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Sacro Ordine Dei Cavalieri Di Parsifal – Recensione: Until The End

Formazione friulana con oltre vent’anni di carriera alle spalle e giunta alla pubblicazione del secondo album, i Sacro Ordine Dei Cavalieri di Parsifal (SOCP da qui in avanti) sono un quartetto proveniente da Gradisca d’Isonzo, nobile città che soprattutto a partire dal XVI secolo assunse un ruolo chiave nel sistema difensivo approntato dalla Repubblica di Venezia contro le invasioni turche. A distanza di cinque anni dalla pubblicazione di “Heavy Metal Thunderpicking”, la band che oggi vede l’alternanza dei cantanti Claudio “The Reaper” Livera (anche bassista) e Davide Olivieri (anche chitarrista) torna dunque con nove nuove tracce di classico e pesante heavy più una rivisitazione della balladStone River“, inno storico del quartetto e ormai irreperibile sul mercato. In virtù dei trascorsi battaglieri della città d’origine e del promettente titolo del disco, è lecito aspettarsi da “Until The End” un lavoro corale e potente, magari intriso di quella fierezza identitaria che alle genti friulane appartiene in modo naturale. Ebbene, le aspettative sono felicemente rispettate già a partire dall’iniziale combinazione di “Black Lion” e “Starblazer”, tracce che colpiscono dritte nel segno con una solida combinazione di sonorità tipicamente e classicamente heavy, assoli di fattura classica che vedono una bella alternanza dei due chitarristi in line-up e cori che – più efficacemente delle strofe – hanno il potere di coinvolgere in un unico ed energico canto.

SACRO ORDINE DEI CAVALIERI DI PARSIFAL - Starblazer (official video)

La genuinità dell’attitudine, e con essa la ferma intenzione di lottare fino alla fine, è il valore che l’album celebra con assoluto e più palpabile successo: ogni brano in scaletta trasmette infatti energia e senso di appartenenza, proponendo anche alcuni passaggi dotati di buona atmosfera (“Inside Me”) che rendono l’ascolto non solo divertente, ma anche arricchito da qualche divertente suggestione. Non mancano inoltre momenti nei quali le parti strumentali, ed in particolare il basso di Livera, si concedono qualche gustosa e morbida divagazione: in alcune chiusure c’è qualcosa di impercettibilmente italiano e prog italiano che varrebbe la pena di esplorare, un lato inaspettato ed ambizioso che forse serpeggia in qualcuno dei membri del gruppo e che – chissà – potrebbe fornire un interessante appiglio per favorire un’ulteriore crescita. Il concetto di lotta e resistenza che i SOCP declinano in modo così piacevole e musicale si applica anche alla dimensione produttiva di un album che, benchè presentato professionalmente anche grazie alla copertina di Manuel Scalpinello, paga ancora qualcosa in termini di produzione e songwriting: se infatti la prima non esprime ancora quella esplosività della quale il genere tradizionalmente beneficia (“Seal Of Fire” dovrebbe ad esempio scoppiarti nelle orecchie, e invece rimane un po’ lì a chiedere è permesso?), né appare in grado di valorizzare con tocco più delicato gli episodi più lenti e riflessivi (“Fallen Hero” soffre tanto ed è un peccato, mentre il finale di “Until The End” potrebbe e dovrebbe rappresentare piuttosto un nuovo inizio), il secondo procede ancora per schemi abbastanza rigidi (“Still Dreaming”) che allungano sì la scaletta ma senza approfittare davvero della presenza di due cantanti, aggiungere nulla di nuovo né creare un momento particolarmente coinvolgente. Non si tratta comunque di mancanze strutturali in grado di compromettere la godibilità di un lavoro che, con tutta l’esperienza maturata da questi musicisti in oltre venti anni di carriera dentro e fuori questa formazione, fa evidentemente affidamento su altro: va infatti sottolineato come sia tipico dell’approccio pesante più tradizionale ed ortodosso concentrarsi su cori avvolgenti e ritmiche incalzanti, anche a discapito di una linea vocale più rifinita ed interessante, elementi di punteggiatura che in “Until The End” sono del resto trattati in modo consumato e competente (“Doomraiser” è probabilmente l’episodio più stratificato, rifinito ed ambizioso).

Il secondo album dei SOCP, che in realtà rappresenta una terza uscita se si conteggia anche un primo demo registrato in modo del tutto professionale, non sorprende ma soddisfa, a patto di calarsi nella sua realtà orgogliosamente local e stilisticamente circoscritta. Coerentemente con l’amore per l’heavy classico che i quattro evidentemente condividono, in questi dieci brani gli estimatori del genere potranno trovare esattamente quei profumi ferrosi e quegli spigolosi dettagli – interpretati con buona personalità – che li hanno fatto innamorare. A dimostrazione che per celebrare degnamente la propria passione non si può prescindere da quella genuinità della quale i Sacro Ordine Dei Cavalieri di Parsifal sono fieri campioni e moderni alfieri, più di ogni altra e trascurabile cosa.

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