The God Machine – Recensione: Scenes From The Second Storey

Siete di ritorno da una rilassante vacanza di un paio di settimane su Marte, e state valutando quale musica abbinare ai vari filmini e foto girati durante le vostre escursioni nel deserto. Questo grande capolavoro dimenticato di inizio anni ’90 è quel che fa al caso vostro. Trio dalla storia anomala, i The God Machine in piena grunge-era migrano da San Diego verso il Vecchio Continente in cerca di fortuna. Dopo un paio di e.p. e una manciata di singoli in vinile, pubblicati tra il ’90 e il 92, ecco che finalmente la Fiction (storica etichetta dei Cure) realizza il lancio in grande stile per questa fondamentale e, tanto per cambiare, sfortunata band. Pur attingendo in maniera massiccia dal passato più recente (ben sette brani su tredici sono tratti dalle precedenti pubblicazioni), il disco rimane certamente uno degli esordi più significativi della decade passata ed offre uno spaccato davvero superbo sullo zenit creativo dei nostri. La musica dei God Machine è un fiume di lava che travolge ed ingloba gli scenari sonori più disparati, monoliti hard-rock e gemme progressive, orizzonti psichedelici e sobborghi post-punk, paludi grunge e industrie tribali confluiscono e costruiscono un imponente muro di suoni saturi e profondi di una forza ed una intensità davvero straordinarie. Brani quali le iniziali ‘Dream Machine’ e ‘She said’, ‘Home’ e ‘The Desert Song’, sviluppano il lato più hard del gruppo, arrivando addirittura in episodi come ‘I’ve Seen the Man’ e, soprattutto, ‘Temptation’ a scrivere le prime pagine di quello che un giorno, di li a poco, si chiamerà stoner. Accanto ad essi spiccano momenti dai toni più epici e sofferti quali ‘It’s All Over’, ‘The Blind Man’ e ‘Out’, sfocate istantanee apocalittiche che fanno da preludio ai diciassette minuti di ‘Seven’, affresco alieno e manifesto dello spirito e dell’enorme tensione emotiva che trasuda da ogni secondo di quest’album. Atmosfere a cui, silenziosamente, non saranno indifferenti artisti della passata decade come i Pyogenesis di ‘Twinaleblood’, i Tool dei primi album e, ancora ai giorni nostri, gruppi come Amplifier e Oceansize. Così, la prossima volta che visitate il pianeta rosso, saprete cosa ascoltare, tra una duna e una sfinge marziana….

Etichetta: Fiction

Anno: 1992

Tracklist: 01. Dream Machine
02. She Said
03. The Blind Man
04. I’ve Seen The Man
05. The Desert Song
06. Home
07. It’s All Over
08. Temptation
09. Out
10. Ego
11. Seven
12. Purity
13. The Piano Song

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Achille

    Da tempo non ascoltavo i god machine grande gruppo

    Reply

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