Vardis – Recensione: Red Eye

Tornano i Vardis, band nata durante quella che tutti noi conosciamo come la New Wave Of British Heavy Metal, sebbene il loro sound abbia sempre delle sostanziali differenze. Differenze che hanno decretato la fortuna e il discreto successo del gruppo capitanato da Steve Zodiac. A distanza di 30 anni giusti dall’ultimo album, la formazione è completata da una sezione ritmica composta dal batterista Joe Clancy e il bassista Martin Connolly che danno alle stampe questo “Red Eye“, disco targato Steamhammer/SPV 

Cosa aspettarsi, dunque, da questa nuova realese dei Vardis? Lo stesso spirito incendiario, l’immediatezza e la freschezza che hanno segnato la carriera della band, oltre al caratteristico sound che unisce Hard Rock, Punk, Metal, e Blues in una miscela esplosiva. Nessun effetto nostalgia o mera copia carbone di strutture e composizione già abusate da decine di altri gruppi, ma semplice e pura voglia di suonare forte, diretti, e, vista l’età dei membri, spensierati. Perché questa è l’impressione di fondo che si avverte lungo queste dieci tracce, una leggerezza e una spensieratezza tipiche di chi vuole divertirsi e divertire. E lo fa in questi 44 minuti di musica aperte dalla title-track, un mid-tempo dal riff dark, la sezione ritmica pesante e il cantato rauco di Zodiac. Si torna ai seventies con la blueseggiante “Paranoia Strikes“, con la chitarra in grande spolvero sia nella fase ritmica che in quella solista.

Non ci sono attimi di pausa, ed ecco il groove di “I Need You Now“, dalla spiccata attitudine Rock ‘N’ Roll, come la successiva “The Knowledge“, con un assolo che manderà in visibilio tutti gli amanti del sound anni ’70. Un evidente richiamo a una band storica come gli AC/DC compare in composizioni come “Lightning Man” e “Head Of The Nail“, mentre “Back To School” è dotata di una marcata attitudine Punk e di un riff riuscito e di grande impatto. “Jolly Roger“, brano irriverente che colpisce per la dicotomia chitarra/voce in cui la prima tesse una trama aggressiva e rabbiosa mentre la seconda tende più verso la melodia atmosfere solari. Davvero la perfetta sintesi di quella voglia di stupire e divertire l’ascoltatore con soluzioni ricercate e intriganti. La chiusura è affidata a “Hold Me”, brano country capace di creare un effetto straniante quanto riuscito, e “200 M.P.H.”, che si pone come ponte ideale con “100 M.P.H.”, title track del primo storico album dei Vardis, di cui riprende anche la struttura. Godetevi il superbo lavoro chitarristico di Zodiac, per amanti delle sei corde.

In chiusura ci sentiamo di promuovere questo ritorno dei Vardis, band particolare e interessante, che unisce al suo interno le più disparate influenze musicali che hanno caratterizzato il periodo storico che va dalle seconda metà dei settanta fino ai primi anni ottanta. Questo “Red Eye” è un ottimo album, di certo non il migliore della discografia dei Vardis, ma di sicuro rappresenta una eccellente opportunità di (ri)scoprire una band storica e importante per la musica che amiamo. L’augurio, e la speranza, è che questa voglia di divertire divertirsi non si spenga mai. Lunga vita ai Vardis.

Vardis - red eye

Voto recensore
7
Etichetta: Steamhammer / SPV

Anno: 2016

Tracklist: 01. Red Eye 02. Paranoia Strikes 03. I Need You Now 04. The Knowledge 05. Lightning Man 06. Back To School 07. Jolly Roger 08. Head of the Nail 09. Hold Me 10. 200 M.P.H.
Sito Web: http://www.vardisrocks.com/

Pasquale Gennarelli

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"L'arte per amore dell'arte". La passione che brucia dentro il suo cuore ad animare la vita di questo fumetallaro. Come un moderno Ulisse è curioso e temerario, si muove tra le varie forme di comunicazione e non sfugge al confronto. Scrive di Metal, di Fumetto, di Arte, Cinema e Videogame. Ah, è inutile che la cerchiate, la Kryptonite non ha alcun effetto su di lui.

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