Dirty Rig – Recensione: Rock Did It

Aprire un disco con un brano intitolato ‘Suck It’: ecco un ottimo modo di chiarire subito quali sono le carte in tavola. Rock duro, quasi metal, forse troppo riminescente di Ac/dc ed Aerosmith per piacere ai punk e decisamente troppo rozzo e sporco per piacere agli amanti dell’hair metal e del glam – questa è la proposta dei Dirty Rig. Il frontman di questo quartetto è il mitico Kory Clarke, indimenticato leader dei Warrior Soul, che messe da parte le tematiche politiche ha prestato la sua voce roca e graffiante a questo combo dedito alla più classica esaltazione del trittico sex-drugs-rockandroll.

Musicalmente i Dirty Rig sono un Caterpillar, la potenza esagerata non viene mai meno e i membri della band sembrano fare a gara a chi è in grado di spingersi più in là nei territori dell’eccesso, tra linee di basso telluriche, vocals urlate e assoli letteralmente incendiari. I brani in generale sembrano sempre richiamare qualcosa di già sentito (forse i Circus Of Power?), ma non per questo risultano meno gradevoli. In particolare è fenomenale la title track, quasi una dichiarazione d’intenti per la band, ma si fanno apprezzare anche la divertente ‘Dogs’ e ‘Drunk Again’, che richiama alla mente alcuni fortunati episodi dei Motorhead. Solo in un’occasione i Rig provano a rallentare, con la pseudo-ballad ‘Cities’, ma è chiaro che i territori musicali in cui si trovano più a loro agio i quattro sono altri.

La voce alcoolica di Clarke è perfetta per il genere e le tematiche dei Dirty Rig: solo chi ha una certa credibilità da strada può cantare di birra, donne e risse senza suonare forzato o ridicolo, e decisamente sentendo quest’album Kory sembra parlare proprio ci ciò cui ha dedicato la vita.

Voto recensore
7
Etichetta: Escapi/Self

Anno: 2006

Tracklist: 01. Suck It
02. Drunk Again
03. Just A Star
04. Dogs
05. Rock Did It
06. Hot Porno Star
07. Throw Down
08. Cities, Scenes And Thieves
09. If You See Kaye
10. Pennsyltucky

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