Black Sabbath – Recensione: Sabbath Bloody Sabbath

Il culmine compositivo, l’apice creativo della carriera dei Black Sabbath. Difficile dire se è il disco più bello o no dell’intera discografia della band, di certo rimane un raro esempio di sperimentazione abbinata alla tradizione. Il riffone d’apertura della titletrack è puro Iommi al 100%, ma già il ritornello arpeggiato e melodico ed il nuovo riffone posto in chiusura fanno capire che ‘Sabbath Bloody Sabbath’ sarà un’altra pietra miliare.

E la successiva ‘A Natural Acrobat’ – leggenda vuole che il testo sia ispirato al “viaggio” dello spermatozoo nel canale uterino – non può che confermare la prima impressione, ribadita e sottolineata poi da ‘Fluff’, LA ballata dei Black Sabbath. Un brano acustico in cui Iommi dà il meglio di sé, creando una nenia quasi infantile ma incredibilmente ipnotica.

Sarebbe da elencarle tutte, le canzoni del quinto capitolo della band britannica, perché tutte sono degne di nota, ma ci si può limitare alla conclusiva ‘Spiral Architect’ in cui fanno l’ingresso le orchestrazioni per sottolineare e concludere uno di quei capolavori in musica che è sempre più raro ascoltare.

Etichetta: Sanctuary / Audioglobe

Anno: 1973

Tracklist:

01. Sabbath Bloody Sabbath

02. A National Acrobat

03. Fluff

04. Sabbra Cadabra

05. Killing Yourself To Live

06. Who Are You

07. Looking For Today

08. Spiral Architect


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