RV Bang Festival: Live Report dell’edizione 2025 con Destruction, Dragonforce e altri

L’Holy Ground di Balingen è tornato.
Lunga vita all’Holy Ground.
Dopo 6 anni torno in quel di Balingen e mai avrei sperato di poter tornare in un luogo dove mi sento a casa.
Dopo l’ultima edizione del Bang Your Head del 2019, gli anni di pandemia, le vicissitudini successive che hanno portato alla cancellazione definitiva dello stesso e la morte dell’indimenticato Horst Franz, la Messegelande Balingen è tornata ad ospitare un nuovo festival, l‘RVBang. 
Dopo una prima edizione del 2024 di una sola giornata, quest’anno gli organizzatori facenti parte dell’associazione balinger-rockverein (RVB) hanno riproposto il festival sull’arco di due giornate più un warm up di riscaldamento la sera del giovedì, che per motivi lavorativi sono costretto a saltare.
Arrivo a Balingen dopo circa cinque ore di auto e dopo aver lasciato la mia roba in un Garni, mi dirigo all’arena del festival.
Ritiro l’accredito e provo un tuffo al cuore a rimettere piede nella piazza che ha ospitato per anni un festival storico e che ora si accinge a vivere una nuova era.
Faccio in tempo a sentire i tedeschi Rezet, terzo gruppo del venerdì, che propongono un thrash metal con richiami ai primi Megadeth e ai Destruction. Sei LP all’attivo, ultimo l’omonimo dello scorso anno. Massicci e divertenti, con il pubblico che apprezza abbastanza la loro esibizione.
Prima di parlare del resto dei gruppi, in massima parte tedeschi, immagino sia per esigenze di budget da investire, sia perchè siamo comunque in Germania e viene data occasione di esibirsi a gruppi del luogo, soprattutto di Balingen stessa o del Baden Wuttemberg, è necessario spendere due parole nei confronti dell’organizzazione del festival e di tutto ciò che lo circonda.
Ebbene, non ho proprio da segnalare aspetti critici. Organizzazione impeccabile, tempi delle esibizioni congrui e senza penalizzazioni di orario (giusto spazio a tutti), tante zone dove potersi sedere e gustare con calma un pasto e/o una birra o altre bevande, alcoliche o meno. Il bere e il cibo sono di ottima qualità, con vasta possibilità di scelta, pasta e pizza, hotdog e pulled pork, crepes salate e dolci.
Soprattutto la politica dei buoni è particolarmente azzecata. Nell’area festival niente contanti o pagamenti elettronici, si potevano usare solo per acquistare il merchandise. Il bere e il mangiare solo con i buoni e rapporto 1 buono= 1 euro per non generare equivoci. Anche i prezzi sono molto competitivi, mezzo litro di birra costa 5 euro e un pulled pork abbondante 8 €. Ecco, a vedere cosa si paga in certi “festival” o venues in Italia, c’è da dire che la differenza è abissale.
Un ulteriore plauso a Thomas Stuck e a tutto il suo team è il fatto di essere sempre veloci, accoglienti e gentili, anche con chi non spiccica una parola di tedesco come il sottoscritto. Penso di essere stato l’unico italiano presente; tutto intorno tedeschi, probabilmente qualche svizzero e austriaco.
Il pubblico è allegro, festaiolo e mai sopra le righe (anche perche non la security non si scherza). Niente gloden pit e quindi potevi stare a tuo piacimento dove volevi. La misura umana di questo festival è stato anche vedere un sacco di bambini, anche in transenna con rigorrose protezioni acustiche, neonati in giro per l’arena con le loro famiglie e molti fan in carrozzina che si sono goduti le esibizioni anche dalle prime file. 
Direi eccellente presenza di pubblico, con una maggiore partecipazione il sabato. Non saprei quantificare bene, ma credo che abbiano partecipato circa 5.000/6.000 persone fra tutte e due le giornate. Sicuramente un successo per gli organizzatori, che hanno già annunciato una terza edizione per luglio del prossimo anno. Fra gli altri sono già annunciati Michael Schenker, Tankard e Sonata Arctica.

P.S. Prima della pubblicazione del report, arriva la conferma dagli organizzatori che il festival è andato sold out con 5.000 metalheads presenti. 

DAY 1

VICIOUS RUMORS

Dopo i Rezet tocca ai Vicious Rumors, leggende dell’US metal e attivi dal lontano 1979. Guidati dall’iconico Geoff Thorpe i nostri, in circa un’ora di esibizione, scaldano a dovere il pubblico presente. Mi godo il concerto Dalla transenna al cospetto di una band in piena forma e con un nuovo cantante, Brian Betterton, autore di un’ottima performance e dotato di un timbro volcale acutissimo. Geoff è in gran forma e il suo sodale dietro le pelli da 40 anni, Larry Howe, fornisce una prova muscolare e sentita. La band attinge dalla sua sterminata produzione e propone un set diverso da quello fornito al warm-up (scelta comunicata quando si annuciarono la line-up del festival). Brani come “Crack the sky in half”, la nuova Bloodbath”, “Don’t wait for me” e il classico “Soldiers of the night” hanno reso la loro esibizione indimenticabile e molto sentita. E’ un onore poter assistere a esibizioni di tal fatta da una band che ha fatto la storia di questo genere

SHAKRA

Gli svizzeri Shakra sono per me un gradito riascolto, dato che li ho visti poche settimane fa al Frontiers rock festival. La proposta musciale ovviamente cambia rispetto ai Vicious Rumors, dato che siamo al cospetto di un quintetto più dedito all’hard rock con quasi 30 anni di attività alle spalle. Guidati dal carismatico frontman Mark Fox, che in certe parti ricorda il compianto Steve Lee dei Gotthard, in circa un’ora di esibizione la band aizza il pubblico presente con brani catchy e trascinanti come “Too much is not enough” (cantanto a squarciagola anche dal sottoscritto), “Invicible”, “Walk on water” e “raise your hands”. Anche questo concerto me lo sono goduto alla transenna al cospetto di una band che la nostrana Frontiers si è accaparrata da poco e che saprà avere il giusto spazio nel proprio roster

BURNING WITCHES

Dopo essere stato di fronte al palco per un po’, decido si sentire le Burning Witches stando un po’ defilato. Anche se la temperatura non è elevata, il sole si fa sentire e a fine festival avrò naso e spalle rossi come un cocomero. Delle Burning Witches, anche loro svizzere come chi li ha precedute, ho sempre sentito giudizi lusinghieri e, a differenza dei Shakra, sono sulle scene da molto meno tempo (2015) e offrono un heavy metal classico e roccioso. Autrici di tre album, hanno in brani come l’omonimo e “Dancing with the Devil” i loro cavalli di battaglia. Il pubblico tedesco non ha lesinato il proprio supporto ed entiusiasmo, forse a livello di suoni la resa all’inizio non è stata ottimale, ma nel corso del resto dell’esibizone sono migliorati. Ad agosto la band pubblicherà il nuovo album, intitolato “Inquisition”, da cui sappiamo già cosa aspettarci: heavy power metal bello tosto e senza troppi fronzoli

HERMAN FRANK LEGACY

Sul palco dell’RVBang è ora il momento di una leggenda del metal tedesco, il chitarrista Herman Frank. Nell’ora a sua disposzione, Herman propone tutti i suoi classici con la compartecipazione dei cantanti con cui ha collaborato nel corso della sua lunghissima carriera. Quindi, oltre all’immortale “Balls to the Wall” degli Accept, vengono proposti pezzi della Herman Frank Legacy, cantati da Rick Altzi, Martina Frank per i pezzi dei Poison Sun e soprattutto pezzi dei Victory, cantati dal loro talentuoso vocalist svizzero Gianni Pontillo, di chiare origini italiane e cantante anche dei The Order.
Non si può non voler bene a Herman, che avevo avuto modo di vedere anni fa al Live di Trezzo, nel 2015,  quando suonava ancora negli Accept e la band era in tour a supporto dell’album “Blind Rage”.
Un giusto tributo da parte del pubblico ad un artista con la A maiuscola, che ha donato il tuo talento a tantissime bands anche in veste di produttore.

THE NEW ROSES

Cambio di genere. Dall’heavy metal classico e senza compromessi di Herman Frank, all hard rock dei New Roses, che ho scoperto essere delle vere celebrità in terra tedesca. Sei album all’attivo, l’ultimo dei quali è “Attracted to Danger” dello scorso anno, e un’attività live che ha permesso loro di aprire per band leggendarie come ZZ Top, Kiss e negli ultimi tempi per i The Dead Daises, in patria sono un gruppo molto rispettato e con un seguito importante. Ottima “Bring the Thunder” e commovente la ballad “For a While”. Ben fatta anche la cover di “Rock in the free world” di Neil Young. Sotto contratto con la Napalm Records, come altre band presenti a Balingen, i nostri hanno come punto forte una coesione non comune e la voce e il carisma del cantante Timmy Rough.

DRAGONFORCE

Arriviamo al termine della serata con gli headliner Dragonforce. Il gruppo inglese addobba il palco con due pupazzi giganteschi a forma di drago e console di vecchi videogames. Autori di un “extreme power metal”, termine coniato da loro, per definire un drumming veloce che ben si accompagna alle loro chitarrre virtuose. Originari di Londra, in realtà i componenti del gruppo sono di diverse nazionalità.
Herman Li e Sam Totman alla chitarra sono eccellenti virtuosi, la nuova arrivata Alicia Vigil al basso fa il suo dovere e Marc Hudson alla voce aizza a dovere il pubblico, soprattutto con il brano “Cry Thunder”, il più famoso con lui alle vocals, con la cover di “Wildest dreams” di Taylor Swift (!), “A Draco Tale” e “Through the Fire and Flames”. Con questi ultimi due brani la band sancisce il loro legame speciale con i videogames. Dopo quasi un’ora e mezza di concerto si chiude la prima giornata del festival con la sensazione che la magia, assente in questa piazza da ben sei anni, fosse tornata.

DAY 2

La seconda giornata inizia, come la prima, alle dieci esatte del mattino, e in questo caso riesco a vedere tutte le band in programma, dato che entro nell’area del festival poco prima che inzi a suonare la prima band

PINGHOST

I primi a salire sul palco sono i Pinghost, originari proprio di Balingen. Autori di un metalcore molto devoto agli Architets, nella mezz’ora a loro disposzione fanno del loro meglio per svegliare il poco pubblico ancora presente. Non sfigurano, e i valorosi che già stanno sotto il palco in mattinata non lesinano i loro incitamenti. 

FULL STOP

La mezz’ora successiva è a disposzione dei Full Stop, band originaria di Friburgo, che propone un metal che può essere visto come una mistura di Jiinjer e Bullet for my Valentine. Direi che i punti di forza, soptrattutto per il pubblico maschile, sono la chitarrista Mandy e la vocalist Linda. Dalla loro c’è il fatto di essere sì delle avvenenti fanciulle, ma anche delle musiciste con capacità tecniche non comuni. Molto apprezzato dagli ancora pochi presenti, il fatto che siano scese dal palco e abbiano suonato un pezzo in mezzo ai presenti. “Increase” e “dead bodies” i brani più che hanno colpito

BLACK & DAMNED

L’area concerti incomincia a rimepirsi con i Black & Damned. Anche loro giocano in casa, essendo originari di Stoccarda. In cinque anni di attività già tre album pubblicati, di cui l’ultimo è “Resurrection”, di quest’anno. Tutti i membri del gruppo non sono più dei giovincelli alle prime armi, dato che provengono da altre esperienze vissute negli anni precedenti. I nostri propongono un power metal ben fatto e ben eseguito. Il pubblico non ha certo lesinato loro incoraggiamento e supporto e fra i brani di maggior impatto ricordo “Dreamhunter” e “Rise to rise”. 

FIREBORN

Una delle piacevoli sorprese della giornata sono stai i Fireborn, di cui sono riuscito a reperire la scaletta completa. Per chi ama le Burning Witches e il metal classico in generale, questa band tedesca ha incendiato il pubblico e mi sono goduto la loro esibizione dalla transenna. Guidati dalla singer Jenny, una bionda tedesca che per abbigliamento e capigliatura può ricordare giustamente Doro Pesch dal punto di vista estetico, per quanto riguarda la voce ha in realtà molto in comune con la nostra Federica “Sister” De Bioni dei White Skull per qualità e timbro vocale. Veramente un’esibizione piacevole ed energica di questo gruppo, che probabilmente non otterrà mai notorietà fuori dai confini tedeschi, ma la passione e la genuinità dimostrate sono stati veramente encomiabili.

Setlist:

01- Young Heart Dies

02- As Long As I Love

03- Proud And Ashamed

04- Pull The Trigger

05- Likes For A Life

06- Dancing With The Villain

07- Set Off

08- Human

TRAITOR

Dopo la colata di metal classico di Fireborn ci facciamo investire dai cazzotti thrash metal dei Traitor. Anche loro giocano in casa, essendo originari di Balingen. La band ha alle spalle una carriera ventennale, condita da quattro full length; i nostri propongono un thrash di stampo prettamente teutonico che molto deve alla scadra triade Kreator/Destruction/Sodom. Una caratteristica non comune è di avere alla voce il batterista, il fondatore Andreas Mozer, che fra un brano e l’altro intrattiene il pubblico dialogando con gli altri mebri della band e facendo sghignazzare spesso e volentieri i presenti ma, parlando fra loro in tedesco, non saprò mai i motivi delle risate. Quasi un’ora di esibizione con brani proposti al fulmicontone, sui quali ha spiccato il loro anthem più famoso, ossia “Fuck you and die”. Una bella anticipazione del genere che verra proposto dagli headliner della serata

SERENITY

Dopo di loro salgono sul palco gli austriaci Serenity, subentrati ai Mystic Prohecy, impossibilitati a presenziare ma già inseriti nella bill della prossima edizione. i tirolesi sono sulle scene da oltre un ventennio e vantano una disceta attività live, dove propongono i loro brani tratti da ben otto album, ultimo dei quali è l’apprezzato “Nemesis AD”. di un paio di anni fa. Molto simili ai Kamelot come proposta musicale, hanno nel vocalist Georg Neuhauser e nell’italianissimo Fabio d’ Amore al basso i punti di forza del loro progressive metal. “Spirit in the flesh”, “Legacy of Tudors” e “Lionheart” sono i pezzi in cui si è mostrata appieno la loro capacità d’esecuzione e il forte apprezzamento del pubblico accorso a bordo palco.

GRAVE DIGGER

Tempo di mostri sacri e di leggende dell’heavy metal teutonico anche per la seconda giornata. E’ il momento dei Grave Digger. I tedeschi sono attivi da ben 45 anni e guidati dal carismatico e ormai incanutito Chris Boltendhal. Alle chitarre invece non c’è più Alex Ritt, degnamente sostituito da Tobias Kesrting, in precedenza negli Orden Ogan. Il pubblico è tutto per loro e sfornano una prestazione clamorosa dove i metalheads, compreso il sottoscritto, impazziscono per quello che per me è il lro brano più bello, ossia “Rebellion”. Ma come non esaltarsi anche su altri pezzi come “Under my flag”, “Excalibur”, “Kingdom of skulls”, “In the dark of the sun” e la conclusiva”Heavy metel breakdown”. Una carriera esemplare sempre ai vertici del metal tedesco e non solo, con un seguito sempre fedele che li ha sostenuti in ogni momento della loro carriera impreziosita da ben 22 album, di cui l’utimo è “Bone colletor” di quest’anno. Lunga vita ai Grave Digger, un piacere rivederli dopo un Metalitalia Festival di parecchi anni fa

WARKINGS

Dopo la storia, si passa agli astri nascenti del power metal europeo, ossia i Warkings. La loro caratteristica, oltre ad indubbie capacità tecniche, è quella di presentarsi sul palco mascherati da vari personaggi storici. Il cantante “The tribune” non è altri che quello dei Serenity sentito poco prima col suo gruppo, poi abbiamo “Morgana le Fay” che è una vocalist originaria della Turchia, “The viking” al basso e “The spartan” alla batteria, entrambi membri dei Watch Me Bleed, gruppo death/thrash di Stoccarda e “The Crusader”, chitarrista dei Mystic Prophecy. Quindi siamo di fronte a una sorta di gruppo “all star” composto da membri di altre band comunque da noi poco conosciute, ma che in Germania hanno un loro discreto seguto. Molta teatralità ed effetti pirotecnici e anche buoni pezzi come “Spartacus”, “Genghis Khan”, “sparta” e “Fight”. Di quest’ultima mi permetto di consigliarvi l’ascolto, dato che non è altro che la nostra “Bella ciao” riarrangiata da loro. I Warkings, come altre bands presenti al festival, compresi i prossimi headliner, sono sotto contratto con Napalm Records, e questo è sinonimo di buona attività promozionale e supporto da parte della label austriaca.

DESTRUCTION

La serata e il festival si chiudono sotto il segno di uno degli esponenti della sacra triade del thrash metal tedesco, ossia i Destruction. Anche qui tanti effetti pirotecnici ma soprattutto molta, molta polpa thrash. Stiamo parlando di un gruppo che ha fatto la storia del thrash metal, non solo teutonico, tenuto conto del fatto che i Destruction sono sulle scene da oltre 40 anni e i 18 album pubblicati parlano per loro.
Guidati indiefessamente da Schmier, leader, bassista e vocalist della band fin dagli esordi, i nostri hanno raso al suolo l’arena nella loro ora e mezza di esibizione. Nonostatnte i problemi alla tracolla del basso che lo hanno attanagliato per tutta la durata del concerto, con un paio di brevi interruzioni e con il tecnico di palco che ha rischiato di essere strangolato, Schmier e i suoi sodali hanno sparato cannonate di puro thrash teutonico, attingendo alla loro sterminata discografia. Come non si può godere e stare fermi durante l’esecuzione di pezzi che hanno fatto la storia come “Nailed to the cross”, “The butcher”, “The Antichrist”, “Curse the Gods”, “Bestial invasion”, “The Butcher strikes back” e l’immortale “Thrash till death”? Non si può, infatti.
Una prestazione maiuscola, addirittura superiore a quelli cui ho assistito non molto tempo fa allo Slaughter di Paderno Dugnano per il loro quarantennale.

Finita la loro esibizione l’Holy Ground si svuota lentamente e in me rimane la sensazione di aver vissuto due giorni indimenticabili in un posto che, volente o nolente, sarà per sempre parte di me e della mia passione per questa musica straordinaria. Ci vediamo l’anno prossimo.

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