Sabaton: “Heroes” – Intervista a Joakim Brodén

Raccontare la vita di eroi sconosciuti che hanno contribuito a costruire una parte della storia odierna. Questo è il filo rosso, l’argomento scelto per questo nuovo album degli svedesi Sabaton, “Heroes“, in uscita il prossimo 16 Maggio, che ancora una volta narra in musica e parole eventi storici mai descritti finora. In una soleggiata e caotica Milano, incontriamo nuovamente con immenso entusiasmo Joakim Brodén, che con la sua disinvoltura e il suo innegabile carisma ci parla di questo lavoro discografico, che per la prima volta vanta la totale partecipazione di tutta la rinnovata lineup e che segna un punto di svolta per il combo di Falun.

Fotografia di Ryan Garrison

Ciao Joakim e ribentornato su Metallus.it. Come va?

Fin qui tutto bene, voglio dire: ad essere onesti, da noi in Svezia c’è ancora la neve. Io e Par siamo arrivati qua ieri sera, siamo venuti così tante volte qua a Milano ma non siamo mai riusciti a vedere la città, così abbiamo intrapreso un giro turistico: abbiamo cominciato dal Duomo e non siamo andati più in là di questo. Siamo rimasti seduti e abbiamo detto “Beh a casa abbiamo la neve, mentre qua ci sono 20°, abbiamo la birra”. Ne abbiamo presa dell’altra, ci siamo seduti su una statua e abbiamo dato un’occhiata in giro, continuando a parlare fra noi. Siamo rimasti là dall’ora di pranzo fino al calare del sole, non facendo praticamente nulla. A dire il vero è stato fantastico.

Parliamo subito di questo nuovo lavoro che si chiama Heroes. Già come lo stesso titolo suggerisce, si parla di eroi e al contrario del vostro precedente lavoro, Carolus Rex, che trattava un periodo storico di mille anni circa, qua si parla di più periodi. È basato su svariate guerre del 20°secolo, battaglie e racconti di uomini e donne che hanno combattuto per qualcosa. Ti andrebbe di introdurci brevemente il disco?

Beh probabilmente hai già accennato molto tu stessa (ride). L’idea era venuta mentre io e Par stavamo scrivendo le lyrics per l’album “Coat of Arms”, quindi nel 2009 circa e avevamo questo pezzo chiamato “The White Death”, che parla del cecchino finlandese Simo Häyhä ed è stato abbastanza emozionante scrivere qualcosa riguardo a una sola persona, perché non l’avevamo mai fatto prima d’ora. Solitamente ci concentriamo su una battaglia o a qualcosa che è avvenuta. A quel punto, ci siamo detti “Men, è veramente interessante e aggiunge un nuovo tocco”. Ai tempi avevamo già messo in programma di lavorare a “Carolus Rex”, che come ben sai, trattava più la nostra storia, mentre per questa volta ci siamo voluti concentrare sugli eventi eroici, narrandone le gesta, le opere. Sai, molti dei nostri fan spesso ci regalano libri o materiale che riguarda appunto la guerra e questo disco è il frutto di ciò che ci regalano i nostri fans, a cui dedichiamo un grandissimo grazie, perché è grazie a loro se questo album parla di questo nuovo argomento.

Per questo nuovo album avete lavorato nuovamente con Peter Tagtren, con il quale avete già lavorato in passato. Cosa ci puoi dire del processo di registrazione? Peter ha preso parte a qualche brano registrando qualche linea vocale o ha semplicemente fatto il suo magistrale lavoro di produttore?

A dire il vero… Ehehe… Lui ha cantato in “Carolus Rex”…

In “Gott Mit Uns”…

Sì! E questa volta non ha cantato per niente ma abbiamo scritto una canzone insieme, “Inmate 4859”. Ricordo che era Novembre o Dicembre quando mi sono recato da lui in studio e stavamo parlando della produzione, la programmazione del disco e cose simili ed è uscito fuori questo discorso “Non c’è alcuna canzone heavy, lenta e deprimente qua”, così ci siamo messi a scrivere insieme. Non ricordo nemmeno quanto tempo abbiamo impiegato per la stesura del pezzo, ricordo solo il momento in cui il pezzo era già pronto. Non era stato programmato ma siamo riusciti a scrivere una canzone insieme! È stato divertente!

Cosa puoi dirci del songwriting?

A dire il vero è piuttosto noioso! In generale, qualche volta mi capita di scrivere con qualcuno, ma generalmente lo tratto solo io, rinchiudendomi in una stanzetta con una specie di tastiera, una chitarra e un computer. Va così. Ecco, una cosa che per me è stata abbastanza difficile è correlata al fatto che questo sia il primo album con la nuova lineup e mi son ritrovato a pensare che se avessi mandato all’aria tutto quanto, scrivendo quindi materiale pessimo, la gente avrebbe potuto pensare che fosse stata colpa dei nuovi ragazzi. Per me è stato molto difficile da gestire a causa appunto della pressione, non vorrei mai fallire perché sarebbero loro a pagarne il prezzo laddove io fallissi. A Novembre, ho “preso” queste 4-5 canzoni che avevo già composto e ho buttato via tutto, trovandomi così a riscrivere tutto dal principio. Non dovrebbero essere loro a pagarne le conseguenze. Non vorrei mai sentire frasi del tipo “Oh, ma i “vecchi” Sabaton erano decisamente meglio di quelli nuovi, questi sono merda”. No, sono decisamente meglio. Ad ogni modo non dovrebbero essere loro a pagare il prezzo del mio fallimento.

Parlando del sound dei Sabaton, più volte la band ha detto che esso è ispirato da molte altre band, dove si possono carpirne le influenze ma è chiaramente evidente che non vi è alcun richiamo ai Sabaton in altre band. Ascoltando “Heroes”, però, si potrebbe dire che c’è un taglio più fresco, abbiamo una vasta varietà di epic metal anthems, riff potenti, ritornelli orecchiabili, abbiamo le canzoni più tradizionali alla Sabaton, ci sono le ballad. Come descriveresti l’attuale sound dei Sabaton?

Non è poi così tanto nuovo, voglio dire: l’album suona molto in stile Sabaton, ovviamente abbiamo all’interno della lineup dei nuovi musicisti che hanno contribuire a rendere il sound più tagliente e chiaro, le chitarre funzionano meglio qui rispetto al passato. Penso che questa sia un’evoluzione, se vogliamo parlare del sound dell’album stesso potrei dirti che è più vicino a “The Art Of War” anziché a “Carolus Rex”, perché questa volta non abbiamo fatto così tanta roba sinfonica come la si poteva facilmente trovare nel lavoro precedente, perché ce ne era parecchia là. In questo disco c’è molto meno roba, credo che si rifaccia in qualche modo al sound più “old school”, che personalmente mi piace molto!

“Heroes” è il primo album che vede una line up nuovamente rinnovata. Quale contributo hanno portato i due nuovi chitarristi, Thobbe e Chris, considerando il fatto che all’epoca di Carolus Rex non erano ancora parte integrante della band?

Abbiamo collaborato insieme per il brano “Soldiers Of 3 Armies”. È la prima volta che compongo musica con altri componenti dei Sabaton. Faccio questo mestiere da 15 anni e questa è stata la vera e prima volta che ho composto musica con qualcun altro della band! A dirti il vero, è stato molto motivante. Solo due giorni fa ci siamo trovati tutti a Francoforte, sai avevamo alcuni meeting con gli sponsor e avevamo solo lavoro, lavoro e lavoro da svolgere, e terminato tutto quanto ci siamo detti “Bene, ora che facciamo?”, di comune accordo ci siamo ritrovati a mangiare tutti insieme, bere, ci siamo goduti il nostro tempo e questo non accadeva da almeno dieci anni. Sai, ogni volta capitava che saltasse fuori la scusa “No, devo andare a parlare con la mia ragazza”, “No, vorrei passare del tempo con questo amico che si trova qua” e cose simili, io e Par ne avevamo parlato giusto recentemente, è la prima volta in 10 anni che non sono state tirate in ballo cose di questo genere. È come una sorta di macchina del tempo. Ci ha riportato quel divertimento che era andato a disperdersi lungo la strada, che era diventato quasi “intraducibile” negli ultimi periodi. Non ricordo nemmeno quando è stata l’ultima volta in cui di comune accordo ci siamo ritrovati tutti a divertirci tutti insieme, senza avere altri grilli per la testa. Per me è davvero una sorta di macchina del tempo, perché per me l’heavy metal è divertimento adesso come lo era dieci anni fa!

Cosa puoi dirci, invece, del nuovo batterista? Nel corso di un anno e mezzo di tour promozionale abbiamo visto Robban e Snowy Shaw e adesso c’è questo nuovo elemento…

Hannes? Beh, lo conosciamo da un bel po’ di anni, siamo stati in tour anche con la sua band, gli Evergrey. Posso dirti che dal momento in cui Robert (Robban) ha deciso di prendersi del tempo per sé in quanto aveva avuto un figlio, avevamo già Snowy coinvolto con la band ma sapevamo che non poteva effettivamente rimanere e non sapevo se Robert sarebbe rientrato o meno. Ad un certo punto, Robert ci ha detto che non aveva più intenzione di tornare a bordo, di tornare con noi e ci siamo ritrovati a valutare il prossimo batterista da reintegrare nella band. Snowy, come ti dicevo, non voleva far parte della band e dovevamo cercare quindi un membro che volesse far parte permanentemente. È stata una scelta che ci ha portati a pensare molto e beh, Hannes è una persona che conosciamo da molto tempo, sappiamo che sa suonare anche le cose più tecniche ma ciò che io e Par non sapevamo era sapere se Hannes sarebbe stato ideale nel rendere i pezzi più fichi. Ci siamo chiesti “Sarà in grado di fare, ad esempio, “Primo Victoria” e renderla così bella?”. Una cosa è essere tecnici e rendere un brano molto “drrrrrrdrrrrr” (imita la triggherata della batteria, ndr), un’altra è suonare la batteria molto più facilmente, muovendo il sedere a ritmo di musica. Ad ogni modo, Hannes si è presentato presso lo studio di Peter e ci ha chiesto quale canzone volessimo eseguire per prima e gli abbiamo detto “Iniziamo con Primo Victoria”, abbiamo iniziato a suonare e guardandoci l’un l’altro abbiamo capito che lui era il nostro uomo! Già a metà dell’esecuzione sapevamo che poteva farcela quindi a quel punto non avevamo più bisogno di altre audizioni per trovare il ragazzo giusto. Voglio dire: se è capace ed è stato capace di suonare la roba degli Evergrey, è capace di suonare anche la roba dei Sabaton (ride).

Avete mai pensato di tenere in pianta stabile Snowy?

È un nostro caro amico, abbiamo avuto modo di andare in tour insieme nel 2007. Mi piaceva molto come batterista e penso che sia un compositore nonché un batterista veramente fantastico e penso che le cose che ha fatto con la nostra musica siano totalmente sensazionali. Quando gli ho parlato per chiedergli di entrare nella band, sapevo che sarebbe stata una cosa temporanea perché volevamo avere un membro permanente e non sapevamo se Robert (Robban), avendo avuto da poco un figlio, sarebbe potuto tornare o meno, per cui volevamo lasciargli la porta aperta, ovvero se lui vorrà tornare, ci sarà il posto. A quel punto, pensavamo che fosse la soluzione migliore, perché Snowy è un nostro caro vecchio amico, è uno dei migliori batteristi in ambito heavy metal del mondo ed è anche uno dei batteristi più sottovalutati. Diciamo che è stata una scelta molto facile, gli abbiamo chiesto “Hey Snowy, vorresti venire in tour con noi?”, la risposta è stata “Sì, certo. Devo anche far parte della band permanentemente?” – “No”. Snowy ha già le sue cose da portare avanti e ci aveva chiaramente esternato il suo interesse nel poter venire in tour per qualche mese o al più un anno, ma dovendo portare avanti molte altre cose, abbiamo preferito intraprendere questa strada. A quel punto è stato veramente facile, perché volevamo tenere comunque una porta aperta per Robban, che come dicevo, aveva avuto un figlio da poco. Se lui avesse voluto rientrare nella band, il posto sarebbe rimasto a sua disposizione, se non avesse voluto, avremmo cercato un nuovo membro permanente. Parlammo con Snowy di questa cosa, visto che Robban non sarebbe potuto venire con noi ed è andata così.

Tra tutte le canzoni che compongono il disco, “Inmate 4859” è quella che mi ha colpita di più, poiché parla di un vero eroe che è volutamente entrato nel campo di concentramento di Auschwitz. Sappiamo che quello che è successo ad Auschwitz è tuttora considerato uno degli episodi più brutti della storia. Cosa ci puoi dire di questo personaggio?

Questo album ovviamente tratta di eroi, ma un ragazzo che fa una cosa simile è da considerare il massimo. Tuttora mi chiedo perché Hollywood non abbia realizzato un film su questo personaggio, su questa storia, perché non è solo entrato volontariamente ad Auschwitz, qua parliamo anche di ciò che ha fatto prima, di ciò che ha fatto dopo, il fatto che sia stato giustiziato in quanto traditore. Quello che voglio dire è che si potrebbe benissimo fare un film parlando della Seconda Guerra Mondiale, parlando anche di nulla, fino a toccare il periodo che arriva fino al 1948, potrebbe persino durare tre ore ed essere comunque denso di azione, drammatico. Potrebbe essere persino meglio di qualsiasi cosa che Hollywood potrebbe farsi venire in mente! Comunque, tornando a noi, come ti dicevo prima questo brano è stato scritto in collaborazione con Peter e si adatta bene al disco, perché è una storia eroica, triste, oscura, non è affatto una di quelle canzoni aggressive, lente e deprimenti. Si abbina bene all’atmosfera data dal testo stesso. È uno dei miei pezzi preferiti ma allo stesso tempo non lo è perché è “sconfortante”. Non so se capisci cosa intendo. Le mie canzoni preferite sono quelle più allegre (mima la felicità, ndr), quelle che ti fanno saltellare e cantare.

Un’altra canzone che ha attirato la mia attenzione è “To Hell And Back”, in quanto ha sonorità che si rifanno alla musica dei film western. Cosa ci puoi dire di questo brano?

Uno dei miei compositori preferiti è un tale che si chiama Ennio Morricone (sorride, ndr). Ho sempre avuto questo desiderio di mescolare lo stile “spaghetti-western” con l’heavy metal. Par, Thobbe e Chris mi hanno detto che non potevo realizzare una schifezza simile, perché sarebbe risultata troppo ridicola e irrealizzabile e in pochi lo sanno, ma c’è solo una maniera per far sì che io faccia qualcosa, ovvero dirmi “è una cosa impossibile da fare”. (Esulta), così ho esordito “Ve lo dimostrerò!”. Quando siamo andati in tour in America, ci siamo recati in questo posto dove vendevano strumenti musicali e ricordo di aver lanciato una sfida: realizzare una canzone acquistando materiale da 3000-4000 dollari (un microfono e una chitarra). I ragazzi hanno detto “Ma sei pazzo? Vuoi acquistare del materiale  per realizzare un solo brano?” e mi sono detto “Se non ce la farò, sarò io a pagare tutto quanto, se ce la farò sarà la band a pagare”. Potete immaginare quindi chi abbia vinto. (ride).  Mi è sempre piaciuto quel particolare tipo di musica e pensare che Audie Murphy abbia realizzato un libro chiamato “To Hell And Back” per poi interpretare un film con lo stesso titolo mi ha portato a concepire questo brano. Diciamo che è stato un mio personale tributo alla musica di Ennio.

Io ho menzionato l’eroe polacco, ma ci vorresti introdurre brevemente gli altri “eroi” di cui parlate nel disco?

Oh, ce ne sono così tanti. Se iniziassi a parlarne ora, finirei intorno alle 6 di questa sera (ride). Prima avevi menzionato “Inmate 4859”, questo brano parla di un soldato che è entrato volontariamente nel campo di Auschwitz, è stato un grande eroe ma penso che uno degli eroi più inattesi riguardi la figura di Walther Wenck, un generale tedesco e quella canzone parla anche di lui. Questo generale aveva ricevuto ordini da Hitler, che voleva i Russi fuori a tutti i costi. Questo uomo disse “Non si tratta più del Reich, non parliamo più di Berlino ma stiamo parlando delle persone. Ora abbiamo l’Unione Sovietica che sta arrivando da questa parte, voi state uccidendo, violentando e distruggendo qualsiasi cosa” e realizzò che la guerra era effettivamente finita e che non c’era bisogno alcuno di far soffrire ulteriormente le persone, per cui prese il suo esercito e disobbedì agli ordini del dittatore. Riuscì a salvare un quarto di quel milione di persone che si sono salvate grazie a lui. In un certo senso, potremmo considerarlo come un improbabile eroe, seppur non abbia combattuto per qualcosa.

Avete avuto il piacere di presenziare per la prima – e credo unica – listening session a Stoccolma il 22 Febbraio scorso. Qual è stato il parere dei giornalisti e delle persone che son state invitate ad ascoltare in anteprima assoluta quest’album?

Sì e no, nel senso che i giornalisti non volano fino a Stoccolma per ascoltare il disco e dirmi in faccia che l’album è feccia! (ride). Ovviamente non lo fanno! Non so, non so quanto oneste siano le loro opinioni, sai, penso che i fan avranno modo di scoprirlo, perché i giornalisti sono professionali, ma una cosa di cui mi sono reso conto è che rispecchia il mio punto di vista per questo album. Voglio dire: sta all’ascoltatore decidere se questo disco è buono o pessimo, ma come in molti hanno detto – e sono d’accordo su questo punto – è che non ci sono punti più alti o punti più bassi su questo lavoro, che a parer mio è l’album più cattivo dei Sabaton. Abbiamo stabilito, definito, il nostro standard ad un certo livello, qui e va fino in fondo per tutta l’interezza dell’album… per cui non so dirti se sia buono o pessimo (ride). Sarà una decisione che spetterà all’ascoltatore! Onestamente, posso dire che non c’è alcuna canzone che mi faccia ripensare a qualche cambiamento sei mesi più tardi o anche solamente due mesi più tardi, perché quando faccio musica, cerco di creare canzoni che siano il più “buone” possibile. Non voglio ritrovarmi a dire “Oh, questo brano non risulta come speravo, non è riuscito così bene”. C’è sempre quel brano – o due – in ogni album… ma in questo disco non troverai cose simili! In un certo senso, quindi, non saprei dirti se l’album sia pessimo o valido, ma posso garantire che non troverai canzoni pietose qua, sono tutte di un certo livello e vanno dritte al punto, quindi starà alla gente decidere se questo sarà il migliore o il peggiore album dei Sabaton. Starà a loro decidere!

Forse è troppo presto per parlare già di tour e affini: sappiamo però che dal mese prossimo partirete per il primo tour di quest’anno che si svolgerà negli States in compagnia degli Iced Earth e dei ReVamp. Avete già schedulato qualcosa per l’Europa? Ovviamente ci sarà il Sabaton Open Air e la Sabatoncruise…

Sarà ad inizio 2015. Partiremo per un tour a Gennaio 2015. Ovviamente avremo la stagione estiva, i festival per intenderci,  un po’ dappertutto, toccheremo diversi territori, diverse zone, ma la parte più grossa del tour avrà inizio quest’anno a Novembre e terminerà a Febbraio 2015.

Sarà un anno abbastanza movimentato per i Sabaton. I progetti futuri per la band?

(ride) A dire il vero sarà sempre la stessa cosa.

Tour?

Faremo tour finché la gente non ci dirà “Siamo stanchi di voi! Dateci un nuovo album” e allora lavoreremo ad un nuovo disco e torneremo di nuovo in tour! voglio dire: mi dispiace, non ci sono così grossi piani. Ci piace suonare heavy metal, ci piace scrivere musica, ne siamo dipendenti!

Vorrei chiudere questa bella chiacchierata raccontando di un piccolo aneddoto: so che siete stati eletti come cittadini onorari in Polonia. Cosa ci puoi dire?

Credo che tutto sia iniziato quando abbiamo scritto il brano “40:1” (The Art Of War, 2008), che parlava di Władysław Raginis, il capitano dell’esercito polacco. Questo brano ha ottenuto una certa attenzione in Polonia, in Svezia non c’era alcun video musicale all’inizio e questo è il potere di Youtube, è il potere di Internet! Quando rilasci un album, non succede niente per un mese o forse due, un ragazzo ha fatto un video e ha scritto i sottotitoli in polacco per i testi, caricando il tutto su Youtube e… mi ricordo che eravamo allo Sweden Rock Festival, era un Giovedì e abbiamo visto che questo ragazzo aveva caricato questo video in rete, abbiamo pensato fosse figo e aveva già ottenuto un bel po’ di visualizzazioni e prima che la settimana giungesse al termine, aveva già ottenuto oltre il milione di visualizzazioni! Più di un milione di persone aveva guardato quel video e abbiamo pensato che fosse veramente una cosa folle! In seguito questo video è stato mostrato alla tv polacca, è riuscito ad ottenere una certa attenzione dai media, e per qualche ragione che non conosco quando abbiamo suonato a Gdańsk, in occasione della festa dell’Indipendenza polacca, ci è stata data la Szabla, la tipica spada usata nell’esercito polacco e siamo stati invitati a suonare nel campo di battaglia dove sono successe queste cose nel lontano ‘39, noi abbiamo suonato là nel 2009, settanta anni più tardi ci siamo ritrovati a suonare là nello stesso giorno in cui era avvenuta la battaglia e il palco si trovava a meno di 50 metri dal bunker dove il capitano  Raginis è successivamente morto. A quel punto abbiamo avuto anche l’ambasciatore Svedese che si è consultato con gli uomini più stretti del presidente e salendo sul palco ci hanno onorato con la cittadinanza polacca. È stato piuttosto emozionante e non ci aspettavamo di ricevere la cittadinanza ma è sempre toccante quando la gente apprezza ciò che tu fai.

Come sempre, per concludere la bella chiacchierata ti lasciamo le parole finali!

È una cosa inutile, perché sono pessimo in queste cose! Il più del 50% delle interviste che faccio – e ne faccio tante – la gente mi chiede “aaah, nessun messaggio finale, nessun saluto finale?”. Cosa dovrei dire? “Oh, comprate il nostro disco, venite ai nostri shows”. Non so!

Fatevi una birra!

Fatevi una birra! Sì! È quello che dicono tutti! E dopo così tanti anni non ho ancora trovato qualcosa da dire, perché non voglio dire sempre le stesse cose, per cui…

Dato che io cerco di parlare in Svedese, potresti provare a dire qualcosa in Italiano!

Quattro bira? (ride). Oh, arrivederci, questa la conosco e potrei anche dire – beh forse non dovrei dirlo ma… – No, no, no. Ok, ciao! È meglio!

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