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Sepultura + Sadist + Electrocution + Speedgöat: Live Report e Foto della data di Brescia

Se si parla di concerti metal “maggiori” a Brescia non si può che cadere nei ricordi. Da quando chiuse l’ormai mummificato Circolo Colony, sono state poche le realtà dove il pubblico bresciano ha potuto godersi in casa delle band di grande spessore nell’ambito del metal estremo. Tra queste citiamo il Madrook, che quest’anno ha ospitato i Born Of Osiris, e ovviamente il festival Radio Onda D’Urto, che anno dopo anno dà il suo contributo alla scena metal portando sul proprio palco band dall’importanza mondiale. Quest’anno la band chiamata a esibirsi nel capoluogo lombardo sono stati i Sepultura, nome gigantesco che dopo quasi 40 anni di carriera continua a far macinare i propri lavori. Ad aprire per la band brasiliana, tre formazioni italiane: Speedgoat, Electrocution e Sadist.

 

SPEEDGÖAT


Gli Speedgöat aprono le danze con il loro speed metal che ci ha ricordato vagamente in più frangenti i Motörhead. Una proposta non esattamente originale, che però ha stuzziaco il palato di qualche spettatore sotto al palco. Gli strumenti si sono amalgamati discretamente bene nel mixer garantendo un ascolto piacevole della setlist proposta dalla band, con soli due anni di attività alle spalle. L’area concerti è ancora poco affollata, ma non mancano tra il pubblico gli avidi headbangers che, caricati dalla ban,d inneggiano alla musica che amano. 

ELECTROCUTION


Un cambio di palco velocissimo porta sullo stage gli Electrocution, band bolognese con oltre trent’anni di stopria alle spalle e diversi album pubblicati, ultimi tra questi “Psyhonolatry“, uscito ormai nel 2019. La band entra sul palco ed inizia il macello con la propria proposta Death Metal. La storia degli Electrocution è di tutto rispetto, se si tiene conto, per esempio, che la band fece da opener, negli anni 90, a Carcass e Death. Inoltre, forse non tutti sanno che uno fra coloro che arrivarono a un soffio dal sostituire Max Cavalera nei Sepultura fu Alex Guadagnoli, che all’epoca era chitarrista proprio negli Electrocution. Non bisogna però parlare della band solo per il suo passato glorioso, ma anche per il suo presente fulgido e, anche se ci sono stati diversi mutamenti nella formazione, anche quella attuale è composta da musicisti di grande esperienza e tecnica notevole.
Sebbene inizialmente ci fosse stata una calibrazione dei suoni sballata, nella quale il basso era troppo presente nel mixing generale, i tecnici hanno saputo correggere il problema. Il gruppo trainato dal leader, nonchè unico membro fondatore rimasto nella formazione, Mick Montaguti si esibisce in un’ottima performance, che dà importanza soprattutto a quell’album, “Inside The Unreal”, che anche a trent’anni di distanza regge il passaggio del tempo, sottolineando tra il pubblico come il death metal old school non sia ancora morto. Sebbene qualche piccolo problema sul palco abbia rallentato un po’ la macchina distruttiva dei cinque, vuoi per un problema con le basi oppure per una svista da parte del batterista che è partito a tutta birra mentre il cantante stava staccando dal chaos per parlare un momento con il pubblico, il risultato è stato comunque ottimo ed una volta ricordato l’attaccamento che la band ha con i Sepultura, oltre a salutare i Sadist, che si esibiranno subito dopo di loro e con cui non condividevano il palco da diverso tempo, i nostri ringraziano e si ritirano nel backstage, dopo una prova più che positiva. 

SADIST


Il sole inizia a coricarsi trasformando l’atmosfera circostante. Il pubblico sotto al palco è evidentemente maggiore rispetto a quello visto per le due band precedenti, sono tutti lì, ad aspettare i Sadist, band genovese che può vantarsi di aver lasciato il segno nel panorama Death prog/tech metal, con composizioni sopraffini ed ottimi ambienti.
I nostri entrano in scena con molta eleganza e pochi “effetti” scenici, solo un grande backdrop che riprende il logo della band, che sarebbero comunque stati inutili specialmente considerando che con i nostri sul palco la concentrazione non può che mirare all’esecuzione chirurgica dei vari brani che vengono eseguiti dagli ottimi musicisti in scena. Tutto sarebbe perfetto, ma non posso fare a meno di trovare una pecca… quella pecca che proprio non va giù e che sento ogni qual volta che il fretless cinque corde di Davide Piccolo viene soffocato dagli altri suoni presenti nel mixing, non sarebbe stato male alzarlo leggermente. Per il resto tanta lode, Trevor è sempre superlativo, con una performance invidiabile ove ha dato il massimo, facendo sentire tutta la sua tecnica vocale. Sì, sarà vero, il cantante è stato abbastanza statico sul palco, come è poi suo solito, senza dimenticare le interazioni e le manifestazioni di affetto rivolte ai presenti, ma il contorno formato dagli strumenti a corda in continuo movimento ha fatto la sua parte e si sente tutto. I presenti si divertono, soprattutto quando i Sadist attingono al repertorio storico e ai brani tratti da quel “Tribe” che è ancora oggi una pietra miliare del genere, e l’atmosfera che si respira è incredibile; quale modo migliore per prepararsi alla band cult brasiliana? 

SEPULTURA


Le radici dei Sepultura (radici sanguinanti ovviamente) risalgono al 1984, quando i fratelli Cavalera decisero di formare la band; quindi siamo ormai alla quarta decade di attività. Lo spartiacque costituito dall’uscita dal gruppo di Max Cavalera, mutamento principale nella formazione, non è comunque bastato a far perdere appeal al gruppo a livello internazionale. Acclamati a gran voce, Derek Green e soci salgono sul palco e iniziano a scatenare la propria furia sul pubblico italiano già piegato dalle prime note in profondi headbanding, le prime file pressate fra loro e i primi crowd surfing. Come ci si poteva aspettare guardando le scalette che la band ha suonato nelle date antecedenti alla serata odierna, la setlist di stasera sarà un ottimo mix di brani provenienti dalle vecchie glorie del passato, così come da brani di “Quadra”, quindicesimo e attualmente ultimo lavoro in studio della band, che troverà comunque un bello spazio. Qui si poga, qui si fa circle pit e sempre qui il pubblico si sgola per cantare i classici come “Territory”, “Refuse/Resist” oppure “Alive”, brano tra l’altro che conclude la prima parte del concerto o meglio, la parte che precede l’ormai immancabile encore. I suoni sono ben mixati e piacevoli, i nostri sul palco sono delle macchine, ottimi dal punto di vista tecnico e superbi anche sotto il punto di vista scenico una vera goduria per gli occhi e le orecchie e per le braccia di chi nel moshpit non si stanca mai, seguendo a ritmo forsennato il battente di Eloy Casagrande, il giovanissimo talento che dal 2011 pesta le pelli per la band brasiliana. Sul fronte della vecchia guardia, Andreas Kisser e Paulo Jr. sono presenze importanti e immutate nella loro forza; lo dimostra un brano come “Ali”, dedicata al celeberrimo pugile, in cui emerge una volontà di sperimentare che non è scontata vista la lunga carriera della band. Immancabili nella scaletta “Ratamahatta”, che viene preceduta da una piccola Jam di “Smoke On The Water” e “Roots, Bloody Roots”, entrambe bengono suonate una dopo l’altra nell’encore finale che porta alla conclusione del set per la band, con ben 17 canzoni sulle spalle di un set che non ha visto momenti bui. Immensi.

Setlist:

Encore:

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