Megadeth – Recensione: Rust In Peace

Il capolavoro dei Megadeth? Forse. Sicuramente è il disco che meglio riesce a fondere l’anima malata e quella sana del leader Dave Mustaine. Il riffing, complice anche il fondamentale e fenomenale apporto di Friedman, si fa sempre più complicato, ma nella musica della band fa il suo ingresso l’elemento melodico che rende l’ascolto più immediato e decisamente più scorrevole. L’ingresso di Nick Menza dietro le pelli, poi, dà al lato ritmico quell’apporto di dinamicità e varietà che Ellefson, da solo, spesso non riusciva a dare.

Nascono così capolavori come ‘Lucretia’, interamente basata sul mid-tempo, oppure ‘Hangar 18’ e soprattutto ‘Tornado Of Souls’, un diluvio di riff spacca giunture, ma queste sono solo le vette di un disco che nel suo complesso è assolutamente imperdibile per ogni fan del metal.

Etichetta: EMI

Anno: 1990

Tracklist:

01. Holy Wars... The Punishment Due

02. Hangar 18

03. Take No Prisoners

04. Five Magics

05. Poison Was The Cure

06. Lucretia

07. Tornado Of Souls

08. Dawn Patrol

09. Rust In Peace... Polaris


1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. TMH

    probabilmente il disco più tecnico di sempre… gli assoli al fulmicotone di Friedman sono da non credere, ciò che accade nella seconda parte di “hangar 18” non ha parole per essere descritta ma solo orecchie per essere ascoltata… voto: 10

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