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Secrets Of The Moon – Recensione: SUN

“Towards a new sun at the end of the world” cantavano i Secrets Of The Moon nel precedente album Seven Bells sul brano “Worship”. Il sole, con I suoi cicli di nascita e morte, è preso a figura simbolica di questo album, specchio degli eventi che hanno coinvolto il fondatore sG in tempi recenti. In un’intervista racconta come il suicidio dell’ ex-bassista SLK, l’abbandono del drummer Thelemnar, la morte della madre e la nascita della figlia lo abbiano portato in un breve periodo di tempo ad affrontare situazioni ed emozioni agli antipodi.

SUN è un album coraggioso, che si spoglia degli orpelli del black metal per mantenere l’aura oscura del tramonto e lo splendore malinconico dell’alba. Troviamo i blastbeats nel proclamo iniziale “No More Colours” ma, di supporto ad un lavoro chitarristico che dall’ambient punta ad una sorta di psychedelia dark, hanno vita breve. E’ con la seconda “Dirty Black” che veniamo immersi nella dichiarazione d’intenti della band, linee vocali che ricordano il post punk dei Bauhaus e l’atmosfera a favore dell’aggressività come per il resto dell’album. I sempre presenti fraseggi doom della band riaffiorano ciclicamente, alternati a passaggi che ricordano a volte i Fields Of Nephilim a volte gli odierni e defunti In Solitude. Ironicamente la penultima traccia “ I Took The Sky Away” ha un titolo più simile all’ultimo album di Nick Cave che non alla discografia dei Marduk, segno di anche quanto liricamente il loro cammino abbia abbandonato certi cliches.

SUN è un album che non è un nuovo inizio, non è neanche un’evoluzione ne un’involuzione. E’ una necessità, e come tale porta sempre a qualcosa di rivelatorio.

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