Twitching Tongues – Recensione: Gaining Purpose Through Passionate Hatred

Nuova fatica da studio per la band dei fratelli Colin e Taylor Young. “Leggermente” meno famosi un celebre dinastia di musicisti (ed altro) australiani, i nostri americani tornano con un “Gaining Purpose Through Passionate Hatred”. Una vera e propria miscela di più generi, e forse i Twiching Tongues un poco di bussola la perdono nelle 9 canzoni di questa nuova fatica discografica. A due anni e mezzo da “Disharmony” i nostri americani rimettono in gioco gli strumenti tra heavy metal, scorie punk e tentazioni gotiche.

“AWOL (State Of The Union)” parte subito con il piglio di chi vuole spaccare in due il mondo: riff acustico oscuro ed un riffing serrato fino al ritornello a metà tra epico e gotico. Tutto potenzialmente da applausi, ma la scelte compositive lasciano il tempo che trovano: i  riff infatti non emozionano e la linea del cantato è piatta e senza particolari spinte verso “l’alto”. Deludente “Harakiri”, scelta come primo video, e canzone che scorre via senza emozioni ma con una sensazione di “già sentito”. Si migliora leggermente con “Kill For You”, che parte con una chitarra acustica che danza tra oscurità e la poca luce che filtra da un tessuto musicale nero come la pece. Il brano però verso la fine perde mordente e diventa una sorta di ballad come tante altre. Peccato. Quasi come una buona canzone.

“T.F.R.” invece profume di punk (Bad Religion su tutti) ed heavy metal. Buona la batteria tambureggiante di Cayle Sain, così come piacevole il bridge groove dove le chitarre (suoni piuttosto discutibili) viaggiono verso il termine della canzone con una certa sicurezza. “Forgive & Remember” parte con un basso in primo piano, e con l’impressione di una band intenzionata a giocare con sonorità tra new-wave e gothic. Con lo sviluppo della canzone però l’impatto auspicato si perde, complice anche un ritornello davvero scontato e poco emozionate. Una buona possibilità svanita. “Gaining Purpose” invece sembra quasi voler citare nel riffing i Sanctuary di “Refuge Denied”, ma siamo anni luce distanti quanto auspicato dal quintetto americano. “Long Gone” invece prova a giocare sulle emozioni, pianoforte e voce filtrata. Una canzone che cerca di prendere l’ascoltatore dal punto di vista emozionale, ma non riesce completamente nello scopo per via di “limiti melodici” evidenti. La canzone infatti è decisamente piatta e l'”esplosione” nella più canonica delle power ballad non convince. Qualche eco Savatage nella struttura musicale, ma il cantanto non graffia a dovere e la delusione diventa il vero “sale” di questi cinque minuti.

Ancora cambio di umore con “The Sound Of Pain”: un poco metalcore, una spruzzata punk ed ambizioni metal. Sulla carta una buona canzone ( il bridge potente e cadenzato infatti non delude) ma alcuni dei momenti sono davvero scontanti e poco emozionanti. Si arriva alla fine con il tour de force (quasi sette minuti) di “Defection (Union Of The State)”. Ancora una volta la band cerca di mostrare il proprio dna metal, senza però graffiare a dovere, finendo per annoiare e spiazzare soprattutto nella coda strumentale del brano decisamente superfluea e slegata dal contesto.

Un disco senza picchi o particolari meriti. Lascia indifferenti. E questo la musica non dovrebbe farlo mai.

 

Voto recensore
5
Etichetta: Metal Blade

Anno: 2018

Tracklist: “AWOL (State Of The Union)” “Harakiri” “Kill For You” “T.F.R.” “Forgive & Remember” “Gaining Purpose” “Long Gone” “The Sound Of Pain” “Defection (Union Of The State)”
Sito Web: https://www.facebook.com/twitchingtongues

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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