Legion – Recensione: Revocation

Escludendo quella frangia del black metal che ha preso direzioni avanguardiste o moderniste, sono due le correnti principali che hanno mantenuto il filo diretto con i primordi: una smaccatamente underground che si affida a minimalismo e attitudine, l’altra, spesso affine allo swedish-sound, più attenta ad apportare migliorie dal punto di vista tecnico che si pone come obiettivo la qualità del prodotto, senza andare a toccare i dettami stilistici. I The Legion dell’ex batterista dei Marduk Emil Dragutinovic sono tra i più degni rappresentanti di questa seconda categoria ed infatti il loro nuovo ‘Revocation’ è un album che brilla più per la perfezione della forma che per la sostanza delle composizioni. Già, perché il problema resta. Nonostante si possa cercare di fare il possibile per costruire un suono potente e gelido, nonostante si possano infarcire le tracce di passaggi più tecnici e di una miriade di cambi di tempo, la musica è più o meno la stessa di sempre. I riff, gli stacchi strumentali, le atmosfere maligne sono quelle che abbiamo sentito nelle produzioni dei vari Dissection, Sacramentum, Setherial, Dark Funeral, etc… e i The Legion non fanno altro che mettere insieme tale patrimonio di idee per rielaborarlo con le armi della precisione strumentale e della cura dei particolari. Grande protagonista è proprio il nostro Dragutinovic che si dimostra ancora una volta esecutore di razza e quasi da solo riesce a far salire il valore dell’opera sopra la media. Per adesso la bilancia pende ancora dalla parte giusta, ma la scarsa inventiva è certamente un limite con cui la band dovrà prima o poi confrontarsi.

Voto recensore
7
Etichetta: Listenable / Audioglobe

Anno: 2006

Tracklist: 01. Grotesque Savior
02. Virtue Of Sin
03. Annihilation Chaos
04. Horror Vacui
05. Impious Gathering
06. Bloodgate
07. Deadlight Afterglow
08. Carnal Harvest
09. Nocturnal Apparition

riccardo.manazza

view all posts

Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi