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Hellfire – Recensione: Requiem For My Bride

Globalizzazione applicata al metallo, o metallo "made in EU", come preferite: gli Hellfire arrivano dalla Polonia, ed incidono per una etichetta greca. Che dimostra di avere buon fiuto e dei buoni talent scout, perché questo gruppo merita decisamente attenzione. Disco evidentemente proiettato verso il passato, nessun elemento di innovazione, ma una notevole capacità di rileggere e reinterpretare (e in qualche modo modernizzare) stilemi anni ’80. Le influenze principali ed evidenti dei polacchi stanno infatti a metà strada tra King Diamond e Annihilator. Questo ‘Requiem For My Bride’ è infatti un concept ispirato alle atmosfere maligne del danese, e solidamente ancorato ad uno stile power/thrash americano che richiama appunto gli Annihilator (periodo ‘Alice In Hell’) nelle sferzate e nei frequenti cambi di riff e di ritmo. I brani sono tutti estremamente aggressivi e potenti, molto ben suonati e costruiti, spesso lunghi ma mai noiosi, e impreziositi da una produzione moderna e dinamica. La voce anch’essa ricorda GINO degli Annihilator del tempo che fu, sempre su toni molto acuti, con crescendo isterici molto efficaci; unica nota di demerito una pronuncia inglese tutt’altro che perfetta, che contrasta alquanto con la professionalità con cui è realizzato il disco.

Un lavoro insomma che, pur limitato da queste evidenti ispirazioni, e dunque da una complessiva mancanza di originalità, riesce comunque a suonare fresco e coinvolgente, consigliato a chiunque ami questo tipo di sonorità.

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