Road Syndicate – Recensione: A Shot Of Rock’n’Roll

Nati nel Settembre 2018 dalle ceneri dei precedenti Dr. Speed, i Road Syndicate sono un quartetto formato da esperti musicisti della scena romana, il cui debutto discografico è avvenuto nel 2020 con la pubblicazione di “Smoke”, seguito a due anni di distanza da “Vol. II”. Nota ed apprezzata anche per l’intensa attività “virtuale” che l’ha vista impegnata ad esibirsi online durante il difficile periodo della pandemia, la band fronteggiata da Lorenzo Cortoni si ripresenta oggi all’appuntamento con il terzo album, che per molti identifica quello dell’auspicata, definitiva conferma. Composto da dieci tracce, per una durata che rasenta i quaranta minuti, il disco si apre con una “Here Comes The Band” che rappresenta un omaggio genuino al rock più classico e brillante: dalla leggerezza primaverile dei testi all’accattivante linea di basso, il pezzo è fatto soprattutto per accogliere e divertire come una serata al luna park, compiti nei quali riesce peraltro piuttosto bene. Rispetto al passato, il suono dei Road Syndicate appare in questa occasione più rotondo e rifinito, non propriamente esplosivo a causa di una produzione funzionale (e dei file criminalmente limitati a 192kbps, che siamo nel 2024 e mi rimane sempre da sapere il perchè) ma accattivante quanto basta per condurre l’ascoltatore su quei lidi a stelle e strisce che da sempre sono cari alla formazione romana.

A partire da una graffiante “Shot Of R’n’R” debitrice dei grandi classici (a me sono venuti in mente i Lynyrd Skynyrd), si capisce che con il tempo anche i riferimenti dei Road Syndicate si sono fatti più ambiziosi, una circostanza confermata in una certa misura dalla presenza degli ospiti Helena Pieraccini (ai cori), Luciano Gargiulo (all’organo Hammond) e Gabriele Pistilli (sassofono): e, ancora più importante, l’entusiasmo e la vitalità che traspaiono dall’intera scaletta (con una “Faster” che mi ha ricordato il rock che Ted Nugent suonava agli inizi degli anni novanta) restituiscono con efficacia il senso di una comunità e di una passione autentica e condivisa, che forse ha aiutato questa ed altre formazioni a superare i travagli di un periodo in cui esibirsi dal vivo era per forza di cose impossibile. Tra i momenti che più beneficiano di questo apprezzabile amalgama vi sono gli scambi tra la voce di Lorenzo ed i cori affidati ad Helena (“Hungry Like The Wolf” è una cover dei Duran Duran rivisitata con ottima personalità), arrangiati con un gusto ed un’eleganza che vanno ben oltre l’immagine rustica degli esordi, e che quasi mettono i romani davanti ad un bivio. La mia impressione, anche soffermandomi su episodi di classe e spessore come “The Fighter” (che avrei ascoltato volentieri su vinile, come un vecchio disco degli Eagles o di Eric Clapton), è che i nostri abbiano finalmente deciso di diventare grandi, scegliendo il 2024 come l’anno che li vedrà fare il grande salto verso un percorso più personale e sfidante che è, come questo disco testimonia, senza dubbio alla loro portata. Senza tradire l’anima stradaiola e divertita che fa ancora irriverente capolino (“Adrenaline” è l’episodio più hard rock con il quale si congedano), ma inserendo tra le note anche realtà ed asperità del loro quotidiano, che nella Capitale immagino ricco di spunti e tormenti e visioni corrotte tanto quanto un assolato tramonto sulla west coast.

Tanti sono i rimandi al rock statunitense che ai Road Syndicate è stata spesso imputata una certa mancanza di personalità e di introspezione: bene, a questo proposito il nuovo album non sembra voler farsi trovare impreparato, perché brani malinconici come “I’m Alive” ed altri più immediati ed irresistibilmente sfiziosi come “Holy Ground” (sospesa tra una strofa dal carattere southern ed un ritornello dal sapore disco) sembrano fatti apposti per portare allo scoperto rispettivamente l’anima più intima e coraggiosa dei quattro, capaci a tutti gli effetti di smarcarsi stilisticamente per proporre qualcosa di più personale e fuori dagli schemi angusti nei quali alcune vecchie recensioni avrebbero voluto inquadrarli. In virtù di questo atteggiamento, che sembra virare – ma delicatamente e con consumata circospezione – verso nuovi e più romani lidi, “A Shot Of R’n’R” non è ancora il disco definitivo, ma quello educatamente ribelle che a mio parere sancisce la definitiva volontà dei nostri di compiere un altro step alla ricerca dell’equilibrio perfetto tra l’amore per il rock più brillante e genuino che li ha messi e tenuti insieme (“Smilin’ Devil”) e la necessità di consegnare ai posteri qualcosa che racconti di Lorenzo, di Fabio, di Giulio e di Cristiano. Perché è mettendoci l’anima, che insieme salveremo il rock.

Etichetta: Elevate Records

Anno: 2024

Tracklist: 01. Here Comes The Band 02. Shot Of R’n’R 03. Faster 04. I’m Alive 05. Holy Ground 06. Smilin’ Devil 07. Hungry Like The Wolf 08. The Fighter 09. Before The Morning 10. Adrenaline
Sito Web: facebook.com/RoadSyndicate

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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