Vampyromorpha – Recensione: Tales Of Fiendish Doom

Nonostante il sound desertico, vorticoso e pieno di polvere tradirebbe dei natali americani, i Vampyromorpha sono un two-piece bavarese. Freschi di contratto con Trollzorn, i tedeschi pubblicano su larga scala il debut album “Tales Of Fiendish Doom”, inizialmente uscito lo scorso anno come autoprodotto e con un titolo differente.

Il loro è un doom/stoner grosso e pressante con un taglio moderno, sebbene tra i solchi del disco si percepisca come la band sia figlia degli anni’70 e in generale elabori con personalità il lascito dei numi tutelari del genere, su tutti Pentagram, Trouble e Saint Vitus, senza far mancare un alone di imprevedibilità e anarchia musicale che per certi versi li rende simili a quei pazzi dei Melvins.

“Tales Of Fiendish Doom” è un semi-concept ispirato alla cinematografia horror d’epoca, una tematica non più nuova ma che certo si accompagna bene ai ritmi lenti e granitici del doom e la proposta dei Vampyromorpha resta salda sopra la media tanto per la qualità delle composizioni, quanto per il loro impatto emotivo. Da questo punto di vista dobbiamo anche segnalare come il gruppo prenda anche in prestito alcune idee dal sound più lugubre e d’antan appartenuto ad horror band come i Mercyful Fate o i nostri Death SS e le ponga in un contesto attuale.

L’opener “Deliver Us From The Good” è introdotta da un inquietante organo hammond e si rivela subito un brano potente, con dei ritmi che avanzano costanti e pachidermici ma pregiata da un refrain altrettanto epico e vincente. Subito sugli scudi l’ugola rossa di Jim Grant, mentre Il multi-strumentista Nemes Black mostra la sua competenza sia come chitarrista, con un intrigante assolo, sia come trascinatore di una sezione ritmica compatta.

Proseguendo nell’ascolto, apprezziamo in particolare il singolo “Metuschelach Life Cycle”, brano  che non rinuncia all’orecchiabilità pur mantenendo l’aura plumbea cara al gruppo, introdotto da tappeti di riff di chiara derivazione post-punk. Un lavoro che brilla per competenza e bontà delle composizioni, tra episodi dalla struttura quadrata e molto solidi (l’epica suite “Satan’s Place”) ed altri più immediati, a volte spruzzati da un tocco di psichedelia (“Bacchus”).

Una rilettura doom e funerea di “I Am So Afraid” dei Fleetwod Mac, chiude l’opera prima di una band che sembra nata sotto un buon astro e da cui ci aspettiamo esiti positivi nell’immediato futuro.

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Voto recensore
7
Etichetta: Trollzorn Records

Anno: 2016

Tracklist: 01. Deliver Us From The Good 02. Häxanhammer 03. Metuschelach Life Cycle 04. Satan's Palace 05. Bacchus 06. Peine Forte Et Dure 07. I Am So Afraid (Fleetwood Mac Cover)
Sito Web: https://www.facebook.com/vampyromorphadoom

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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