Running Wild – Recensione: Under Jolly Roger

“Under Jolly Roger” è il terzo full length dei Running Wild ed il primo legato alla svolta “pirata” del gruppo tedesco… caratteristica ben evidente dalla nave dell’artwork, dai costumi dei musicisti e dalla mappa del tesoro che campeggia nel retro del CD/disco dei nostri. Ovviamente anche i testi in parte si adattano e vengono abbandonate le tematiche oscure e sinistre dei primi album (“Gates To Purgatory” del 1984 e “Branded And Exiled” del 1985) per approdare ad avventure che parlano di abbordaggi, ricerche di tesori, ecc. senza dimenticare le critiche sociali e gli inni metal a cui Rolf Kasparek (chitarrista, cantante e leader indiscusso della band) è sempre stato interessato.

Questo album è passato alla storia per l’immagine piratesca totalmente nuova, almeno per l’epoca s’intende… oggi ci sono un sacco di band che hanno abbracciato questo tipo di immagine, dai più famosi Alestorm agli Swashbuckle, dai cloni ma bravissimi Blazon Stone ai Lords Of The Drunken Pirates Crew, dagli inglesi Skull Branded Pirates ai tedeschi The Privateer (nome che guarda caso è anche il titolo di una song dei Running Wild), ecc.

Insomma possiamo dire senz’ombra di dubbio che “Under Jolly Roger” e gli album successivi della band di Amburgo (che a breve diventerà di fatto un progetto del monarca assoluto Rolf) hanno seminato e creato nel corso degli anni un vero e proprio filone, appunto il “pirate metal”.

Per quanto riguarda la musica il valore di “Under Jolly Roger” è ancora relativo e la registrazione poco incisiva del disco non aiuta di certo i brani. Segnaliamo l’eccellente title-track che apre l’album, dotata di un refrain eccezionale ed un ritmo irresistibile che rimane a distanza di anni un capolavoro (sempre presente negli show dei nostri). Sottolineiamo poi le ottime e rutilanti “Raw Ride” e “Diamonds Of The Black Chest” dal taglio rock-oriented e dominate da riffing sornioni e dalla voce roca di Rolf (che seguendo lezioni pian piano affina la propria prova al microfono). Altri pezzi interessanti sono il primo tentativo di epic e doomy song intitolato “Land Of Ice” e l’inno grezzo e ruvido “Raise Your Fist”. Oltre a queste canzoni il resto non è indimenticabile e già l’album successivo, “Port Royal” (1988), farà segnare un passo in avanti di notevolissime dimensioni, iniziando di fatto la fase d’oro del gruppo.

Il fatto che i primi tre dischi non convincessero più di tanto Rock’n’Rolf è confermato dalla ri-registrazione dei pezzi migliori di queste opere presenti in “First Years Of Piracy” (1991) e qui anche la registrazione rende giustizia a brani di indubbio valore.

running wild under jolly roger

Etichetta: Noise Records

Anno: 1987

Tracklist: 01. Under Jolly Roger 02. Beggar's Night 03. Diamonds Of The Black Chest 04. War In The Gutter 05. Raise Your Fist 06. Land Of Ice 07. Raw Ride 08. Merciless Game
Sito Web: http://www.running-wild.net/

leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

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