In Flames – Recensione: Reroute To Remain

Caro Tompa,

finalmente qualcosa è successo.

Sai benissimo che ultimamente alcuni dei tuoi principali “follower” hanno deciso di camminare completamente da soli, hanno riformulato le coordinate e scoperto che il verbo At The Gates poteva essere un bivio per altre strade. Tu stesso ne sei al corrente e lo hai dimostrato. Prima i cugini Dark Tranquillity ed ora gli In Flames hanno deciso di fare sul serio, di togliersi i denti da latte e procedere seguendo la propria strada con il grosso rischio di sbucciarsi le ginocchia. La retorica nella guerra dei poveri si sprecherà indicando ‘Reroute To Remain’ come un disco che non appartiene alla genìa di ‘Whoracle’ o di ‘Clayman’ né tantomeno dell’incubo Jester parte due; onestamente ci sembra che il fuoco del discorso sia da un’altra parte. Hai presente come quelle ragazze che prima di piantarti ti dicono “tu non sei più quello di una volta?”. Beh, ecco, funziona così anche all’interno del metal, e lo sai bene, purtroppo. In Flames e la nuova pelle, che non rinnega il passato ma lo plasma con gli occhi del presente, tenendo in conto che il tempo passa e che la musica si evolve comunque. Proprio come hai dimostrato tu. Deve essere stato difficile, e una sofferenza anche per te, constatare come la sclerosi del death metal abbia causato contraccolpi e false (ri)partenze, tanto che per ribadire i concetti di quello stesso metal ti hanno quasi obbligato a confezionare un vestito nuovo per ‘Slaughter Of The Soul’, quasi a voler prenderne completamente le distanze, come ‘Drifter’ ci insegna, oggi, insieme alle altre tredici schegge di pazzia. Forse sorriderai ascoltando ‘Trigger’, il singolo che tu stesso non avevi scritto, e ti sorprenderai fischiettandolo, così come ‘Egonomic’ assalirà anche te, veloce e feroce, nell’economia di un disco che va avanti, che non si ferma, che non ha paura e che conquista. ‘Dismiss The Cynics’ è un androne, dove tutto diventa immenso e punta a scaricare il proprio impeto all’interno senza mai sfogarsi verso il cielo… lo so che sorriderai ascoltandola! Altrettanto farai con i suoni degli strumenti di legno in ‘Metaphor’ e sicuramente la consiglierai ai cuori più introspettivi.

Un passo avanti rispetto a dove ci avevano condotto le ultime fiamme di Soilwork le cui assonanze spuntano ma non invadono, senza il genio ribelle dietro la consolle ma con tanta carica sotto altra luce (onestamente non ho mai capito il motivo per cui se Nevermore e Soilwork intessono trame derivate dal thrash si va verso il plauso, se lo fanno gli In Flames si vira verso il tradimento). Non ti faranno gridare allo scandalo le melodie pulite o i filtri, anche tu riuscirai ad apprezzare, almeno, il fatto che ora da “follower” gli In Flames sono diventati “leader” di qualcosa che hai aiutato anche tu a creare, ma che adesso ha messo le scarpe da trekking e cammina da solo.

Anche a te, del resto, sono sempre piaciuti i dischi che andavano a toccare la schifosa presunzione di sembrare unici, a costo di attirare polemiche e grida scandalizzate dei conservatori che si ritrovano, anche in questo caso, con un’occasione persa ed una vinta. Quella vinta è l’aver dato aria ai denti, quella persa si chiama ‘Reroute To Remain’.

Tuo affezionato

Voto recensore
8
Etichetta: Nuclear Blast / Audioglobe

Anno: 2002

Tracklist:

Reroute To Remain / System / Drifter / Trigger / Cloud Connected / Transparent / Dawn OF A New Day / Egonomic / Minus / Dismiss The Cynics / Free Fall / Dark Signs / Metaphor / Black & White


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