Metallica: Santa Rabbia – Intervista

Cullati nella convinzione di non dover più dimostrare nulla a nessuno, i Metallica sono tornati alla carica con la loro ennesima sfida, dal mistico titolo ‘St.Anger’, “Santa Rabbia”, e dal contenuto sonoro roboante, spiazzante sotto ogni punto di vista.

Gli undici brani contenuti nel primo lavoro in studio dopo sei anni di silenzio da parte dei “Four Horsemen” infatti, non aprono la strada né al tanto invocato thrash degli esordi, né alle sonorità mozzafiato in classico Meshuggah’s style come burlescamente anticipato da qualche intrepido cacciatore di scoop nelle settimane immediatamente precedenti la pubblicazione dell’album, ma non cedono neppure il passo a quelle soluzioni “rockamente commerciali” che hanno spinto gli ultimi dischi della band in vetta alle classifiche mezzo mondo e anche nella hit parade di persone distanti anni luce da un’area di ascolti prettamente metal.

‘St.Anger’ è un album che vive a modo suo di rabbia e frustrazione, teso come una corda di violino e lungo come la maratona di New York, una lunghezza a tratti estenuante che potrebbe mettere a dura prova l’ascoltatore, per ottanta minuti in balia di sonorità abrasive riconducibili a soluzioni tipicamente nu-metal, sfuriate di scuola hardcore, influenze punk, echi grunge e reminescenze thrash, in uno snervante crescendo umorale destinato a provare (e sicuramente dividere) chi impreparato si avvicina a questo disco. La cosa, però, pare non interessare affatto ad un rilassato Lars Urlich e alla new entry Robert Trujillo, ospitati in quel di Milano in una calda mattina di giugno e sottoposti per mezz’ora al tiro incrociato della stampa italiana.

Lars, avete deciso di affidare, cosa assai rara in campo metal, un album così importante alle “benevole attenzioni” di un santo protettore, anche se in questo caso si tratta di “Santa Rabbia”. Come mai questa scelta?

“(Lars) Tutto è nato quando, un giorno che ci trovavamo tutti in studio, abbiamo iniziato a discutere riguardo ad un medaglione che Kirk portava al collo, raffigurante San Cristoforo, il santo protettore dei viaggiatori. Da questo spunto abbiamo parlato di come dovesse essere gestita la rabbia, sulla possibile esistenza di un santo in grado di aiutarci a gestirla nel migliore dei modi, magari tramutandola in positività. Da questa discussione è venuta fuori l’idea di dare un santo protettore al nuovo album, e quel santo è stato individuato proprio in ‘St. Anger'”.

Rabbia verso che cosa? E’ difficile vedere in un gruppo all’apice da anni come i Metallica, motivi di rabbia verso qualcosa. Solitamente questa è una condizione legata a una giovane band che lotta per emergere…

“(Lars) Non si tratta di rabbia verso qualcosa di preciso; è più che altro una sorta di rabbia positiva che può aiutare un individuo a migliorare e a cercare di dare sempre il meglio di sé. Non abbiamo individuato bersagli precisi sui quali sfogare la nostra rabbia, l’importante è esprimerla nella più totale libertà quando dentro di te ti accorgi che il momento è arrivato. Prendi il the che sto bevendo. Fa schifo! Non dovrebbe essere qui davanti a me! A volte, come vedi, la rabbia può essere determinata anche da cose banali. L’idea è nata da James Hetfield e da una condizione che lo ha accompagnato nel corso della sua infanzia. Gli è stato sempre impedito di esprimere questo sentimento, la sua educazione gli ha sempre impedito di esprimere liberamente la rabbia interiore e questo, crescendo, gli ha creato non pochi problemi. E’ umano provare rabbia, ed è indispensabile riuscire a trovare i canali giusti per poterla sfogare tramutandola in energia positiva”.

Pensi che i fatti dell’ 11 settembre abbiano in qualche modo cambiato in voi quel concetto di “rabbia” che volete esprimere con la vostra musica e sul quale avete basato tutto il nuovo album? “(Lars) No, assolutamente. Ti dirò di più: in nessuna parte di ‘St. Anger’ sono contenuti riferimenti a quel tragico evento. Solitamente, quando ci chiudiamo in studio, ci concentriamo su quello che stiamo facendo e lasciamo la merda del mondo che ci circonda fuori dalla porta. Non nego, comunque, che quell’avvenimento mi ha cambiato profondamente, come dopo tutto, ha cambiato tutto il mondo contemporaneo. Ricordo che quel giorno me ne stavo nel mio giardino in California a lagnarmi con James dei miei casini e ad ascoltare i suoi, quando la televisione ha fatto vedere le immagini del secondo aereo che si abbatteva sul World Trade Center. In quel momento mi è venuto da riflettere, dentro di me ho pensato che non esisteva solo il mio mondo fatto di tour, dischi e problemi con la band, ho capito per la prima volta che fuori dal mio mondo dorato, la storia era molto differente”.

Una delle cose forse meno convincenti di questo disco, è il sound della tua batteria. A tratti pare quasi tu stia accanendoti su dei bidoni di lamiera… “(Lars) Il fatto è che in tutti noi era forte l’impressione che i nostri ultimi dischi fossero stati fin troppo puliti in fatto di produzione; che questa avesse tolto alle canzoni il loro spirito originario. Abbiamo quindi deciso che il suono di ‘St. Anger’ dovesse essere grezzo, in linea con quanto stavamo suonando in quel momento. Ho anche provato a rendere pulito il suono della mia batteria, però poi mi sono accorto che non era quello che volevo ottenere dalla mia musica. Onestamente, non ne potevo più di batterie filtrate, effettate, ultra pulite. La band di ‘Load’ e ‘Re-Load’ non c’è più, la via che stiamo seguendo porta ad un sound primordiale, minimale, e quanto ottenuto in sala d’incisione credo sia l’ideale per far emergere questo aspetto della nostra musica”.

Un “lato” che non contempla la presenza di quelle ballad che hanno decretato il vostro successo commerciale…

“(Lars) Le ballad sono rimaste in aria! Pensi che i Metallica oggi ne abbiano ancora bisogno? Non dobbiamo più dimostrare nulla a nessuno. Tutti sanno che sappiamo scrivere grandi lenti, che sappiamo suonare le chitarre acustiche e esibirci con un’orchestra dietro. Oggi possiamo fare quello che più ci pare, suonare ballate come pezzi più pesanti. Quando abbiamo visto che i pezzi ci piacevano così tirati, siamo andati avanti su questa strada, e non abbiamo pensato ad altro”.

“(Rob) Se ci fai caso, nel disco non ci sono neppure assoli di chitarra, ma va bene così…”

Tutte le parti di basso sul disco sono state suonate da Bob Rock. Come mai non avete ufficializzato l’ingresso di Rob al momento di entrare in studio per registrare l’album?

“(Lars) Perché avevamo paura di registrare un album assieme ad un “estraneo”. Quando Jason ha lasciato la band eravamo disorientati, non avevamo la testa per buttarci subito in estenuanti audizioni. Abbiamo così deciso di continuare a fare la cose in famiglia, e Bob fa parte del nostro “inner circle” da anni. E’ a tutti gli effetti un membro effettivo del gruppo, collabora con noi come produttore da dodici anni e conosce ogni aspetto del nostro modo di lavorare. Inoltre è un ottimo bassista e per ‘St. Anger’ non si è limitato a fare il suo compitino ma ha detto la sua su musica e liriche e nel sound del basso si sente tutta la sua personalità”.

Poi, una volta ultimata la registrazione del disco, sei arrivato tu, Robert…

” (Rob) Ricordo benissimo quel giorno. Ero andato a fare surf e, quando sono tornato a casa, ho trovato i messaggi in segreteria della band, che mi invitavano ad andare a San Francisco. Due giorni dopo ero assieme a loro in studio: il primo giorno lo abbiamo passato unicamente a parlare. Il giorno seguente, invece, abbiamo suonato un po’ assieme. Qualche mese dopo sono stato convocato per una seconda audizione, le cose sono andate benissimo, in maniera del tutto naturale, tanto che i ragazzi mi hanno chiesto di unirmi a loro e mi hanno organizzato una festa di benvenuto che non scorderò mai. Ora mi sento in famiglia, questi ragazzi sono dei fratelli per me e l’orgoglio di essere qui oggi è grande. L’unica nota stonata è che, dal giorno del mio ingresso nella band non ho quasi più chiuso occhio: tra prove, concerti, registrazione di video e DVD, conferenze stampa, promozione…il tempo per riposare è stato praticamente azzerato!”.

Ma che effetto ti fa essere parte dell’heavy metal band più celebre del Globo?

“(Rob) In passato ho avuto modo di suonare con gli Infectious Grooves, con i Suicidal Tendencies, e poi ancora con Ozzy e Jerry Cantrell, ho fatto moltissima esperienza sui palchi di mezzo mondo, ma senza dubbio i Metallica sono il capitolo più importante della mia carriera. Penso che la mia attitudine sul palco, il mio modo molto fisico di suonare mi avvicini alla musica dei Metallica, una convinzione che si è affermata ancora di più nel corso degli show che abbiamo sin qui tenuto assieme”.

Per concludere. In internet stanno riscuotendo grande successo i Beatallica. Avete avuto modo di ascoltarli? “(Lars) Certo, sono grandiosi! Ho ascoltato le loro “The Thing That Should Not Let It Be” e “A Hard’s Day Garage Night” e le trovo fantastiche! Le ho pure proposte alla Universal come b-sides per nostri futuri singoli!”.

Ma non è che dietro a questa band misteriosa si celano proprio i Metallica? “(Lars) No, magari! Hanno una tecnica pazzesca che noi non abbiamo. E poi dove lo trovavamo il tempo per mettere su un progetto così pazzesco?”.

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