Atrium Carceri – Recensione: Seishinbyouin

Il secondo lavoro degli Atrium Carceri è una tra le più valide colonne sonore dark/horror ambient prodotte in l’Europa, ma suona come un’opera filmica troncata della componente visuale.

Seushinbyouin, che dal giapponese si traduce in “manicomio”, prosegue in maniera abbastanza fedele la poetica di Simon Heath, affinandola. I brani si presentano come amalgama più o meno complessi di atmosfere cupe, sottofondi angosciosi, bassi e distorti e incisi più acuti e dal sapore onirico, che costruiscono un rumorismo da incubo disarmante e immersivo. L’usuale campionario di effettistica del genere riesce a distinguersi per soluzioni e arrangiamenti a volte abbastanza originali. A volte le partiture di questa musical score per un’opera filmica non (ancora?) scritta sono decisamente e volutamente ripetitive, e d’altronde qualcuno ha detto che l’inferno (in questo caso, il purgatorio) è ripetizione. Altre volte sono capaci di nascondere sotto il manto di suoni in evidenza alcune belle dissonanze e distorsioni di suoni già percepiti in primo piano, che inducono una sorta di spaesamento nell’ascoltatore accrescendo l’effetto di angoscia e oscurità dell’opera. Sporadiche voci distorte e mostruose sembrano provenire dai tipici guardiani del dolore di un certo filone horror, mescolandosi a confessioni e speranze di altrettanto prevedibili anime in purgatorio, e in genere si sintonizzano con successo al concept visivo dell’artwork e del testo in esso contenuto, interamente farina del sacco di Heath.

Artisticamente,’Seushinbyouin’ è una colonna sonora scarsamente corredata da elementi visivi e testuali: le poche suggestioni presenti nel booklet non riescono ad andare oltre il suggerimento di uno stereotipo horror posturbano, pur sembrando implorare per un’opera filmica (o videoludica) alla quale adagiarsi. Se giochi di parole come “Atmosfear” risultano più ridicoli che spaventosi, anche i cliché letterari si sprecano decisamente nei titoli dei pezzi, risultando abbastanza gratuiti nei confronti di quanto la musica effettivamente suggerisca. Tecnicamente, tuttavia, è un lavoro ambient impeccabile, capace di lavorare sui suoni in maniera abbastanza originale e di far dare una bella sbirciata dentro agli abissi del suono orrorifico.

Voto recensore
6
Etichetta: Cold Meat Industry - Audioglobe

Anno: 2004

Tracklist:

01. In Chaos Eternal

02. Illusion Breaks

03. Hidden Crimes

04. Incubation

05. Twisted Foetus

06. Warden

07. Dark Water

08. Atmosfear

09. Isolation

10. Victim

11. Librarian

12. The Call

13. Escape

14. Frosted Snowflakes


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