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Rev Theory – Recensione: “The Revelation”

C’era una volta “l’internet”: luogo dove potevi cercare di tutto e prendere di tutto, musica compresa. In quei tempi pionieristici c’era la concreta possibilità di “prendere a prestito” album di questo o quell’artista, ma spesso anche l’occasione unica (che c’è anche adesso in tutta onestà….) di scoprire musicisti insospettabili. C’erano i Rev Theory tra questi insospettabili che, quasi 10 anni fa, colpirono la mia attenzione con il singolo “Hell Yeah” (“Light It Up”, 2008, che finì pure nel video game “Madden Nfl 09”). Poi, come da copione, una lunga latitanza e anche la distrazione di altre cose che capitano nella vita. Ma a tutto c’è un rimedio perché quando hai sotto mano il nuovo album della band qualcosa cambia e si torna quasi “al futuro”.

Futuro, perché  i Rev Theory tornano con “The Revelation” dopo quasi 5 anni dall’ormai vetusto “Justice”.

La band di Rich Liuzzi (voce) e Dave Agoglia (batteria) indurisce notevolmente il suono, pestando in maniera concreta sui tasti tipici di un certo “nu metal” americano. Subito “Guns” e la title track “The Revelation” flirtano con queste caratteristiche, convincendo per determinazione ma peccando – in maniera quasi scontata – d’inventiva. Però, perché c’è sempre un però, le sorprese ci sono e sono tali. Perché la band quando dimezza i tempi e l’aggressività regala piccole perle come “We Own The Night” dal piglio sintetico e dal buonissimo groove, la ballad “Killing Kind” e la finale “Candle Burns”.

Punti a sfavore? Alcuni e piuttosto pesanti: la povera “Red Light Queen”, pochissima cosa se confronta con mille altre band (anche di “dilettanti” e di non tanto talento…), la prevedibile “Piece Of Me” dal riff quasi panteriano che si perde subito in un “già sentito” e la brutta “We Don’t Follow”.

In sostanza un disco di alti e bassi, molto americano e con molta probabilità poco “mirato” per le orecchie italiane in particolare ed europee in generale (ad eccezion fatta di Germania, dove potrebbero essere “compresi”). Un brutto disco? No di certo, sicuramente una prova non del tutto convincente e tutto sommato insufficiente.

La “The Revelation” è che forse la band esiste ancora, ma la rivelazione vera è che spara a salve. Da risentire senza dover aspettare un’altra era geologica.

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