Rival Sons: “Baby Boy” – Intervista a Scott Holiday

I Rival Sons sono sicuramente una delle pochissime nuove band rock’n’roll ad aver raggiunto in pochi anni un successo ampio e meritato, raggiungendo un pubblico decisamente trasversale. Ai tempi di “Pressure And Time” venivano definiti come gli eredi dei Led Zeppelin, ma disco dopo disco la band ha dimostrato di avere una forte personalità, con un sound in continua evoluzione che spazia dal soul, all’hard rock, al blues, jazz: fondamentalmente buona musica. Il nuovo album “Hollow Bones” uscirà domani in tutto il mondo, questo è quello che ci ha raccontato il chitarrista della band, Scott Holiday.

Ciao Scott, siamo qui ovviamente per parlare del vostro nuovo album “Hollow Bones”. Partiamo dalla sua genesi: durante l’autunno scorso avete cancellato la prima parte del tour con i Deep Purple e siete entrati in studio.

Sì, avevamo fissato l’intero tour insieme a loro ma dovevamo trovare il tempo per andare in studio a registrare il nuovo materiale, quindi abbiamo deciso insieme a loro di raggiungerli un paio di settimane dopo. Quindi ci siamo chiusi in studio tre settimane a Nashville per registrare “Hollow Bones” e poi siamo tornati in Europa con i Deep Purple.

A mio parare Great Western Valkyrie è stato un grande passo in avanti in termini di songwriting ma dava l’impressione di essere un po’ troppo prodotto, mentre Hollow Bones sembra più grezzo e concreto. Avete cambiato il vostro approccio in questo caso?

Non esattamente. Ogni volta che entriamo in studio ci sono sempre nuove idee e nuovi input. In realtà però non c’è stato un cambio di rotta. Certamente però la differenza di sound si sente ma non è stato qualcosa di deciso a priori. Great Western aveva una produzione differente ma c’è sempre Dave Cobb in cabina di produzione. Semplicemente il sound di Hollow Bones ci rappresenta al meglio per come siamo ora e così era anche Great Western in quel preciso momento.

Anche l’artwork segna una svolta abbastanza netta, con un approccio più sofisticato e artistico rispetto al precedente.

Sì, ci è piaciuto molto il lavoro svolto da Martin Wittfooth, l’artista che ha disegnato la front cover. L’abbiamo visto e scelto nel bel mezzo delle registrazioni dell’album e ci ha subito colpito. Onestamente preferisco lasciarne all’ascoltatore l’interpretazione, secondo me si accompagna perfettamente alla musica dell’album.

Andiamo più in profondità nei brani. Partirei da “Hollow Bones”, di cui troviamo una Part 1 e una Part 2.

Certamente. Tra i due brani in realtà musicalmente non ci sono grandi connessioni ma sono uniti dal testo di Jay. Anche il mio modo di suonare la chitarra cambia nei due brani, con una parte più oscura dell’altra. La seconda parte è nata in modo molto spontaneo, stavamo jammando in studio ed è uscita liberamente. Penso che possa essere descritta come una vera e propria canzone live perché cattura esattamente quel feeling, senza overdub. Pura improvvisazione. La prima parte invece è opera mia, un brano nato praticamente in poco più di venti minuti; poi con Micheal (Miley, batterista della band) ci abbiamo lavorato insieme altri venti minuti e il brano era praticamente pronto. Ci ha aggiunto poi le sue parti Jay, la settimana successiva. Una cosa sempre molto veloce e spontanea.

Un altro brano brano che mi è piaciuto molto è “Pretty Face”, onestamente mi ha ricordato l’approccio ruvido del primo album.

E’ un ottimo brano, uno dei miei preferiti insieme a Baby Boy. Onestamente questi due brani sono due momenti in cui ho deciso di fare qualcosa di inusuale, che non replicasse nulla di quanto avessimo già proposto. Forse il feeling è più diretto, ma musicalmente per me è stato qualcosa di nuovo. Jay stava suonando alcune cose al basso e io ho iniziato a seguirlo ma in modo abbastanza astratto, uscendo dal solito schema rock’n’roll. I due brani insieme sono a mio parere un preciso capitolo dell’album.

Ancora procederei con “Fade Out”, che descrive perfettamente il lato più soft ed emozionale dei Rival Sons.

E’ uno dei miei brani preferiti dell’album. L’ho scritto insieme a Jay e continua il discorso iniziato con “Destination On Course” del precedente album. Lungo tutta la mia carriera di musicista ho incorporato delle influenze e qui puoi chiaramente sentire quella dei Kansas, ma non solo. E’ una sorta di omaggio, a brani ad esempio come “Cortez The Killer” di Neil Young. Sono contento di avere scritto un pezzo del genere perché in qualche modo rappresenta bene il mio songwriting e la mia storia.

Dallo scorso tour avete un quinto musicista sul palco, il tastierista Todd Ögren-Brooks. Ha partecipato alle registrazioni dell’album? Possiamo considerarlo un membro dei Rival Sons?

Sì ha preso parte alle registrazioni dell’album. Per il precedente Great Western Valkyrie non c’era stato modo e tempo di coinvolgere Todd in studio quindi si è unito a noi on the road. Per Hollow Bones ha partecipato invece attivamente e ci seguirà ovviamente anche in sede live; al momento però non è ancora un membro permanente dei Rival Sons, anche se siamo grandissimi amici.

Siete ancora sotto contratto con Earache, non pensate che sia arrivato il momento di passare a una major per il futuro?

Probabilmente stiamo arrivando a quel punto. Da quando abbiamo firmato per Earache, sia noi che la casa discografica ci siamo ingranditi ed espansi moltissimo. Earache ha iniziato a mettere sotto contratto diverse importanti band rock’n’roll ed è praticamente passata dall’essere un’etichetta puramente metal ad avere un roster decisamente più orientato verso il rock’n’roll. Ci siamo sempre trovati bene con loro e penso che sia una situazione veramente cool, alla fine è una delle poche label indipendenti che lottano e che stanno anche crescendo. Se dovesse manifestarsi la necessità e la possibilità di spostarsi verso una major comunque vedremo il da farsi.

Ora siete in tour con i Black Sabbath per il loro The End Tour, una cosa veramente speciale per qualsiasi band. Come sta andando?

Alla grande. Siamo ancora nella prima parte del tour (ndr, l’intervista si è svolta nel mese di aprile), negli States ed è veramente una situazione incredibile. Sono sempre stato un fan dei Sabbath, fin da quando ero piccolo. Sarebbe stato bellissimo essere in tour con loro in un tour normale; così è fenomenale, fantastico. Loro sono gentilissimi e veramente super-disponibili.

Avete già pianificato un tour da headliner per il dopo Sabbath?

Attualmente no perché questa cosa andrà avanti ancora a lungo e quindi al momento non ci abbiamo ancora pensato. Suoneremo sicuramente alcuni show da headliner durante il tour, nei day off dei Sabbath e in quelle occasioni avremo modo di suonare una buona fetta dell’album nuovo. Cercheremo comunque di proporre qualche estratto anche durante i concerti a supporto dei  Black Sabbath e poi si vedrà.

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tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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