Steel Seal – Recensione: Redemption Denied

“Redemption Denied” è il secondo album degli italianissimi Steel Seal, che dopo aver ingaggiato nientemeno che DC Cooper per il proprio esordio, affidano le vocals del secondo lavoro a Thomas Vikstorm (Cadlemass, Therion, Stormwind). La band romana, che aveva rotto il ghiaccio con un power metal neoclassico, dirotta inaspettatamente e piacevolmente verso un hard prog seventeen di scuola Deep Purple, senza per questo rendere il proprio sound retrò e datato. Anzi.

 

Sarà merito dell’ottimo lavoro di chitarra di Marco Zangani vicino all’heavy più classico, o alle linee melodiche intessute da Vikstrom che riescono comunque a mantenere un’intenzione power con sfumature addirittura epiche, ma gli Steel Seal sorprendono per la freschezza messa in queste dieci song. L’opener “Burn The Sky” poggia su un hammond tagliente, per quello che sarà un po’ il leit motiv dell’intero disco. Niente violini pomposi quindi, né sperimentazioni dal sapore futuristico, perché il caro vecchio organo di settantiana memoria basta ed avanza a riempire le frequenze, grazie ad una produzione moderna e ben bilanciata. “Evening Star” è un gioiellino di heavy robusto e melodico, con la sezione ritmica ad alternare accelerazioni furiose a rallentamenti ragionati, mentre “Crown Of Thorns” riprende i tocchi barocchi dell’esordio nella parte strumentale. Nella soffusa “Nevermore” gli Steel Seal arricchiscono gli arrangiamenti con alcune orchestrazioni sinfoniche, ma senza esagerare, mantenendo quindi salda la linea guida di tutto “Redemption Denied”. In “Call To Roll” si rivede una vecchia conoscenza del metal italiano, quel Val Sheldon già dietro al microfono di Sigma e Oracle Sun, in un brano dal taglio decisamente classic & power. Il lavoro di cesellatura strumentale è di prim’ordine, tra duelli chitarra – tastiera di personalità e ritornelli d’impatto e coinvolgenti.

“Redemption Denied” è un disco decisamente riuscito, che rapirà sicuramente i fan dei Purple e Rainbow, ma che non devono sottovalutare coloro che hanno apprezzato gli Steel Seal nella versione power degli esordi.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Underground Symphony

Anno: 2010

Tracklist:

 

  1. Burn The Sky
  2. Time Stood Still
  3. Crown Of Thorns
  4. Holy Thursday
  5. Victory In Black
  6. Nevermore
  7. Call To Roll
  8. Lord Of The Flies
  9. Evening Star
  10. As Darkness Fall
  11. Afterlude In D (instr.)

alessandro.battini

view all posts

E’ il sinfonico della compagnia. Dai Savatage ai Dimmu Borgir, passando per i Rhapsody, predilige tutto ciò che è arricchito da arrangiamenti sontuosi ed orchestrazioni boombastiche. Nato e cresciuto a pane e power degli anni ’90, si divide tra cronache calcistiche, come inviato del Corriere Dello Sport, qualità in azienda e la passione per la musica. Collezionista incallito di cd, dvd, fumetti, stivali, magliette dei concerti, exogini e cianfrusaglie di ogni tipo, trova anche il tempo per suonare in due band.

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. paolo52

    Esatto. Pur ammettendo di non essere amante del genere, sono rimasto piacevolmente colpito dall’intero album. Complimenti veramente.

    Reply

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi