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Ugly Kid Joe – Recensione: Uglier Than They Used Ta Be

Era ora! Se escludiamo l’Ep “Stairway To Hell” del 2012, gli Ugly Kid Joe post reunion ce lo hanno fatto sospirare per un po’ un album nuovo di zecca! Finalmente, ecco che quel mattacchione di Whitfield Crane e i suoi lerci compagni di avventura tornano in scena con il quarto lavoro sulla lunga distanza, ben 19 anni dopo “Motel California”.

Gli Ugly Kid Joe si propongono per l’occasione con una line-up allargata a sette elementi e con due ospiti di lusso, ovvero Phil Campbell dei Motorhead, che suona su due brani e sulla trascinante cover di “Ace Of Spades” e la bravissima vocalist soul Dallas Frasca, che si affianca a Whitfield nella versione made in Joe di “Papa Was A Rolling Stone” dei Rare Earth.

Vi diremo, nonostante un titolo come “Uglier Than They Used Ta Be”, i californiani non sono più brutti di come ce li ricordavamo, anzi. E’ come aver reincontrato dei vecchi amici, in fondo sempre uguali, sempre con tanta voglia di divertirsi e far caciara, ma anche un po’ più maturi. “Uglier Than They Used Ta Be” è dunque un album di sano rock che guarda al passato della band, in parte riprende il suo tocco tagliente e polveroso ma si proietta anche in avanti, con un gruppo più attento alla forma canzone e alla melodia ficcante da ricordare, un gruppo che non rinuncia alla buona dose di ironia come ai vecchi tempi ma nemmeno a momenti pià ragionati e introspettivi dove bisogna per forza essere seri.

Il singolone “Hell Aint’ Hard To Find” apre le danze con un hard rock radiofonico, forte di un ritornello ficcante e con Whitfield Crane immediatamente sugli scudi, ma in questo disco gli Ugly Kid Joe vogliono accontentare un po’ tutti e lo fanno bene, perchè ci mettono il cuore. La grinta? Quella magari un po’ meno, ma è fisiologico, dai. Ecco allora che “Let The Record Play” è un altro pezzone da cantare sotto la doccia dove le chitarre di Klaus Eichstadt e Dave Fortman si fanno ricordare. Ci sono anche gli Ugly Kid Joe più oscuri e desertici, figli bastardi dei Black Sabbath e del rock sudista, come dimostrano la malefica “Bad Seed” e “Under The Bottom” e pure quelli ariosi e da ballata, di certo melodica e canterina ma dove la voce di gigiona di Whitfield fa la differenza (“Mirror The Man”, “Nothing Ever Changes”).

Come detto sopra ci sono poi due cover, una versione al fulmicotone di “Ace Of Spades”, dove l’intervento di Phil Campbell forma un muro di suoni e “Papa Was A Rolling Stone”, indurita a modino e impreziosita dalla voce nera (e che voce!) di Dallas Frasca. “Uglier Than They Used Ta Be” alla fine è tanto buon rock. Forse non quello dei tempi migliori ma di sicuro qualcosa che i fan dei Joe si aspettavano e che gradiranno parecchio. Anema e core.

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