Akercocke – Recensione: Words That Go Unspoken, Deeds That Go Undone

La musica estrema continua a vedere nei londinesi Akercocke uno degli esponenti più originali e imprevedibili del genere. Il nuovo album ‘Words That Go Unspoken, Deeds That Go Undone’ conferma la band come un act fantasioso e capace di contaminare il black/death degli esordi con soluzioni sonore molto varie, a volte sensibilmente distanti dal panorama metal a tutto tondo.

La band è legata ad un background lirico piuttosto complesso ove il satanismo della prima ora è rielaborato attraverso una particolare ottica filosofica, resa da una grandeur musicale che mischia un black metal velocissimo e furioso ad aperture melodiche che poggiano su di un rock gotico malinconico e intimista che può trovare continuità in alcuni lavori degli Anathema.

E’ soprattutto nella prima parte del CD dove le componenti black sono più marcate, il singer Jason Mendonca si destreggia con uno screaming raggelante, i ritmi sono serrati e non fanno prigionieri. Ma improvvisamente, quando siamo ormai convinti che gli Akercocke vogliano lasciarci senza un attimo di respiro, le song si spezzano letteralmente su delle soluzioni sonore ora malinconiche, ora avanguardastiche. Quando meno te lo aspetti i ritmi diventano sincopati e sfuggono ad ogni logica, il cantato si fa recitato ed il brano diventa un episodio “teatrale”, macabro e grottesco.

Per avere un’idea più chiara di questa tecnica occorre aspettare la seconda parte del lavoro, dove, a partire da ‘Abadonna, Dying In The Sun’, gli inglesi continuano ad abbattere le barriere musicali. Non stupitevi se in mezzo alle sfuriate black dovesse spuntare una musica techno ruffiana e trascinante, e non lasciatevi ingannare da improvvise divagazioni di folk mediorientale, tanto meno dalle continue parentesi di un rock alternativo vicino alla malinconia di Seattle.

Gli Akercocke sono una delle poche band in grado di plasmare la musica e di adagiarla ottimamente al loro background sonoro, dove le componenti estreme non sono comunque mai tralasciate. Se proprio vogliamo essere pignoli e trovare un difetto a ‘Words That Go Unspoken, Deeds That Go Undone’, possiamo dire che rispetto al precedente ‘Choronzon’ manca in parte l’effetto sorpresa, ma gli Akercocke si riconfermano a pieno merito tra gli acts più camaleontici che il metal estremo possa annoverare tra le proprie fila.

Voto recensore
7
Etichetta: Earache / Self

Anno: 2005

Tracklist:

01.Verdelet
02.Seduced
03.Shelter From The Sand
04.Eyes Of Dawn
05.Abadonna, Dying In The Sun
06.Words That Go Unspoken
07.Intractable
08.Seraphs And Silence
09.The Penance
10.Lex Talionis


andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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