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Revolution Saints – Recensione: Rise

Dietro al monicker dei Revolution Saints troviamo il super gruppo formato da Deen Castronovo (The Dead Daisies, ex componente dei Journey, Bad English), alla voce e batteria, Doug Aldrich (The Dead Daisies, Burning Rain, ex membro dei Whitesnake e Dio) alla chitarra e Jack Blades (Night Ranger) al basso alle prese con il loro terzo lavoro intitolato “Rise”, in uscita tramite la prestigiosa Frontiers Records. Dopo l’ottima accoglienza ricevuta dai due precedenti platter, di cui l’ultimo, “Light In The Dark”, uscito due anni fa, c’era molta attesa tra gli amanti dell’ hard rock melodico per questo nuovo dischetto e possiamo affermare senza alcun dubbio che troveranno pane per i loro denti in queste undici nuove composizioni.

Ad aprire le danze ci pensa “When The Heart Has Gone”, scelto anche come primo singolo, ed è un brano che scalda la pista con il suo ritmo tirato e dove Castronovo stende al meglio la sua ugola ben accompagnato dai riff AOR pieni di brio a cura del bravo Aldrich, a cui segue l’accattivante e potente power ballad “Price We Pay”, che si stampa subito in testa, merito di un ritornello semplice e allo stesso tempo vincente. Con la dirompente titletrack si unisce la melodia e un senso di virile epicità in riff robusti accompagnati da una sezione ritmica sempre precisa e compatta, grazie anche alla produzione di Alessandro Del Vecchio, che dà maggiore spessore ad uno dei migliori pezzi di questo album.

Seguono due composizioni meno tirate ma dall’appeal straordinario, come l’ariosa “Coming Home” e la ballata “Closer”, mentre con “Higher” si ritorna ad un approccio più diretto e sbarazzino in un brano energico ed accattivante quanto basta a farvi muovere il piedino in modo irrefrenabile. Nella grintosa ma controllata ballad “Talk To Me” troviamo la partecipazione di Lunakaire, che in molto sentito e coinvolgente affianca Castronovo alla voce. L’album non perde in qualità neanche nella parte finale, infatti troviamo la spumeggiante e melodica “It’s Not The End (It’s Just The Beginning)”, song che infonde un messaggio positivo e di speranza e in cui spicca un assolo centrale molto riuscito da parte del bravo Aldrich.

I restanti episodi si snodano su queste coordinate stilistiche, non mancando di catturare l’attenzione, come nel caso della dinamica “Million Miles” o nella conclusiva ed intensa ballata al piano “Eyes Of A Child”, scritta in collaborazione con Tommy Shaw degli Styx. Detto questo, il responso per questo nuovo album è assolutamente positivo e ci riconsegna una band in forma strepitosa che non lascerà indifferenti gli amanti del genere, merito di una ottima interpretazione fornita da questi grandi artisti.

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