NehËmah – Recensione: Requiem Tenebrae

A volte ritrovarsi avvolti dalle rassicuranti nebbie dell’oscurità procura una sensazione strisciante di piacere. E’ il caso di questo terzo lavoro della black metal band francese Nehemah, di fatto la più interessante uscita in campo classico che ci sia capitato di ascoltare di recente. Tutto in ‘Requiem Tenebrae’ è sapientemente dosato: la gelida durezza del metallo più nero e una voce narrante quanto mai acida ed espressiva si fondono con un approccio strumentale minimale pervaso da melodie lugubri e nenie lamentose, conficcate come coltelli con crudele abilità nei punti più dolorosi. Condivisibile la scelta di non indugiare se non saltuariamente sulla velocità assassina di troppo loro colleghi, preferendo i tempi medi e la efficace lentezza dell’epic-doom. ‘Creeping Chaos’ funge da introduzione, ma è ‘The Great Old Ones’, con i suoi sei minuti e passa di fredda e tenebrosa epicità, a chiarire quali siano le potenzialità dell’opera. Atmosfere sognanti di tastiera e arpeggi di chitarra dal sapore antico (‘ Dead But Dreaming In The Eternal Icy Waste’) ci introducono alla bellissima ‘The Elder Gods Awakening’: raggelante marcia funebre che si apre ad un assolo centrale in stile Cirith Ungol per poi riprendere a cavalcare liberamente verso una battaglia impossibile da perdere. Temi e stili ritornano similari anche nelle altre composizioni, ma stupisce come i Nehemah riescano sempre a risultare convincenti e personali senza inventare praticamente nulla. Vengono infatti in mente spesso i soliti Satyricon, Immortal, Darkthrone, etc… ma la dote ineguagliabile di questi francesi risiede proprio nella forza vitale unica delle loro composizioni. Credibili e sinceri.

Voto recensore
7
Etichetta: Oaken Shield / Masterpiece Distribution

Anno: 2004

Tracklist: 01. Creeping Chaos
02. The Great Old Ones
03. Dead But Dreaming In The Eternal Icy Waste
04. The Elder Gods Awakening
05. In The Mist Of Orion's Sword
06. Taken Away by The Torn Blackshroud
07. Conscience In Evil
08. Through The Dark Nebula

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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