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Scala Mercalli – Recensione: Indipendence

I marchigiani Scala Mercalli nascono a Fermo (nelle Marche) nel 1992 e sono certamente una band storica del panorama italico, essendo riuscita a produrre in 27 anni un Ep e ben 4 dischi, non mollando mai, passando oltre stili e mode per quasi trent’anni di vita e storia.

“Indipendence” segue di 4 anni il precedente “New Rebirth” e vede la stessa fusione musicale di classic metal (su tutti emergono piacevolmente Iron Maiden e Saxon) e power metal (quello più roccioso, di estrazione tedesca), unita ad una immagine ed un messaggio molto chiaro ed accorato, che parla della storia dell’Italia e dei suoi eroi indimenticabili.

Le storie narrate nell’album sono incentrate sulla prima parte del risorgimento Italiano, dal regno di Napoli di Gioacchino Murat che combattè la prima guerra per l’Indipendenza d’Italia, alla Repubblica Romana del 1849 di Giuseppe Mazzini, includendo episodi dedicati ai Mille di Garibaldi, al brigantaggio con molti dei personaggi principali direttamente citati, perché ci ricordano quanto sia stato importante lottare per gli ideali di unità e libertà, soprattutto per un popolo oppresso per anni dalle potenze straniere.

Un’opera fiera e patriottica, in cui, lasciando del tutto fuori ogni possibile discorso politico, è lodevole il tentativo della band di raccontare delle storie che ci sono vicine e ci dovrebbero appartenere ed ispirare, senza retorica o timore. E soprattutto di cercare di portare un messaggio positivo e di grande speranza per il futuro, sempre con un occhio verso quel passato che non si deve mai dimenticare.

Questo atteggiamento la band lo ripropone anche durante i concerti, indossando le uniformi militari dei reparti italiani della seconda metà dell’Ottocento, per ricordare chi diede la vita per la libertà di chi è venuto dopo di loro, con una resa scenica che li rende certamente unici.

Parlando invece del lato musicale, sono da lodare la voce squillante e possente dell’inossidabile Christian Bartolacci, le due asce di Cristiano Cellini e Clemente Cattalani, sempre a macinare riffs classici e spesso cantabili (a là Maiden, ed è un complimento), e la sezione ritmica terremotante della grintosissima Giusy Bettei e dell’instancabile Sergio Ciccoli, per un risultato finale di grande impatto e “feeling” dispensati in grandi quantità. Difficile in realtà scegliere solo alcune canzoni, perché il livello si mantiene alto per tutta la narrazione metallica, ma posso ricordarvi l’arrembante “The 1000 (Calatafimi Battle)”, con parti del testo in italiano, seguita dalla velocità ficcante di “Honest Brigands”, all’inno fiero e stentoreo di “Be Strong”. Finale di “Indipendence” in grande stile, con “Anita”, unico momento riflessivo del disco ed una versione squisitamente metallica di “Fratelli d’Italia”, con tanto di Coro e decisamente ben arrangiata, come se fosse nata per essere suonata esattamente in questo modo!

“Indipendence” è musica di valore e senza tempo, suonata con passione e ispirazione, non perdetevi questo nuovo capitolo della storia degli Scala Mercalli!

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