Eldritch – Recensione: Retrospettiva

Andiamo a riscoprire i primi tre, imprescindibili, lavori dell’italian act Eldritch sia alla luce della recente pubblicazione del nuovo ‘Portrait Of The Abyss Within’ sia perché i toscani rimangono uno dei gruppi più originali mai usciti dal nostro paese per ciò che concerne un certo modo di fare metal raffinato, tecnico e sfuggevole da ogni tipo di classificazione.

‘SEEDS OF RAGE’-Inside Out/Lucretia-1995

Gli Eldritch esordirono sulla lunga distanza nell’ormai lontano 1995 attraverso il lungimirante Limb Schnoor e la tedesca Inside Out che proprio in quel periodo iniziava ad affacciarsi sul mercato discografico europeo. La musica dei toscani viveva all’epoca sulle reminescenze degli Annihilator più melodici ma si capì subito come rappresentasse un qualcosa di nuovo all’interno della scena metal italiana; e tutto ciò veniva subito presentato integralmente nell’opener ‘Incurably Ill’ con stop and go che diventeranno il trademark dei nostri, il caratteristico uso delle tastiere da parte di Oleg Smirnoff che non lesina sperimentazioni ardite a livello di suoni e l’operato chitarristico unico di Eugene Simone in linea con Tommy Vetterli dei Coroner. ‘Chains’ fu un pezzo discretamente pubblicizzato tramite le radio locali. Il suo andamento power thrash condito da tastiere orchestrali (?) è inframmezzato da un bridge percussivo che sfocia in uno dei tanti assoli accattivamenti che Simone ci sciorinerà durante la sua carriera. Anche altre tracce sono decisamente rappresentative di come gli Eldritch svilupperanno il proprio sound nel corso degli anni: ci riferiamo a ‘Colors’, al ficcante refrain di ‘I Don’t Know Why’, al rincorrersi di chitarra e tastiera di ‘Chalice Of Insanity’ ed al finale emotivo-malinconico di ‘Blind Promise’. Questo notevole debutto venne coronato da un tour di supporto agli altrettanto emergenti Angra dove gli Eldritch si dimostrarono già molto professionali…anche se i margini di miglioramento erano ancora ampi.

‘HEADQUAKE’-Inside Out/LMP-1997

Nonostante il secondo CD degli Eldritch possa essere visto come “gemello” discografico del suo predecessore, il salto di qualità attuato due anni più tardi col seminale ‘Headquake’ è subito evidente già da ‘Ghoulish Gift’…soprattutto a livello di sonorità (più curate e studiate). Altro esempio è l’andamento da applausi di ‘Lord of An Empty Place’, vero e proprio singolo mancato vista la presa del ritornello e la melodia portante del pezzo. ‘At The Restless Sea’ (forse l’apice del CD) e ‘Salome’s Dance’ denotano l’utilizzo della chitarra acustica abbinata a cangianti ritmiche prog ma vengono presto “spazzate via” dalla violenza di ‘Erase’ (che peraltro contiene una parte centrale più rallentata) il cui stile verrà ripreso in maniera differente ma sostanzialmente simile nel fresco di stampa ‘Portrait Of The Abyss Within’ ed in generale delle tracce rimanenti con un particolare plauso alla conclusiva ‘Dawn Of The Dying’ che farebbe rabbrividire chiunque voglia cimentarsi nella composizione di un pezzo “originale” in ambito metal.

‘EL NIÑO’-Inside Out-LMP-1998

L’apoteosi dell’Eldritch sound lo si raggiunge però solo un anno più tardi con ‘El Niño’ uno dei capisaldi del metal italico e anche uno degli apici del metal mondiale della scorsa decade. La trascinante intro ‘Fall From Grace’ ci fa subito capire come l’obiettivo della band fosse alto: ogni passaggio sembra calcolato al millesimo ed ogni caratteristica del suono dei toscani viene puntualmente esaltata. La splendida ‘No Direction Home’ (il miglior pezzo dell’album?) è forse l’ultima degna rappresentante dei “primi Eldritch” (da qui infatti si cambierà decisamente pelle ed ogni riferimento a ‘Reverse’ non è casuale); il refrain entra in testa come un ininterrotto loop mentale, i solos sono tecnici all’inverosimile ed originali, la ritmica calzante. ‘Heretic Beholder’ e ‘Scar’ contenevano già nel 1998 germi di “nu metal”, post thrash, techno beat affiancati ai soliti ed inarrivabili solos opera di Eugene Simone (vera e propria anima musicale della band). La plumbea ‘The Last Days of The Year’, che rimane a oggi una delle migliori power ballad mai sentite, ‘From Dusk Till Dawn’ che ha al suo interno dei cambiamenti di mood impagabili (prog-thrash?)e la chiusura ipnotica dell’hidden track ‘Nebula Surface’ sono tutti pezzi tramite i quali è facile comprendere il valore oggettivo di un CD da avere e basta! Un discorso a sé lo merita l’artwork dello stesso Smirnoff ispirato dal ‘Codice Atlantico’ di Leonardo Da Vinci con la centralità della copertina raffigurante un Icaro ribelle che spicca il volo dalle ceneri di un corpo stilizzato (composto da una serie di celle che richiama anche i lavori precedenti). Gli Eldritch dimostreranno nel successivo tour con Pain of Salvation e Threshold il loro inimmaginabile miglioramento che verrà purtroppo amputato da logiche di mercato cieche ed ingiuste…aggravate da defezioni in seno alla band (il tastierista Oleg prima ed il bassista Martin dopo il tour) certamente pesanti e che rallenteranno il passo fino ad allora spedito di uno dei migliori gruppi mai partoriti tra i confini patri. ELDRITCH: Intervista

ELDRITCH: ‘Reverse’

ELDRITCH: ‘Portrait Of The Abyss Within’

Etichetta: Inside Out




alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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