Journey – Recensione: Revelation

Riecco i Journey, a un paio d’anni di distanza dal controverso “Generations”: Neal Schon e soci tornano con un’operazione che ambisce a chiudere il cerchio tra passato e presente: nel cofanetto, infatti, trova spazio un greatest hits e un CD di inediti – eccezion fatta per “Faith In The Heartland”: il tutto è interpretato dal nuovo cantante, il filippino Arnel Pineda, e basta sentirlo un paio di secondi per capire perché è come se il cerchio con i Journey dei grandi successi discografici si chiudesse. Il ritorno allle sonorità più note della band è marcato anche negli inediti, stilisticamente in linea con quanto proposto tra “Escape” e “Trial By Fire”, pur senza raggiungere lo status di capolavoro.

Nulla da eccepire sulla scaletta del greatest hits, da segnalare soltanto che chi non sapesse del cambio di line-up potrebbe tranquillamente credere di star riascoltando Steve Perry. E invece la band ha deciso di ri-registrare i pezzi con Pineda, con un’operazione che – proprio in virtù della somiglianza delle due voci – risulta decisamente trascurabile.

Meglio concentrarsi sul nuovo materiale, allora. Il sound, si diceva, è quello dei tempi d’oro, e non manca qualche gustosa puntatina nei territori frequentati dai Journey negli anni ’70, prima cioè della decisa svolta AOR. Apertura ariosa e riff sparato in cielo con “Never Walk Away”: un’opener che rispetta la migliore tradizione della band, specialista nel cominciare in medias res, senza indugi. E che dire di Pineda? Molto semplice: non fa che confermare di essere una sorta di renicarnazione dello Steve Perry di venticinque anni fa! Ascoltare lo splendido soul di “Like A Sunshower” per fare un autentico ed emozionante viaggio nel tempo; addirittura entusiasmanti l’energia e l’ottimismo elettrico di “Change For The Better”, che con il pezzo precedente va a formare senza dubbio l’accoppiata più ispirata dell’album. La ballatona “After All These Years” è stata scelta come primo singolo a rappresentare l’album: un pezzo forse un po’ troppo sdolcinato, specialmente nel finale, pur tuttavia efficace nel suo compito strappalacrime. L’album, in effetti, ha il difetto di sciogliersi nel romanticismo in maniera eccessiva, soprattutto nella seconda parte. La produzione sempre scintillante a cura dell’esperto Kevin Shirley copre qualche filler disseminato lungo l’album, come la scialba “Wildest Dream” e la poco significativa riproposizione della pur buona “Faith in The Heartland”, dritta da “Generations”. Ma la notizia, al di là dei singoli episodi, è che i Journey sono tornati a fare i Journey: “Revelation” è un album più vicino alla natura della band di quanto non lo fosse il prolisso “Arrival”, e questo indipendentemente dalla straordinaria somiglianza della voce di Pineda a quella di Perry. Nonostante ciò, rimane l’impressione che qualitativamente ci si trovi un gradino sotto, soprattutto per la scarsa aggressività di Neal Schon, sublime quando si tratta di giocare su emozioni e suoni dilatati, stavolta poco presente in termini di riff incisivi, se non nella già citata “Never Walk Away” ed in qualche altro episodio isolato.

Un album buono, a tratti eccellente, che vede i Journey tornare con autorità su un terreno sicuro.

Voto recensore
8
Etichetta: Frontiers

Anno: 2008

Tracklist:

01. Never Walk Away

02. Like A Sunshower

03. Change For The Better

04. Wildest Dream

05. Faith In The Heartland

06. After All These Years

07. Where Did I Lose Your Love

08. What I Needed

09. What It Takes To Win

10. Turn Down The World Tonight

11. The Journey (Revelation)

12. Let It Take You Back (European bonus track)


giovanni.barbo

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Appassionato di cinema americano indipendente e narrativa americana postmoderna, tra un film dei fratelli Coen e un libro di D.F.Wallace ama perdersi nelle melodie zuccherose di AOR, pomp rock, WestCoast e dintorni. Con qualche gustosa divagazione.

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