Accursed – Recensione: Seasons Of The Scythe

Sono americani, ma se cercassero di spacciare una provenienza nord europea non avrebbe certo problemi a farla passare. Su questo debut album possiamo infatti ascoltare una calligrafica riproposizione di tutti i luoghi comuni del death-thrash melodico che vi possono venire in mente (Children Of Bodom, Dark Tranquillity, In Flames, At the Gates etc…). Certamente si tratta di musica ben eseguita e mai troppo scadente dal punto di vista compositivo, ma diventa difficile pensare di ascoltare più di una volta per intero un lavoro tanto prevedibile. Anche perché le poche volte che gli Accuresed cercano di uscire dai canoni, magari con qualche ritornello pulito (“Sawtoothsmile”) o passaggi più metal classico (“The Rieder”), mancano clamorosamente il bersaglio dimostrando di non avere ancora sviluppato un sufficiente gusto per manipolare tale sonorità. Convincono maggiormente quando spingono sull’acceleratore e si avvicinano al thrash metal vecchio stampo, ma anche in questo settore ci pare ci siano fin troppi gruppi ad affollare la scena per immaginarsi una loro fulminea ascesa. Non mancano loro le doti basilari per fare bella figura in futuro, ma per il momento possiamo solo iscriverli nel novero delle band ordinarie di genere che affollano ogni mese le riviste specializzate e gli scaffali dei negozi.

Voto recensore
5
Etichetta: Locomotive / Frontiers

Anno: 2008

Tracklist:

01. Deities and demigods 02. Saw tooth smile 03. Seasons of the scythe 04. Fire of 1000 cries 05. I am famine 06. Aftermath of sorrow 07. The rider 08. Land of the dead 09. Slaughter the gods 10. Cold is the grave 11. Funeral march 12. The black thrash 13. Armageddon eulogy


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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