Ronnie Atkins – Recensione: Trinity

Ronnie Atkins, cantante danese già noto per la sua lunga militanza nei Pretty Maids, ha saputo dare vita ad uno dei percorsi solisti più convincenti ed interessanti che abbiamo avuto il piacere di ascoltare nel recente passato: sia il suo debutto con “One Shot” (2021) che il successore “Make It Count” (2022) sono stati infatti accolti con grande favore, non solo per le loro qualità intrinseche, ma anche per il modo in cui essi si rendevano in un certo senso complementari rispetto a quanto offerto dallo stesso Atkins con i Maids. Inutile negare, infine, il peso che una diagnosi medica ricevuta ormai tre anni fa ha esercitato su questa nuova produzione: è forse anche in virtù di essa, infatti, che la carriera solista è diventata anche un modo di veicolare sensazioni e sentimenti sulla vita e l’attualità derivati da una nuova percezione delle cose, e della loro ineluttabile volatilità. Alla drammatica leggerezza con la quale tutto appare e scompare, nelle nostre esistenze ed in quelle delle canzoni, Atkins ha risposto con un rock sempre solido, con testi pieni di significati ed interpretati con passione, supportato da un team di navigati professionisti. E da questo punto di vista “Trinity” non intende fare alcuna eccezione, suonato da alcuni dei musicisti più affidabili della scena scandinava e prodotto da un duo (Chris Laney e Jacob Hansen) con innumerevoli lavori di successo alle spalle. Introdotto da una cover che forse non brilla per originalità, “Trinity” è stato composto quasi interamente alla chitarra e promette di essere più pesante delle due uscite precedenti: la sua title-track è un episodio immediatamente corale che abbina con molto mestiere un’impostazione sinfonico/pop con l’orecchiabilità del suo ritornello, non memorabile nella sua interezza ma perfetto per spianare la strada ai quasi cinquanta minuti che seguono.

Ancora una volta il rock solista di Atkins si caratterizza per la trasmissione efficace di concetti ed atmosfere che gli sono biograficamente più vicini: le sue melodie comunicano sempre un senso di sfida e struggimento (“The Unwanted”), ed è nei ritornelli che si trova la forza di reagire alle difficoltà (“Godless”) ritrovando la parte migliore di noi stessi. La sua voce graffiante, unita a melodie sempre efficaci ma non propriamente catchy, dà vita ad un quadro solido ed elegante, nel quale l’enorme cura per gli arrangiamenti (“Ode To A Madman”), unita alla perfezione formale con la quale tutto è rappresentato, regala uno spettacolo ancora una volta degno dell’artista e di una carriera di oltre quarant’anni (“Raining Fire”). Rispetto ai due album precedenti “Trinity” suona più rifinito e complesso, senza però perdere nulla in termini di godibilità: cori, tastiere, drumming, elementi elettronici… in questa occasione il livello compositivo sembra elevarsi ulteriormente, offrendo un’esperienza ancora più scenografica e vibrante. Suoni e melodie si intrecciano in un insieme avvolgente e carico di incontenibile energia (“Shine”), brillante in tutte le sue componenti – come spesso accade alle parti di basso a cura di Pontus Egberg – e per questo meno stancante di quanto la somma delle sue parti potrebbe far presagire. Non mancano in ogni caso episodi più lineari, posti nella seconda parte della scaletta (“If You Can Dream It”) che fungono da eccellente raccordo con quanto proposto nei due album precedenti: da questo punto di vista “Trinity” si pone come terzo tassello di una produzione che, quando valutata nella sua interezza, assume una valenza ancora maggiore. Ogni lato è indagato ed ogni possibilità espressa, il cerchio si chiude con perfezione disarmante e, alla fine, si ha davvero l’impressione di aver assistito ad una storia umana che va ben oltre quanto raccontato dalle note.

Se anche questo nuovo lavoro perde qualcosa in termini di affilatezza e sudore, per l’opulenza con la quale è stato prodotto, il piacere che si ricava contemplando questo spettacolo e rispettando il suo vissuto si può definire diverso ma di certo non minore: questo terzo album si fa largo più attraverso il cervello che non lo stomaco, insomma, ma non mancherà di coinvolgere tutti gli amanti di un hard rock totale, composto ed eseguito con classe cristallina (“Soul Divine”), sincero nei suo slanci e poeticamente analitico nel racconto del cambiamento. Nonostante una rigorosa interpretazione dell’attività imporrebbe di valutare un disco per quello che è, la storia di Atkins ed in particolare quella recente legata alle vicende personali che egli ha deciso di condividere, non può essere ignorata. Soprattutto nel momento in cui la sua visione della vita si intreccia in modo così pesante con la produzione solista (“Sister Sinister” è una sintesi meravigliosa che spaventa ed ammalia), rendendola ancora più interessante dal punto di vista dell’approccio esistenziale, dei significati, del quotidiano e delle prospettive future. Se da un lato ascoltando “Trinity” non si registra niente di particolarmente originale, la cura con la quale l’album è stato assemblato e differenziato dagli episodi precedenti testimoniano ancora una volta l’integrità dell’artista, lo spessore dell’uomo e la generosità con la quale la sua musica ci accoglie, con un abbraccio che ogni volta potrebbe essere l’ultimo.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2023

Tracklist: 01. Trinity 02. Ode to a Madman 03. Paper Tiger 04. Soul Divine 05. Via Dolorosa 06. Godless 07. Shine 08. If You Can Dream It 09. Sister Sinister 10. Raining Fire 11. The Unwanted 12. What If
Sito Web: facebook.com/RonnieAtkinsOfficial

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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