Gadget – Recensione: Remote

La Svezia ci riprova e questa volta si chiamano Gadget ed escono per quella masnada di scellerati che si chiama Relapse. Vengono definiti grindcore, ma non necessariamente ne incarnano l’essenza. Altrimenti non riusciremmo a spiegarci tutti quegli inserti di metallone classico e di graffi che riempiono ‘Remote’, un esordio a dir poco entusiasmante. Venti schegge di sadismo per un metallo estremo che non vuole saperne di vestire elegante. Il giusto equilibrio, insomma, fra il grind, l’ignoranza e quella glassa di "tradizione" che potrebbe addirittura avvicinare un pubblico che ancora non ha familiarizzato con questo tipo di suoni. In casi come ‘The Sentinel’ si respira addirittura il Metal classicamente detto, così come la breve deriva di ‘Failure’ rappresenta sia il giro di boa del disco e uno spunto per indirizzare verso nuovi lidi questa materia estrema e serrata. Che dire poi di una chitarra come quella di ‘Anew’ che è impossibile da descrivere ma così illuminante da ascoltare, alla quale è stata tolta ogni possibile grazia e iniettata solo ferocia nervosa?

La materia di cui si serve Gadget è qualcosa che assomiglia al delirio di un serial killer nel caso in cui si sfogasse attraverso i tasti di un telecomando.

Voto recensore
7
Etichetta: Relapse / Self

Anno: 2004

Tracklist: 01. Still
02 .For What Cause
03 .Crestfallen
04 .Death and Destruction
05 .Unreachable
06. The Sentinel
07. Wake Up the Dead
08. Fuel
09. Rid the Darkness
10. Failure Connected
11. Inget val
12. Incomplete
13 .Empty Souls
14 .Anew
15 .Tear You Apart
16 .Dethrone
17 .Förbrukad
18 .Remote
19. Enigmatic
20. Tema: Skit

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