Kamelot: intervista a Roy Khan

Sino ad ora ho ascoltato l’album poche volte ma senz’altro il primo aspetto che intendo approfondire è quello legato al discorso testi. ‘Epica’ è un concept ispirato al ‘Faust’ di Goethe. L’album è soltanto ispirato all’opera dello scrittore tedesco oppure ripercorre più o meno fedelmente la trama dell’opera originaria?

“E’ solo ispirato, abbiamo inserito molte variazioni mantenendo buona parte dell’impianto originale”.

Quindi i personaggi dell’opera sono differenti?

“Si, nella maggior parte dei casi”.

Puoi raccontarci quindi la trama che si dipana nell’album e specificare quali sono le differenze fra lo scritto originale e la vostra interpretazione?

“Prima di tutto va detto che la nostra interpretazione è anche dovuta a motivi pratici. ‘Faust’ è il lavoro di una vita; Goethe ha scritto quest’opera nell’arco di molti anni e si tratta di un testo complesso. Noi non potevamo di certo catturare tutto quel che questo libro trasmette al lettore nei sessanta minuti di un CD. In ogni caso abbiamo cercato di lavorare nel modo migliore, per presentare la maggior parte dei punti essenziali presenti nell’opera (o almeno quelli che noi riteniamo tali) e per far ciò ti annuncio da ora che ‘Epica’ è in realtà la prima parte del concept. Nei prossimi mesi uscirà la seconda parte. Per venire alla storia narrata nell’album invece va detto subito che al posto del vecchio professor Faust troviamo il personaggio di Ariel. Questa persona è tormentata da interrogativi relativi al significato dell’esistenza, della vita, da tutti gli interrogativi universali che l’uomo affronta quotidianamente. Ariel non riesce a trovare una risposta che lo soddisfi nella religione o nello spiritualismo o ancora nel razionalismo. Così inizia a sperimentare su se stesso questa ricerca; inizia ad utilizzare droghe, qualsiasi tipo di sostanza e cade in depressione. A questo punto entra in contatto con il diavolo, Mephisto, che nella nostra versione mantiene il nome originale dell’opera. Di conseguenza Ariel stringe un patto con Mephisto per ottenere ciò che brama. Ovviamente questo patto scellerato crea ulteriori problemi alla vita di Dariel, soprattutto con Helena, la donna amata, che rappresenta l’innocenza e la purezza; al contrario Mephisto rappresenta il male, il cinismo ed il feticismo. Nel corso della storia Helena muore e ritorna nel finale, sotto forma di angelo, per salvare Ariel; questo è il finale della prima parte del concept”.

Riferendoci sempre al ‘Faust’ originale sappiamo che Mephisto riuscì ad ingannare il vecchio professore promettendogli giovinezza, potere e conoscenza. Nella vostra reinterpretazione questi sono gli stessi doni proposti ad Ariel?

“Si. Mephisto cerca di attrarre Ariel con tutte le sue arti ed io cerco di interpretarlo al meglio”.

L’ambientazione del vostro concept si pone nello stesso periodo storico dell’opera originale o nel nostro secolo?

“No… non vi sono riferimenti a nessuna epoca precisa. Preferiamo non inserire la trama in un contesto storico particolare perché il significato, il messaggio del ‘Faust’ è universale”.

I tre personaggi presenti sulla cover di ‘Epica’ sono Ariel, Helena e Mephisto?

“Si”.

Così il personaggio del diavolo viene per voi interpretato da una seducente donna…

“Esatto. Abbiamo deciso di rappresentare il male con questa identità femminile; una seducente donna come diavolo è senz’altro accattivante per il povero Ariel”.

Per riscrivere e rivedere completamente il ‘Faust’ avete lavorato solo un anno, ossia nel periodo seguente l’uscita del precedente platter ‘Karma’?

“No, no, no. Abbiamo iniziato a lavorare a quest’idea dall’ uscita di ‘The Fourth Legacy’. Nel 2000 ho letto l’opera di Goethe e l’ho trovata perfetta per realizzare un concept che fosse aderente al tipo di atmosfere che può creare un gruppo come il nostro. L’autore è veramente un classico e il suo stile si abbina alla perfezione al mio stato ‘animo di questi ultimi anni. Dopo aver letto il libro l’ho passato a Thomas (Youngblood, il chitarrista) che ne è rimasto altrettanto entusiasta. Abbiamo iniziato a lavorare insieme al concept, che però diveniva sempre più complesso ed abbiamo capito che avremmo potuto iniziare a lavorarci a ritmo serrato solo dopo’ l’ uscita di ‘Karma’. A quel punto, per la complessità di quanto volevamo proporre, abbiamo deciso anche di presentare il concept in due parti. ‘Epica’ è chiaramente la prima parte”.

Cosa ne pensi della frase di Goethe “la soluzione di un problema è un altro problema”?

“Immagino si riferisca ai problemi che dobbiamo affrontare nella nostra vita, agli interrogativi che incontriamo ed alla ricerca delle risposte; ad esempio… perché siamo qui?”

Goethe è una figura importantissima per lo Sturm und Drang ed il romanticismo. Egli scrisse che tutti i suoi lavori, tutti i suoi scritti erano stati il prodotto di un lungo lavoro di autoanalisi e che erano tutti frammenti di un’unica grande confessione. A tuo avviso quest’idea può essere applicata alla musica? Vedi le tue opere come tanti frammenti di un solo disegno?

“Può darsi, può darsi… i più grandi artisti sono coloro i quali sono riusciti ad aprire se stessi al resto del mondo, a far conoscere la loro sensibilità… questo è veramente difficile. Per me è importante l’obiettivo, ossia ciò che voglio realizzare e ciò che posso realizzare. I cambiamenti sono importanti e quindi non sempre tutto per me fa parte di un unico disegno”.

Per esempio… cosa vuoi trasmettere ai tuoi ascoltatori con la tua musica, la tua arte, il tuo stile nel canto? Probabilmente alcune emozioni in particolare?

“Probabilmente non alcune emozioni in particolare, ma sicuramente emozioni che le persone possano riconoscere a seconda delle proprie sensibilità … sicuramente emozioni fisiche, ma non solo. Noi abbiamo una mente, idee, valori, cuore… ognuno di noi deve potersi esprimere e ricevere stimoli che possano colpire i punti giusti… magari vorrei stimolare la possibilità per le persone di porsi interrogativi interessanti sulla propria esistenza”.

Parlando ora delle composizioni dell’album vorrei sottolineare come di fatto ci sia per l’ennesima volta un’ampia gamma di scelte sonore, di soluzioni che rendono ricco il vostro sound. In ogni vostro album riuscite sempre ad inserire alcune innovazioni; in ‘Epica’ abbiamo un pezzo magistrale come ‘Lost & Damned’, in cui inserite una fisarmonica ed un vero e proprio accenno di tango; nella ballad acustica (‘The Coldest Winter Night’), poi, inserite il jembe, a livello di percussioni, e donate un pathos completamente differente al lento, decisamente più caldo e raffinato…

“Si, cerchiamo sempre di innovarci e di stupire il nostro ascoltatore. La fisarmonica che tu ascolti nell’album è il bandoneon argentino, uno strumento che può senz’altro esaltare nel migliore dei modi l’inserto di tango di ‘Lost And Damned’. Questo brano doveva avere un particolare effetto; mi spiego: a questo punto del concept Helena si avvicina a Ariel e lo vuole conquistare, ammaliare. Di conseguenza abbiamo pensato ad un sound fascinoso ed accattivante come il tango, per render nel migliore dei modi questo passaggio. Helena vuol salvare il suo rapporto con Ariel, minacciato dal diavolo, e usa tutte le arti sensuali di cui dispone. Nella ballad Ariel ed Helena si incontrano nuovamente e la scena è molto romantica e drammatica; il suono caldo delle percussioni africane rende bene, anche in questo caso, quanto sta accadendo; in generale tutto il mood dell’album è estremamente malinconico e tragico, non c’è molta luce nella prima parte del concept”.

Ho sempre apprezzato il tuo stile nel cantato; raramente ti si sente cantare in modo sguaiato e cercare l’acuto in modo esasperante come capita per molti tuoi colleghi. Tu hai sempre cercato di “interpretare” i pezzi, di dar loro profondità. In quest’album questa caratteristica viene ulteriormente esaltata poichè il fattore concept fa emergere ancor di più questo tocco teatrale-interpretativo. Sei d’accordo?

“Assolutamente si. Non amo moltissimo lanciarmi in acuti senza senso. Oddio… all’inizio, quando facevo parte dei Conception, spesso cantavo come i classici singer di power metal. Ora non trovo più lo stesso brivido nel cercare di sembrare una “sirena”. Credo si tratti di un naturale processo di maturazione”.

Qual’è la canzone che ti rende più orgoglioso a livello di interpretazione… per la tecnica, il sentimento che esprime…

“Difficile da dire…. ‘Farewell’ per esempio… che è molto varia; comunque non so…. anche ‘Descent Of The Archangel’… mi soddisfa parecchio. In questa canzone che trasmette molta forza o potenza credo di aver lavorato bene, così come anche in ‘The Coldest Winter Night’, dove credo di aver trasmesso bene la sensualità e la drammaticità del momento. In genere sono molto soddisfatto della mia interpretazione in questo album.”

Per la terza volta avete lavorato, a livello di produzione con Miro e Sascha Paeth. Vi trovate così bene con loro? Anche la seconda parte del concept verrà realizzata con il loro contributo?

“Si, certo. Sono persone estremamente professionali, che sanno far rendere al massimo il sound di una band”.

Per te è quindi importante cercare la perfezione? La musica è molto importante per te?

“Beh, si, senza esagerare. La musica è la mia vita, ma non è l’unica arte che mi rapisce”.

A quali altre forme d’arte di interessano?

“Mi interessa molto la pittura”.

Il tuo pittore preferito?

“Nessuno in particolare… anzi… apprezzo molto Rembrandt, ma anche tutti gli italiani, da Giotto in poi”.

Ok, avrei altre dieci o venti domande da porti ma forse il tempo a nostra disposizione è finito…

“Già… ah, ah, ah… comunque continueremo con la prossima parte del concept…. mi raccomando fatti vivo quando verremo a suonare in Italia!”

leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

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