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Rotting Christ – Recensione: Rituals

Nuovo album per la compagine ellenica capitanata da Sakis Tolis (voce e chitarra), vero e proprio motore di questi Rotting Christ, accompagnato dal fratello Themis alla batteria, da Van Ace al basso e George alle chitarre: “Rituals”, seguito da Jens Bogren al mixaggio e al mastering e pubblicato sotto l’egida della Season Of Mist segna il ritorno della band in pompa magna, con una nuova manciata di canzoni che non replica i fasti del loro masterpiece “AEALO” ma si fa apprezzare per l’atmosfera e l’ottima realizzazione.

Numerosi gli ospiti presenti su questa nuova prova e grazie a loro tutto assume una coralità ancora maggiore, quasi ci si trovasse sopra un palcoscenico vero e proprio per la rappresentazione di una tragedia classica: in “Ἐλθὲ Κύριε (Elthe Kyrie)” l’attrice Danai Katsameni, del teatro nazionale greco, fornisce una prova magistrale recitando in una tempesta lirica con la parte cantata da Sakis in perfetto equilibrio fra melodia e potenza, in mezzo a strumenti etnici e con la coda di un assolo scorrevole e ben riuscito.

L’iniziale “In Nomine Dei Nostri” si apre in maniera tribale fra percussioni e voce proseguendo con un assalto frontale guidato dalla batteria furiosa, contornato da un assolo epico e dalle tastiere che accompagnano la comparsata di Magus dei Necromantia; Vorph dei Samael declama liriche di Baudelaire in “Les Litanies De Satan (Les Fleurs Du Mal)”, che presenta al centro cannonate maestose e fa rientrare la formazione nei ranghi prima del finale, quasi ci si ripreparasse ad un altro attacco. Nick Holmes dei Paradise Lost fornisce il suo contributo nella notevole “For A Voice Like Thunder” mentre Kathir dei Rudra (band di Singapore) officia la lugubre cerimonia in nome di oscure ed irridenti divinità in “देवदेवं (Devadevam)”.

Ci sono oscurità, elementi tribali, strumenti etnici che fanno capolino e una liricità generale che rendono questo “Rituals” un buon disco, anche se difficilmente riproducibile tout-court in sede live: forse ai più avvezzi al suono della band potrà balzare all’orecchio una certa ridondanza di strutture mutuate dalle prove precedenti ma il mood generale è costruito in maniera eccelsa. Bentornati, Rotting Christ, oscuri profeti dell’epica mediterranea.

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