Rammstein – Recensione: Rosenrot

I Rammstein godono ormai di larghi, spesso incondizionati consensi presso una certa parte di (a)critica ritardaria. Una critica capace di ignorarli e liquidarli nei momenti significativi della loro discografia, proprio quando mostravano una visione originale e distintiva, salvo apprezzarli oggi: quando ogni vena creativa e gusto estetico vengono meno tra risciacqui di già sentito e bordate senza ritorno nel kitsch.

Questa affermazione anticipa un giudizio su Rosenrot che, purtroppo, non può che essere negativo. Da ‘Sehnsucht’ a oggi, i Rammstein sono passati da grande act industrial a redditizia macchina industriale, che deve sfornare album. E si ostinano a farlo senza l’avviso di nuovi produttori, e sprovvisti di una coscienza musicale capace di annusare quanto il troppo stroppia. Conscio della propria formula riconoscibile, il gruppo ha fissato le coordinate definitive su ‘Reise Reise’: un lirismo kraut dominante, dal gusto pseudo-industriale dominato dal grottesco e venato qua e la di virate eccentriche. In realtà la formula ‘Reise Reise’, a chi ha seguito i Rammstein dagli esordi, non appariva il raggiungimento di una dimensione definitiva, quanto il rischio di stagnare in terreni paludosi. Ma c’è di peggio. Nel suo essere un non dichiarato volume secondo,’ Rosenrot’ apparirà detestabile a chiunque, fan inclusi, avrà il coraggio di ammettere che dagli scarti creativi di un album non è possibile ricavarne uno nuovo mettendoci un fiocchetto fresco.

Ora, non tutto l’album è in negativo. ‘Benzin’ è ottima. Rumorista, oscura e molesta, si accorda bene anche nel testo pseudo-futurista alla tematica della ramming machine teutonica assetata solo di… carburante, e disposta o sorvolare su ogni altro eccesso stereotipico del mito della rockstar (droga, alcol, donne). ‘Zerstoren’ è pur sempre copia di ‘Zwitter’, con una melodia russa appiccicaticcia a la Moskau e proclami tragici fuori misura: ma funziona comunque. Fatti salvi questi pezzi e ‘Mann Gegen Mann’, però, il restante, riciclato romanticismo della metafora del viaggio suona ormai terribilmente stantio.

‘In Spring’ e ‘Wo Bist Du’, e in generale in tutto l’album i nostri tentano di costruire progressioni tragiche e melodiche alternandole con passaggi elettronici e siringandoli col consueto testosterone, ma ormai i pezzi risultano semplicemente noiosi e kitsch.

Questo e Reise Reise sono due album della stessa enunciazione: “life ist wunderbar around the world”. Si ascolti Ein Lied: i Rammstein sono un live act pirotecnico e hanno un nome unico e affermato, forgiato in album unici, quindi si divertono nei backstage e oggi ci vogliono vendere pure le ciambelle uscite senza buco. ‘Rosenrot’ è l’album indecente che deriva da questa presunzione. È insieme ristagno e riciclo. Infine: le poesie di Goethe, le puttane spagnole e le fiabe dei Grimm potranno andar bene ai Rammstein come cocktail, ma per lo stomaco dell’ascoltatore sono un boccone indigeribile.

Voto recensore
5
Etichetta: Universal

Anno: 2005

Tracklist:

01. Benzin
02. Mann Gegen Mann
03. Rosenrot
04. Spring
05. Wo bist du
06. Stirb Nicht von Mir
07. Zerstören
08. Hilf Mir
09. Te quiero puta
10. Feuer & Wasser
11. Ein Lied


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