Arch Enemy – Recensione: Rise Of The Tyrant

Tra gli Arch Enemy ci deve essere qualcuno che ha cervello da vendere. Si, perché il rischio dopo un album come ‘Doomsday Machine‘ era quello di vedere un’altra band sfilare lontano alla ricerca di un’evoluzione “commerciale” improbabile, strada che avrebbe previsto canzoni semplificate e suoni sempre più gonfi. Una scelta che si sarebbe trovata in evidente controtendenza in una scena metal che sta finalmente ricominciando a prendere in considerazione la chitarra come strumento da utilizzare per qualcosa di più dei pochi accordi ultra-pompati.

Al contrario vediamo salire in cattedra oltre ogni previsione la coppia di asce dei frattelli Amott, mai così tanto protagonisti e liberi di disegnare melodie affascinanti affini al metal classico e riffing aggressivo ai confini tra death, speed e thrash. In mezzo ai mille cambi di tempo e alle aperture armoniche troviamo disseminati assoli magistrali, figli di gusto e tecnica sopra la media. Moltissimi i registri di suono cambiati, a volte anche nello stesso brano, e altrettante sono le soluzioni diversificanti che portano spesso l’evoluzione delle canzoni verso passaggi inaspettati e assolutamente emozionanti. Molto ben congeniati sono anche le parti più atmosferiche, che altrove avremmo definito di derivazione progressiva, ma che qui vengono spesso utilizzate solo come mini-interludi per aggiungere un mood darkeggiante che si accompagna a meraviglia con il contesto.

La sensazione è che la band abbia voluto riavvicinarsi alle proprie radici per proporre così una versione svecchiata e dinamica del metal classico in ogni sua forma. Tra tanta varietà purtroppo spicca per contrasto la monotona voce di Angela Gossow. Per quanto il suo modo di cantare sia incredibilmente aggressivo per una donna è anche vero che il contesto richiederebbe in molti passaggi (basta ascoltare il singolo ‘Revolution begins‘) armonie più complesso che lei non è in grado o non vuole proporre. In ogni caso si tratta di un limite sopportabile che non va ad inficiare più di tanto la bellezza di un’opera che nella sua tipologia resta tra le cose migliori ascoltate nell’annata in corso.

Voto recensore
7
Etichetta: Century Media / Emi

Anno: 2007

Tracklist:

01. Blood On Your Hands

02. The Last Enemy

03. I Will Live Again

04. In This Shallow Grave

05. Revolution Begins

06. Rise Of The Tyrant

07. The Day You Died

08. Intermezzo Liberte

09. Night Falls Fast

10. The Great Darkness

11. Vultures


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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