brano come ‘When In Sodom’ un tributo ai maestri del metallo in nero Venom, ma allo stesso tempo una song come ‘Amok’ possiede l’incedere granitico di quel capolavoro del groove che è ‘Wolverine Blues’. E’ una lotta tra ispirazioni diverse che però convivono tranquillamente nel talento di una band che ha saputo trovare il punto comune tra le varie culture del rock suonato in cantina, sia esso death, thrash, core, garage e quel che vi pare. E quando i brani si azzeccano, con questa attitudine alle spalle, non può che uscirne un girone infernale di corpi saltellanti tra fiumi di birra e grande sbattimento di teste. Buon divertimento.

Voto recensore
8
Etichetta: Candlelight / Audioglobe

Anno: 2007

Tracklist: 01. Serpent Saints
02. Masters Of Death
03. Amok
04. Thy Kingdom Coma
05. When In Sodom
06. In The Blood
07. Ministry
08. The Dead, The Dying And The Dying To Be Dead
09. Warfare, Plague, Famine, Death
10. Love Song For Lucifer

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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