Tygers Of Pan Tang – Recensione: Majors & Minors

Forti di una storia che nasce nel 1978 e che si è dispiegata lungo dodici album, registrati in studio da diciotto diversi musicisti che si sono avvicendati nel tempo, i Tygers of Pan Tang pubblicano con “Majors & Minors” una selezione di brani scritti e registrati nel corso degli ultimi tredici anni, che attingono da quello che può essere considerato il terzo periodo di attività della formazione inglese. A questo moderno “Best Of”, disponibile anche in tre originali edizioni in vinile, sono stati inoltre aggiunti alcuni brani finora mai pubblicati su CD, versioni live inedite ed altre ancora attualizzate grazie ad un nuovo arrangiamento orchestrale. Con la sua abbondante ora di durata “Majors & Minors” è un disco – pubblicato dalla danese Mighty Music – che certamente non si risparmia, a partire proprio dal suo generoso minutaggio. Il suo è un hard rock dalle ritmiche di brillante semplicità, di ritornelli facili e di un entusiasmo stereofonico che testimonia ulteriormente la spontaneità bella ed ingenua che sembra aver preservato queste tracce, non facendole passare di moda. Nonostante non manchino una manciata di assoli interessanti né ritmiche occasionalmente più incisive (“Let It Burn”), è piuttosto l’approccio generale a fornire una robusta ossatura alla carriera, alla storia ed al prodotto: i Tygers appaiono sempre energici ed ispirati, mossi da una fiamma hard rock così vivida da far passare in secondo piano un’evidente linearità nei suoni e nelle strutture. D’altra parte, non sono certo i voli pindarici che si chiedono al quintetto di Whitley Bay: bravi soprattutto nell’essere se stessi ed irrobustire la propria impronta stilistica ad ogni uscita, il fiorentino Iacopo Meille ed i suoi compagni di viaggio rielaborano con un tocco ispirato ed intelligente il rock americano (“She”), l’heavy veloce dei Judas Priest (“Never Give In”) ed un blues alla Aerosmith (“Glad Rags”) che si trasforma in uno dei pezzi più riusciti dell’intero disco.

Ogni timida puntata in un diverso territorio può dirsi riuscita: forte di un mid-tempo che ci accompagnerà più o meno dal primo all’ultimo minuto, la band descritta da questa raccolta riesce a contaminare senza svendere, a ravvivare senza pasticciare con i colori, ad attingere da stili ed epoche differenti – compreso l’alternative frizzante di “Damn You!” – senza scimmiottare e ricorrendo al collaudato schema dell’apertura: ogni brano sembra infatti schiudersi, con fare prevedibile ma mai stucchevole, a pochi secondi dall’esplosione del ritornello. Ogni canzone sboccia e fiorisce stratificando un poco la struttura, ripetendo un paio di chorus, attorcigliandosi viscosa su una linea di basso particolarmente indovinata (“White Lines” è un cavallo di battaglia, un classicone sfacciato e appollaiato una spanna sopra a tutto il resto), aggiungendo un intermezzo prezioso (“Worlds Apart”) che regala l’illusione di un ritmo spezzato o di un piacevole diversivo. “Majors & Minors” contiene quindici tracce formalmente piuttosto semplici, ritmicamente monocordi eppure tutte in grado di trasmettere una positiva idea di freschezza, di immediatezza, di sincerità. Atteggiamento questo che trasforma anche gli episodi meno incisivi (come il trascurabile trittico “The Devil You Know”, “Keeping Me Alive” e “Hot Blooded”) in momenti a loro modo importanti, perché necessari a definire quella linearità adriatica sulla quale questa musica intende posarsi.

La varietà degli spunti proposti da questa robusta compilation è tale che tutti vi potranno trovare un momento speciale, in mezzo a tanto materiale di ottima qualità: con la loro selezione i Tygers Of Pan Tang sembrano volere accontentare tutti e lo fanno traccia dopo traccia con autorevolezza divertita, ben lontani dal sembrare un gruppo allo sbando che non sa che pesci pigliare. La coerenza con la quale il loro stile viene variamente declinato, ma in fin dei conti confermato da album pubblicati ad anni di distanza l’uno dall’altro, parla di un prodotto e di una realtà musicale sostenuti da una direzione artistica lineare, convinta, superiore ai personalismi, che con la leggerezza delle sue note regala un’ora di intrattenimento liquido, immediatamente comprensibile e godevole indipendentemente dall’anno nel quale si è cominciato ad ascoltare rock. Caratteristiche gradite al consumatore moderno, e che una formazione risalente al 1978 ha dimostrato di saper comprendere e servire con la disinvoltura di una boy band contemporanea e costruita per appagare, soprattutto. Il risultato ottenuto dall’assemblaggio di queste quindici chicche sembra davvero il frutto di un mix riuscito e generoso di attitudine inesauribile e competenza tecnica, e come tale non può che essere salutato positivamente da una folta schiera di potenziali, trasversali e – perchè no – perfino nuovi ascoltatori.

Etichetta: Mighty Music

Anno: 2021

Tracklist: 01. Only The Brave 02. Destiny 03. She 04. Never Give In 05. Worlds Apart 06. Glad Rags 07. Let It Burn 08. White Lines 09. The Devil You Know 10. Keeping Me Alive 11. Hot Blooded 12. Damn You! 13. Spoils Of War (Orchestral Mix) 14. What You Say 15. Plug Me In
Sito Web: facebook.com/tygersofpantangofficial

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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