Overkill – Recensione: ReliXIV

La biografia che presenta ‘ReliXIV’, nuovo album dei newyorchesi Overkill cita: “…gli Overkill sono e saranno sempre una band che conosce i propri fan, che sa esattamente ciò che si aspettano gli amanti del vero metal e che non si venderà mai…”.

E diciamoci la verità, da vent’anni gli Overkill non fanno altro che riproporre il proprio trademark sonoro, ma come si suol dire, quel che fanno lo fanno davvero bene. In ‘ReliXIV’ troveremo dunque il solito sound in costante equilibrio tra il metal classico più serrato e il thrash, irriverente, scorticante e un pizzico ironico. Quel metallone ottantiano e genuino che non smetteremmo mai di ascoltare, forse prevedibile e troppo fedele ad una linea, ma coinvolgente e dinamico come poco altro.

E allora via, possiamo scatenarci in un headbanging indiavolato fin dall’opener ‘Whithin Your Eyes’ e ancora nella velocissima ‘Loaded Rack’ e in ‘Wheelz’, dinamica e carica di groove. Impossibile rimanere fermi ascoltando ‘Bats In The Belfry’ e soprattutto la conclusiva ‘Old School’, vero inno al “vecchio” (35 anni e non li dimostra!) metal che mette l’argento vivo addosso grazie ai suoi ritmi scanzonati e coinvolgenti.

Bobby Ellsworth è come sempre un istrionico front man capace di donare ai singoli brani quel “qualcosa in più” tipicamente made in Overkill grazie alle sue vocals acidule riconoscibili tra mille. Tutti pronti a visitare quell’universo fatto di motociclette, ragazze procaci, giubbotti di pelle e magliette ingrigite dal tempo…Oste, birra per tutti!

Voto recensore
7
Etichetta: Regain / Self

Anno: 2005

Tracklist:

01.Within Your Eyes
02.Love
03.Loaded Rack
04.Bats In The Belfry
05.A Pound Of Flesh
06.Keeper
07.Wheelz
08.The Mark
09.Play The Ace
10.Old School


andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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