Sepvlcrvm – Recensione: Vox In Rama

I Sepvlcrvm non sono certo una band in cerca di facili consensi. A cinque anni di distanza da “Hermeticvm”, il duo genovese prosegue il sentiero di ricerca e crescita attraverso l’interpretazione delle sacre scritture e della filosofia antica. Un evento sonoro questo “Vox In Rama”, una sola canzone, o meglio un vero e proprio rituale, diviso in quattro movimenti tra ambient elettronico, algidi droni e voci narranti.

Un’esigenza di esprimere conoscenze personali e profonde, la musica dei Sepvlcrvm sfugge con orgoglio le convenzioni. SI possono azzardare paragoni con i Sunn O))) più ostici e alcune cose degli Ulver, ma i liguri possiedono davvero qualche cosa in più, un’energia mantrica sprigionata da un ascolto dove non solo l’udito è coinvolto.

Un viaggio sensoriale fatto di numerosi e repentini cambi di intenzione, i quattro movimenti non possiedono una reale forma canzone, ma diluiscono scenari dronici di elettronica vibranti, percussioni, fiati, formule recitate che tra echi e riverberi lasciano davvero i brividi sulla pelle. “Vox In Rama” sprigiona un forte odore di incenso, se chiudiamo gli occhi e ci lasciamo guidare, ecco che sentiremo le mani a contatto di una petra tombale intrisa di umidità, mentre immagini caledoscopiche ci attraverseranno.

Molto è lo spazio concesso all’improvvisazione in quello che non è solamente un ascolto ma un vero e proprio percorso spirituale. Una strada condivisibile da chi vorrà impegnarsi a carpire le sfumature di un album dove la musica non è legata e delle logiche ferree e a dare un senso alle chiavi di lettura di volta in volta svelate dai Sepvlcrvm.

sepvlcrvm

Voto recensore
S.V.
Etichetta: Argonauta Records

Anno: 2016

Tracklist: 01. I 02. II 03. III 04. IV
Sito Web: https://www.facebook.com/Sepvlcrvm-590499500973804/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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