Suicide Commando – Recensione: When Evil Speaks

Il ritorno dei Suicide Commando porta con sé alcuni leciti dubbi, posto che la lunga carriera di Johan Van Roy non è stata immune da alti e bassi, come testimonia il recente e a giudizio di chi scrive non particolarmente riuscito, “Implements Of Hell” (2010). Il nuovo album “When Evil Speaks” è fortunatamente un buon riscatto, ove il nostro, pur non allontanandosi eccessivamente dalla formula sonora che lo distingue, riesce a rendere l’ascolto vario e ricco di sfumature. “When Evil Speaks” è inoltre un nuovo capitolo del filone dei concept album. Questa volta Johan Van Roy analizza la figura di Albert Fish (meglio noto come il Vampiro di Brooklyn), un maniaco sessuale e serial killer condannato a morte per aver torturato, ucciso e mangiato cinque bambini tra il 1924 e il 1934. Le vittime di Fish furono verosimilmente molte di più, ma la mancanza di prove effettive e la mitomania dell’uomo (che si attribuiva cento omicidi eseguiti per volere di Dio), spinsero gli inquirenti a bloccare i capi d’accusa su quelle certe. Al solito le liriche dell’album compongono un inquietante filo rosso in cui gli eventi sono visti dallo stesso killer, con una visione distorta della realtà. In tutto questo entra la musica dei Suicide Commando, che accompagna molto bene le sensazioni suggerite da ogni canzone. “Cut_Bleed_Eviscerate” è una sibilante marcia che molto deve alla EBM di scuola tedesca degli anni ’90, mentre la successiva “My Blasphemy” è decisamente più pompata nei suoi beats industrial e nelle growling vocals incisive, grazie al ritmo coinvolgente si presta bene ad essere oggetto di remixaggi ideali per il dancefloor, insieme alle altrettanto “boombastiche” “In Guns We Trust” e “Unterwelt”. L’atmosfera dell’album è però generalmente crepuscolare, sia quando le tracce sono ragionate e lente (citiamo la notturna “Song Of Tomorrow”, anche lievemente sperimentale se rapportata agli standard del nostro), sia quando invece è l’aggressività a porsi in primo piano, come nel caso della maligna “Attention Whore” o in “Time (Rewind)”. Un buon disco in cui, senza rinunciare ai propri elementi distintivi, il master mind dei Suicide Commando ottiene l’equilibrio ideale tra il lato fruibile e quello più personale dell’industrial music. Per la cronaca, il lavoro sarà disponibile in edizione limitata con un secondo Cd composto dagli immancabili e più o meno indovinati remixes, oltre che in un box set contenente anche il live album “Rewind” (2012).

Voto recensore
7
Etichetta: Out Of Line / Audioglobe

Anno: 2013

Tracklist:

01.  Feeding My Inner Hate
02.  Cut_Bleed_Eviscerate
03.  My Blasphemy
04.  When Evil Speaks
05.  Monster
06.  Attention Whore
07.  Repent Or Perish
08.  In Guns We Trust
09.  Time (Rewind)
10.  Unterwelt
11.  Evacuate (Where's The Exit Remix)
12.  Song Of No Tomorrow


Sito Web: www.suicidecommando.be

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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  1. Alessandro Violante

    A titolo informativo ti rettifico che Suicide Commando è uno!

    Reply

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