Metallus.it

Revolution Saints – Recensione: Light In The Dark

Torna con rinnovato vigore il supertrio che risponde al nome di Revolution Saints, progetto nato per dare il giusto risalto al talento vocale di Deen Castronovo (più conosciuto per la sua maestria dietro al drumkit, che ha dimostrato in decine di album) e che nel giro di un paio d’anni, grazie al supporto di Frontiers Music e la direzione artistica di Alessandro Del Vecchio.

Già durante l’esibizione all’ultimo Frontiers Festival i nostri avevano confermato di essere al lavoro su un nuovo album e “Light In The Dark” è ora tra le nostre mani. Inutile commentare il know-how melodico insito nel dna di questi musicisti mentre è da sottolineare il “tiro” di alcuni riff di Doug Aldrich, tipo l’iniziale title track e altrettanti assolo di pregevole fattura (“Don’t Surrender”).

Come in occasione dell’esordio i nostri suonano come una versione ipervitaminica proprio di Journey e Night Ranger sfiorando in alcuni passaggi il metal melodico; Castronovo guida col suo drumming agile e potente la band esibendosi anche in una buona prova dietro al microfono (memore dello stile di Steve Perry); personalmente avrei preferito che fosse lasciato più spazio all’esperienza, in quel ruolo, di Jack Blades che oltre ai Night Ranger fu il frontman degli indimenticata Damn Yankees.

Bella “The Storm Inside”, con una melodia finalmente un po’ fuori dagli schemi e anche “Another Chance” è un pezzo riuscitissimo per una seconda parte di album davvero pregevole.

Non ho trovato in “Light In The Dark” né più né meno di quanto mi aspettassi e, se in parte ciò è pienamente soddisfacente, d’altro lato avrei gradito un approccio un po’ più originale alla materia visto che anche l’effetto sorpresa che ammantava la band all’epoca dell’esordio è ormai svanito.

Niente da eccepire comunque sul risultato finale che manderà in brodo di giuggiole tutti gli amanti del melodico hard rock più muscolare.

Exit mobile version