Dopo la recente pubblicazione di “un album davvero piacevole e contagioso nella sua allegria” come Vertigo, non potevamo lasciarci sfuggire l’occasione di fare una bella chiacchierata con Robby, Mark e Metyou, rispettivamente chitarra/voce, basso/voce e batteria/cori dei Sandness. Autori dal 2008 di un hard rock / power pop diretto e coinvolgente, i nostri ci hanno raccontato delle loro influenze, dell’esperienza in studio con Alessandro Del Vecchio e di quella volta in Slovacchia…
I Sandness si sono formati nel 2008: quali sono le principali difficoltà che avete incontrato nel vostro cammino verso… le stelle?
MARK: Ciao e grazie per averci concesso questa possibilità per poter parlare di noi e della nostra musica!
Direi che per una band che suona pezzi originali le difficoltà sono state e tuttora sono parecchie. Agli esordi, per noi, quella principale è stata trovare il nostro equilibrio: prima del debutto discografico eravamo una band di quattro elementi, ma il quarto membro (ne abbiamo cambiati diversi) non raggiungeva mai lo stesso livello di alchimia che esisteva tra noi tre, per cui abbiamo preso la decisione, anche se allora sembrava impossibile, di diventare un trio. Poi, nel corso degli anni, gli ostacoli sono cambiati e ora se devo sottolineare quello principale direi che è la distanza: Robby vive in Germania da un paio d’anni e non possiamo fare prove ogni settimana come prima… ma nemmeno questo ci ha fermati e siamo riusciti a scrivere un nuovo album – nulla può fermarti se al tuo fianco hai i tuoi migliori amici.
Mi ha fatto molto piacere ritrovare i miei amati, ma che dico, adorati D-A-D tra le vostre influenze: c’è uno dei dischi della band danese che pensate vi abbia ispirato in modo particolare, o che a distanza di anni continuate a prendere come riferimento?
ROBBY: È una domanda che apprezzo moltissimo, perché il caso vuole che sia anche uno dei miei gruppi preferiti! Onestamente non sono un fan di lunga data, ma solo dal 2019. Mi hanno incuriosito quando hanno iniziato ad uscire un sacco di recensioni sull’allora nuovo disco “A Prayer for the Loud”, poi ho visto su Facebook un paio di video del concerto che fecero a Milano nel tour di supporto al sopracitato album e niente… me ne sono innamorato. Ovviamente “No Fuel Left for the Piligrims” e “Riskin’ it All” sono i capolavori assoluti, ma mi piacciono moltissimo pure “A Prayer for the Loud”, il nuovissimo “Speed of Darkness” e “Dic.nii.lan.daft.erd.ark”, nel quale c’è la mia canzone preferita “Breaking them Heart by Heart” (alla quale mi sono ispirato per il riff iniziale della nostra nuova “Draw the Line”).
Parliamo ora di “Vertigo”, che nella nostra rece abbiamo definito “un album davvero piacevole e contagioso nella sua allegria”: in un momento nel quale molti album risentono della complessità e delle brutture dei nostri tempi, dove trovate la luce?
MARK: Onestamente sono dell’idea che la musica sia un piacere. Personalmente, quando mi immergo in essa stacco completamente da tutto e mi isolo fino alla fine del disco che ho in riproduzione. Vogliamo che per l’ascoltatore sia lo stesso, nella vita ci sono fin troppi problemi, perché non poter staccare ed isolarsi in qualcosa di piacevole per una mezz’oretta?
In diverse occasioni avete parlato di “evoluzione” durante la presentazione del disco: in quale modo questa evoluzione ha influito sul prodotto finale, rendendolo differente dai quattro lavori che avete pubblicato in passato?
METYOU: A mio parere la più grande differenza con i nostri ultimi lavori sta nel fatto che i pezzi sono molto più diretti, molto più da live. È un obiettivo che è stato costruito man mano, partendo ancora dalle pre-produzioni, seguendo i piani che Alessandro aveva in mente per noi.
Sappiamo che non tutti vivete in Italia: come si svolge generalmente la fase di composizione e preparazione di un nuovo album?
METYOU: Esatto, Robby si è trasferito in Germania quando ancora l’album era in fase di scrittura. In questo caso la tecnologia ci è venuta in aiuto e la maggior parte delle canzoni di “Vertigo” sono nate così: Robby ci inviava una traccia audio di chitarra, io e Mark ci trovavamo in sala prove e, suonando insieme a questa traccia, riuscivamo a far nascere una prima bozza della canzone. Il tutto veniva completato con i testi di Mark e le ultime modifiche fatte nelle poche prove che riuscivamo a fare tutti e tre in presenza.
Quali sono i pro ed i contro del suonare in tre? Ci sono limitazioni – stilistiche o di durata/sviluppo della singola traccia – che ogni tanto vi verrebbe voglia di superare con l’aggiunta di un quarto membro?
ROBBY: Contrariamente a ciò che si potrebbe pensare la formazione a tre è stata la nostra svolta! Ci sono meno teste da mettere d’accordo per eventuali decisioni, c’è la comodità di potersi muovere con una sola macchina, e poi come dicono… il tre è il numero perfetto, e crediamo ci porti fortuna! Ogni tanto pensiamo a come sarebbe avere un cantante, o un tastierista, perché il fatto di avere due voci ci porta ad essere sempre al microfono, o per cantare o per armonizzare, e ciò influisce un pochino sulla “presenza scenica” dello show. Per il tastierista abbiamo risolto abituandoci a suonare con delle sequenze pre-registrate… quindi diciamo che il quarto membro c’è e si sente, ma non si vede!
L’album ha un suono decisamente fresco, moderno, internazionale: com’è nata la vostra collaborazione con Alessandro Del Vecchio ed in quale misura Alessandro ha contribuito – dietro la console ma non solo – alla realizzazione di “Vertigo”?
MARK: Qualche anno fa Michele Guaitoli (produttore dei nostri due album precedenti) ci disse che, per via dei moltissimi impegni che le sue band (Vision Of Atlantis e Temperance) gli stavano portando, non sarebbe più riuscito a seguire lo studio. Dopo il primo momento di smarrimento ci siamo subito messi a pensare a chi avrebe potuto prendere le redini della produzione del nuovo disco e il primo nome che ci è venuto in mente è stato quello di Ale. Da suo grande fan all’inizio mi sentivo molto in soggezione, poi dopo le prime chiacchierate tra noi si è creato un grande legame. Ale è un grandissimo produttore e un formidabile musicista, ma soprattutto una splendida persona, è veramente in grado di tirare fuori il meglio di te mettendoti a tuo agio. Durante le fasi di pre-produzione, ogni demo gli è stata inviato per avere una sua opinione e sentire quali sarebbero state le eventuali modifiche che avrebbe apportato prima di registrare. Poi, una volta in studio, abbiamo lavorato insieme ad ogni pezzo per ultimarne i dettagli.
Nonostante il disco possieda un’attitudine evidentemente fresca e sbarazzina, c’è un brano che vorreste fosse preso più sul serio, per la tematica trattata o perché rappresenta qualcosa di speciale per qualcuno di voi?
ROBBY: Sarò un po’ scontato nella risposta ma ti dirò “Draw The Line”. È un brano che parla del cambiamento. A volte può far paura, ma se si è pronti a giocare le proprie carte come si deve, con un pizzico di coraggio e con il giusto supporto, quasi nulla è impossibile!
L’album è pubblicato da Rockshots Records, etichetta che sta riservando uno spazio importante alle produzioni italiane: ci raccontate com’è nato negli scorsi anni il vostro rapporto con loro e come vi aiuteranno a promuovere “Vertigo”?
MARK: Ormai sono anni che collaboriamo con Rockshots, abbiamo iniziato la nostra collaborazione con il terzo album “Untamed” pubblicato nel 2019 e poi hanno seguito l’EP “Enter Please”, il quarto album “Play Your Part” e ora “Vertigo“. I ragazzi sono fantastici, ci hanno sempre lasciato carta bianca sul lato compositivo e ci supportano nella promozione del disco, sempre pronti ad aiutarci per mettere in atto nuove idee e strategie. Per questo album ci hanno inoltre accompagnati nella collaborazione con l’ufficio stampa Scream For Existence di Elio Bordi, che sta facendo un gran lavoro per promuovere “Vertigo“.
Sappiamo quanto sia importante per voi la componente live: ci raccontate un curioso aneddoto “on the road” che vi ha coinvolto in passato? Dove potremo venirvi ad ascoltare nel corso dell’estate?
METYOU: Questa domanda mi mette sempre in difficoltà! Ti racconto questa… Circa una decina di anni fa ci ritrovammo a suonare in un piccolo punk festival in Slovacchia, in riva ad un lago, in mezzo al fango. Arrivammo nel pomeriggio, un omone alquanto possente insistette per offrirci da bere svariati bicchieri, dopodiché scoprimmo che nessuno in quel posto parlava inglese. Finito il concerto, il nostro camper rimase impantanato e uno strano personaggio invece di aiutarci ci chiese ripetutamente un passaggio per la città più vicina. Inutile dire che quella non fu la data migliore della nostra carriera, ma fu sicuramente una della più indimenticabili! Per quanto riguarda i concerti estivi, abbiamo qualcosa di succulento che bolle in pentola e l’unico modo per scoprirlo è seguirci sui social per non perdervi nessuna news!
Il disco è disponibile anche su vinile, in un’edizione limitata di colore viola sicuramente molto accattivante: in voi resiste ancora un’anima analogica che apprezza questo tipo di supporti old school?
MARK: Io sono sempre stato un grandissimo fan dei supporti fisici, soprattutto dei vinili. Adoro acquistarli, collezionarli, ascoltarli; è un supporto che ha un gran fascino. Ammetto però che sono molto pigro e utilizzo moltissimo Spotify – diciamocelo, avere un mondo di musica a portata di mano è insostituibile.
Il vinile di “Vertigo” è fantastico, il colore è stupendo e ammirare la copertina realizzata da SoloMacello in grandi dimensioni non ha prezzo.
Spesso in conclusione delle nostre interviste chiediamo di segnalarci i nomi di un paio di band della scena nazionale che meriterebbero più spazio e visibilità: di chi dovremmo occuparci nei prossimi mesi?
ROBBY: Voglio partire da quelli che ritengo i migliori portavoce della scena hard rock underground italiana, che sono Hell in the Club, Edge of Forever e Dobermann. Poi ti dico Speed Stroke, Nastyville (nostri nuovi compagni di etichetta, freschi di un super nuovo album prodotto da Alessandro Del Vecchio) Superhorror, Danger Zone e Wheels of Fire (anche loro hanno da poco rilasciato il nuovo disco). Me ne sto dimenticando sicuramente molti altri con i quali in questi anni abbiamo condiviso il palco… e se qualcuno di queste band leggendo si sentisse presa in causa, mi dispiace moltissimo ma prometto che vi ripagherò offrendovi una birra alla prossima occasione!
Quest’anno metallus.it spegne venticinque candeline, un compleanno importante che vogliamo festeggiare (anche) con un impegno rinnovato nei confronti della scena italiana: “per aspera ad astra”, dunque, insieme! Grazie per il vostro tempo!
METYOU: Grandissimi! Gli anni passano ma la passione non ci abbandona, avanti così! Grazie a voi per lo spazio dedicatoci!

