Russell/Guns – Recensione: Medusa

La cosa che colpisce di più di questo nuovo binomio è come mai, semplicemente, alla Frontiers non ci abbiano pensato prima. Perché mettere insieme due pezzi da novanta dell’hard rock anni novanta come Jack Russell dei Great White e Tracii Guns degli LA Guns parrebbe avere, in effetti, molto senso. Recentemente più lontano dagli studi di registrazione (ed inizialmente più restio nei confronti di questo progetto) il primo, e impegnato in mille collaborazioni il secondo, i due saranno anche divisi da sei anni di età ma possono entrambi vantare un posto di tutto rispetto nella scena hard rock californiana e non solo, ed è con grande curiosità che, ascoltando “Medusa”, si è chiamati anche ad esprimersi sull’effettiva efficacia di questa nuova chimica. Accompagnati da Alessandro Del Vecchio alle tastiere e due musicisti in orbita LA Guns quali Johnny Martin al basso e Shane Fitzgibbon alla batteria, Russell e Guns debuttano con una “Next In Line” dal sapore blues che, dovendo scegliere su quale sponda assestarsi, sposa decisamente quella della band portata al successo da “Once Bitten” nel 1987. L’impostazione è quindi piuttosto classica, il riffing non troppo elaborato e, se dovessimo accostare queste prime note ad una fredda superficie metallica o ad un elemento ligneo di consistenza rugosa, opteremmo decisamente per il secondo. La seguente “Tell Me Why” cambia decisamente registro, grazie ad una ritmica ben più incalzante che, senza rinunciare alla melodia, riporta alla mente lo street più sguaiato di metà anni ottanta. A dirla tutta, non è che Russell sembri del tutto a suo agio con questo tiro calato improvvisamente dal cielo: la sua interpretazione rimane infatti votata alla ricerca della descrizione melodica, ed a tratti sembra che il cantante di origini britanniche ed irlandesi sia come in balia di un hard rock perfino troppo movimentato per le sue corde.

A questo punto viene spontaneo domandarsi quale linea stilistica sposerà la successiva “Coming Down”, brano che idealmente sembra voler trovare un punto d’incontro tra le prime due tracce: ritmato ma melodico nel senso più classico (e stilisticamente affine ai Great White), questo terzo episodio esprime un connubio efficace tra le due anime di questo progetto, anche grazie ad un contrasto tutto sommato piacevole tra le ritmiche di chitarra e la pulizia poco incline agli scossoni del cantato. Se in questa circostanza la collaborazione si rivela in grado di portare ad un risultato che si lascia ascoltare con moderato piacere, con Russell che rimane indiscusso protagonista dei momenti più melodici (“Living A Lie”), va anche detto che – così come nel prosieguo del disco – la somma di questi due talenti non dà mai davvero l’impressione di portare a qualcosa di più valido del loro ordinato accostamento. Nessuno dei due pare infatti beneficiare realmente della presenza dell’altro e, più che una chimica, ciò che pare essersi instaurato è piuttosto un reciproco rispetto tra artisti navigati che garantisce spazio ad entrambi, senza che le due personalità debbano correre il rischio di pestarsi i piedi e rubarsi la luce dei riflettori. Con una spartizione così netta e geometrica che mi ha ricordato la pettinatura di Alfa-Alfa nelle “Simpatiche Canaglie” degli anni trenta.

Si tratta di un approccio prudente, se vogliamo, e perfettamente comprensibile per un qualunque gruppo al debutto… se non fosse che, in virtù dell’esperienza di tutti i musicisti coinvolti nella realizzazione di “Medusa”, la possibilità di bruciare le tappe e pervenire subito ad un risultato di rilievo poteva pur sembrare alla portata. Invece, anche a causa di una produzione molto compassata e tradizionale, il disco indugia spesso e volentieri sulle sue radici blues (“For You”) e su trame prive di una qualsiasi tensione (“In And Out Of Love”), all’interno delle quali anche le tastiere di Del Vecchio si perdono impotenti nelle nebbie, finendo in questi casi con lo scadere in un ascolto che trova la sua dimensione ideale tra i moti morbidi e sfuggenti delle onde radio. Che la title-track sia uno degli episodi più inspiegabili e meno riusciti, infine, la dice tutta sul drive piuttosto debole che – soprattutto nella seconda parte della scaletta – dovrebbe invece guidare l’album sulla via di casa.

Nella mitologia greca, Medusa era un mostro, di aspetto terribile, con la testa cinta di serpenti, zanne di cinghiale, mani di bronzo e ali d’oro… capace di pietrificare con lo sguardo chiunque si presentasse al suo cospetto. Il disco di Russell e Guns, benchè generoso con le sue undici tracce, è invece un prodotto onesto e lineare che svolge il compitino senza spingere davvero agli estremi il talento delle sue stelle, quasi a voler rendere il loro lavoro più facile. Se da un lato questo si traduce in un disco abbastanza frizzante e facile da ascoltare (“Give Me The Night”), dall’altro la sensazione ultima – una volta passato il divertimento – è quella di un’occasione mancata, perché forse si poteva e doveva fare di più. A “Medusa” manca sicuramente qualcosa, il problema è capire se questo sia imputabile ai suoi due principali interpreti, oppure alla bontà della collaborazione che sono stati messi in condizione di instaurare.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2024

Tracklist: 01. Next In Line 02. Tell Me Why 03. Coming Down 04. Where I Belong 05. For You 06. Give Me the Night 07. Living A Lie 08. In And Out of Love 09. Medusa 10. Back Into Your Arms again 11. I Want You
Sito Web: facebook.com/traciiguns

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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