Savatage: Live Report e foto della data di Este

I Savatage arrivano al Castello di Este dopo una data decisamente speciale: quella di Pompei, location che quest’anno ha ospitato diversi concerti hard rock e metal, e lì si sono portati il valore aggiunto dell’orchestra, scelta perfettamente nelle corde di una band che fin dagli anni Ottanta ha avuto l’aggettivo “sinfonico” accostato al metal che proponeva. A Este sono “da soli”, ma ciò non diminuisce le attese da parte dei fan, che come vecchi amici si ritrovano sotto il palco all’ombra delle mura del castello.

VISION DIVINE

Ad aprire le danze sono i Vision Divine. La band italiana, una solida carriera alle spalle, è una scelta decisamente azzeccata per scaldare il pubblico: in particolare il carisma del frontman Michele Luppi è una garanzia, e la qualità dei brani dell’ultimo eccellente “A Clockwork Rêverie“, ben rappresentato in scaletta: ecco che si può parlare di una performance decisamente riuscita e coinvolgente. La band funziona soprattutto quando rallenta un po’, dando sfogo all’anima più melodica: è il caso del singolo “18 (It Feels Like Heaven)” e di “Versions OF The Same”, da “Stream Of Consciousness”. Sempre preciso e potente il chitarrista Olaf Thorsen, in gran forma il tastierista Oleg Smirnoff, ma il motore dei Vision Divine è anche la sezione ritmica composta da Andrea Torricini e Matt Peruzzi, in grado di dare carburante alla creatività. Michele Luppi strappa applausi, oltre che con la sua voce, con la battuta con cui introduce la conclusiva “La vita fugge”: “Mi ci sono comprato la macchina!”

SAVATAGE

Attendono il favore del buio per arrivare, ma quando lo fanno è con il botto. I Savatage colpiscono subito con un impatto di potenza devastante, che dopo l’intro strumentale di “Morphine Child” si palesa nella cadenzata ed evocativa “Dead Winter Dead”. Affiancato dai chitarristi Chris Caffery e Al Pitrelli, Zak Stevens si prende il centro della scena e la conduzione della serata, ma dietro di lui – o meglio attorno a lui, dato che ha l’energia di un ventenne – c’è il bassista e veterano della band, Johnny Lee Middleton, che assieme al batterista Jeff Plate compone una sezione ritmica che conferisce la sicurezza dei grandi. A completare opportunamente il suono pieno e complesso tipico della band ci sono due tastieristi, per un risultato che fin da subito spazza via dubbi e rimpianti di chi non ha potuto assistere al concerto di Pompei. Certo è un’altra cosa, ma la forza d’urto è tale che ogni pensiero scivola via. Anche il complemento visivo, senza fronzoli, è d’effetto, e così una strepitosa “Jesus Saves” lascia subito senza fiato gli spettatori.

Il concerto procede con la rabbiosa “Taunting Cobras”, prima di tornare al capolavoro “Streets” con “Tonight He Grins Again”. Caffery appare particolarmente ispirato, prendendosi attenzione e applausi negli assoli più tirati, mentre Pitrelli arriva al cuore con il suo grande senso della melodia. Arrivano “Lights Out”, la più tranquilla “Handful Of Rain” e poi una spettacolare interpretazione di “Chance”, in cui lo Caffery è protagonista anche alla voce, in particolare nel canone in cui fa da principale complemento a Stevens. Proprio le armonie vocali, ottenute anche grazie al contributo dei due tastieristi, sono uno degli elementi che arricchiscono uno spettacolo che prosegue con “Temptation Revelation” e “Prelude To Madness”, brano che dà il titolo al tour, prima che Caffery si piazzi dietro il microfono per una terremotante versione di “Warriors”. Il viaggio nel passato remoto prosegue con “Sirens”, poi si torna all’era Stevens con “Miles Away”, che forse se vogliamo trovare il pelo nell’uovo è leggermente meno efficace degli altri brani. Ancora un saltino indietro con “Strange Wings” prima di arrivare ad uno dei momenti più emozionanti della serata, con Stevens che dà il meglio di sé in “This Is The Time (1990)”, rafforzando ancora di più la già intensa connessione con il pubblico. L’alternanza tra rabbia e delicatezza che ha reso grandi i Savatage è uno schema che funziona alla grande anche dal vivo, ecco allora “Power Of The Night” seguita da “All That I Bleed”. “Unusual” è, come sottolinea Stevens nell’introduzione, un brano che non viene eseguito spesso, e precede l’articolata “The Hourglass” da “The Wake Of Magellan”.

L’omaggio a Jon Oliva, che non può essere presente per i noti motivi di salute, arriva giusto e puntuale con “Believe”: il cantante appare sul grande schermo e suona le prime note al pianoforte, poi parte la sua inconfondibile voce e sono brividi. Parte anche la band dal vivo e comincia un duetto tra Stevens e Jon Oliva, presente e passato, celebrato infine da una serie di foto di Criss Oliva. Pelle d’oca per questa e per la trionfale “Gutter Ballet”, brano che ha definito un genere e continua ad essere termine di paragone per tante band. Con senso di continuità, la chiusura del set regolare è affidata a “Edge Of Thorns”.

Si spengono le luci, ma i Savatage vengono ovviamente richiamati a gran voce: eccoli allora riapparire e chiudere con la trionfale “Hall Of The Mountain King” un concerto memorabile.

Fabio De Carlo

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Nato qualche anno fa, in pieno autunno, si avvicina al Rock dall’infanzia, quando tra le mani e le orecchie gli capitano Europe e Bon Jovi e Kiss, ma è con gli Iron Maiden prima e gli Helloween poi, che arriva la svolta al Metal. 
La musica ha sempre messo le cose un po’ più in ordine, il mio sogno era stare sopra un palco, ci sono riuscito solo in parte, tuttavia ho iniziato presto coi concerti, avevo 14 anni quando ho preso parte al leggendario Monsters of Rock 88. 
Successivamente arriva passione per la fotografia, nei primi anni 2000, che mi accompagna ancora oggi e mi da la possibilità di fotografare i miei "idoli" dal Pit. "...no more wasted years, no more wasted tears life’s too short to cry, long enough to try." [Kai Hansen - Helloween]

giovanni.barbo

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Appassionato di cinema americano indipendente e narrativa americana postmoderna, tra un film dei fratelli Coen e un libro di D.F.Wallace ama perdersi nelle melodie zuccherose di AOR, pomp rock, WestCoast e dintorni. Con qualche gustosa divagazione.

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  1. Paolo

    Una gran bella serata ed un concertone da brividi: tanta roba!

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