Powerwolf – Recensione: Return In Bloodred

Davvero niente male il debut album dei Powerwolf, band tedesco/franco/rumena dedita ad un “horror hard’n’heavy” che molto deve a storici acts quali primi Demon, Nightmare, Angelwitch, King Diamond, Ozzy, con un front man (Attila Dorn) fresco di conservatorio e dotato di un timbro vocale interpretativo, molto simile a Peavy Wagner. I primi tre brani del disco sono chiaramente debitori all’hard rock ottantiano: scheggianti e sanguigni, i pezzi si rivelano molto catchy e dotati di un refrain immediatamente memorizzabile. E’ davvero impossibile restare fermi e non mettersi subito a canticchiare sulle note di ‘We Came To Take Your Souls’ e ‘Kiss Of The Cobra King’! ‘Demons And Diamonds’, mette in mostra invece il volto più squisitamente classic metal della band: un brano compatto ma dal ritornello arioso e carico di risvolti epici. ‘Montecore’ e ‘The Evil Made Me Do It’ pongono il focus su ritmiche più doomish e su di un groove maggiormente dark, traendo spunto dal primo periodo di Ozzy solista. La conclusiva ‘Son Of The Morning Star’ è invece il brano più atipico, una sorta di rock sinfonico in cui le tastiere e le voci operistiche si pongono in primo piano. Nonostante la presenza di alcune track incolore certamente poste come riempitivo, ‘Return In Bloodred’ si rivela un ascolto piacevole, un pizzico retrò e dotato di un “tiro” accattivante. Un disco consigliato agli amanti del metal classico, in particolare a chi apprezza le band sopraccitate.

Voto recensore
7
Etichetta: Metalblade / Audioglobe

Anno: 2005

Tracklist:

01.Mr.Sinister
02.We Came To Take Your Souls
03.Kiss Of The Cobra King
04.Black Mass Hysteria
05.Demons And Diamonds
06.Montecore
07.The Evil Made Me Do It
08.Lucifer In Starlight
09.Son Of The Morning Star


andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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