Royal Rage – Recensione: Evolve

Con il Sud America che ha recentemente catalizzato la mia attenzione, soprattutto a causa del crescente numero di musiciste interessanti che hanno sposato la causa rock/metal (penso alla cantante Isa Roddy, alla chitarrista Bruna Terroni, alla batterista Ninu Villalba, alla bassista Lina De La Parra ed alle tre sorelle messicane Villareal), è stato in un certo senso naturale fare la conoscenza ed accogliere, per la prima volta su queste pagine, una formazione brasiliana dedita allo speed/thrash. Provenienti da Curitiba, i Royal Rage sono una band attiva dal 2010 ed il cui debutto discografico risale al 2018, con la pubblicazione di “Conquer”. A distanza di sei anni da quella prima autoproduzione, i quattro artisti sudamericani tornano oggi con “Evolve” (questa volta pubblicato dalla label internazionale con sede in Lettonia Sliptrick Records), un misero migliaio di fan al seguito sui social ed un concept particolarmente attuale che, in un unico e soffocante abbraccio, tratta di critica sociale, insidie digitali e criminalità locale. Premesse croccanti e coerenti con un genere spigoloso e da sempre poco incline al compiacimento, che nella critica reattiva e nella mancanza di abbellimenti ha trovato il modo migliore per raccontare la realtà, con l’insicurezza e la rabbia che questo difficile racconto spesso accompagnano. Composto da tredici tracce, intro inclusa e per un totale di musica che eccede i cinquantacinque minuti, “Evolve” si apre con una canzone che all’aggressività unisce un suono tagliente e cristallino: il cantato di Pedro Ferreira e la batteria di Tiago Rodrigues la fanno da padrone, conducendo un assalto al quale non manca una parte melodica e che le chitarre di Sol Perez – benchè esplosive – si limitano ad accompagnare con incalzanti ed ordinate successioni di accordi.

La title track, completata da un assolo interessante del bassista Airton da Cruz che rafforza ulteriormente il pathos e la narrativa del brano, funziona davvero bene nel delimitare le caratteristiche di un thrash moderno ed assillante, ritmico e molto ben bilanciato, al quale manca forse giusto un pelo di estensione nelle parti cantate, che alla lunga tendono a diventare un po’ monocordi (“Into The Abyss”). Questa limitazione ha però il merito di mettere ulteriormente a fuoco la proposta dei quattro brasiliani, che non potendo accedere ad una grande varietà di soluzioni melodiche o cantabili, si mantiene invece focalizzata su una potenza elegante e quasi hardcore (“Seize The Pain“), forte anche del mixing clinico a cura di Russ Russel (Napalm Death, Evile, The Haunted). L’ampiezza di alcune aperture strumentali, che ben sfruttano una durata dei singoli episodi raramente inferiore ai quattro minuti, contribuisce a dare ulteriore respiro all’album che, pur mantenendosi nel solco del canone tracciato da Exodus, Kreator e – ovviamente – Sepultura, può vantare un approccio fresco e moderno, con un occhiolino che a volte sembra strizzato al prog: complici la preparazione tecnica della band, e l’affiatamento derivato da quindici anni trascorsi insieme in sala prove, “Evolve” scorre che è un generoso ed invitante piacere (“Virtual Hell” ha cori che per poco non invogliano a cantare), con alcune buone intuizioni/intenzioni melodiche come “Cheap Addiction” che sottolineano l’amore del cantante e chitarrista Ferreira per Steve Harris e Zakk Wylde. Impossibile non menzionare anche lo spettacolo offerto dalla sezione ritmica, non solo grazie ad una batteria agile e varia ma anche per la vivacità delle parti affidate al basso, che spesso acquistano un’importanza superiore a quella riservata alle sei corde.

Grazie a questo mix molto ben prodotto di classico e moderno, melodico e graffiante, tecnico e diretto (senza dimenticare la piccola componente tribal/percussiva di “Lampiao” che tutti, inutile nasconderlo, ci aspettiamo da un gruppo brasiliano), “Evolve” si presenta come un disco di grande sostanza, nel quale la palette strumentale sopperisce efficacemente all’aggressività a tratti lineare del cantato (“Eyes Of Glass”), senza distogliere dalle tematiche che i testi trattano in modo attuale, ficcante, brutalmente efficace (“Your Brain Will Fall“). Non avendo avuto – ancora – la possibilità di ascoltare il debutto avvenuto con “Conquer”, non mi è possibile descrivere in quali termini “Evolve” rappresenti un’evoluzione effettiva in termini di compattezza, esecuzione ed abilità compositiva: ciò che è possibile affermare con convinzione, però, è che questo secondo disco pare mettere bene a frutto gli anni di impegno, studio e passione in quel di Curitiba, regalando un ammirevole mix di tecnica, divertimento e riflessione che per la brillante realtà lodata da George “Corpsegrinder” Fisher dei Cannibal Corpse rappresenta un ottimo biglietto da visita e – perché no – l’inizio di un’entusiasmante scalata. Che quei 1324 fan su Facebook non si possono, suvvia, vedere.

Etichetta: Sliptrick Records

Anno: 2024

Tracklist: 01. Dawn Of A New Era 02. Evolve 03. Into the Abyss 04. Virtual Hell 05. Cheap Addiction 06. Eyes Of Glass 07. Khan 08. Bloodlust 09. Lampião 10. Real Dolls 11. Disease And Decadence 12. Your Brain Will Fall 13. Seize The Pain
Sito Web: facebook.com/royalrageofficial

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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