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Reckless Love – Recensione: Turborider

Sono passati sei anni da “InVader” l’ultima release in studio dei finlandesi Reckless Love, e ora li ritroviamo ai blocchi di partenza con il nuovo album “Turborider”, il quinto della loro discografia. Questo lavoro include undici composizioni di rock ad alta energia, spruzzate di synth wave e un innegabile tocco anni ottanta che non si riconduce solo alla musica, ma anche alla grafica colorata e vibrante dell’artwork della copertina. In poco più di mezz’ora la band riesce comunque nel suo intento, cioè quello di intrattenere e divertire con pezzi che si stampano subito in testa e infondono allegria e svago, facendoci staccare la spina a partire dall’iniziale title-track e ultimo singolo, che si apre con i sintetizzatori in bella vista, travolti subito dalla ruggente chitarra e una sezione ritmica incessante e precisa, fino ad arrivare al ritornello catchy e ruffiano al punto giusto.

Eyes Of A Maniac”, a dispetto delle sonorità più ariose e delle vincenti melodie, ha un mood più dark, soprattutto nel testo, dove si parla del mostro da cui non si può scappare, quello che continua a seguirti in ogni specchio, non importa dove tu vada. “Outrun” è un altro pezzo da novanta o, per meglio dire, anni ottanta, dove tutto riporta a quei tempi, a quei suoni e quelle atmosfere patinate, sicuramente uno degli highlight di questo disco, a cui segue la più movimentata e rockeggiante “Kids Of The Arcade”, in cui si rivedono in parte i “vecchi” Reckless Love, più glamour e scanzonati. Molto divertente anche la cover di “Bark At The Moon” di Ozzy Osbourne, rivisitata nell’ottica e con le sonorità di questo lavoro; magari potrà far storcere il naso ai puristi del genere, ma risulta azzeccata nella dinamica di questo platter.

L’intro strumentale “Prelude (Flight Of The Cobra)” ci prepara a “Like A Cobra”, un mid-tempo dal retrogusto pop caratterizzato da un bell’assolo centrale e da un ritornello ficcante al punto giusto, mentre le più leggere “For The Love Of Good Times” e  “’89 Sparkle” sono orecchiabili e solari, adatte per essere suonate a un party in spiaggia sorseggiando un fresco cocktail. Anche gli ultimi due pezzi in cartellone, “Future Lover Boy“ e “Prodigal Sons”, sono potenziali hit, soprattutto quest’ultimo, dall’incedere incalzante e dal ritornello irresistibile, un brano non molto azzeccato da mettere in chiusura perché aumenta solo la voglia di sentire dell’altro. A ogni modo, questa è solo un’inezia, il disco si lascia ascoltare che è un piacere, porta una ventata di freschezza seppure rétrò nel sound della band, ma questo potrebbe essere anche mal visto da chi non ama molto questo genere di cambiamenti. “Turborider” sarà amato od odiato, questo è certo, ma sicuramente non ignorato.

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