Tossic – Recensione: Transumanza

Superato il thrash sguaiato e volgare degli esordi, marcatamante copiato ispirato ai maestri del genere, Metallica in testa, che li portò a condividere palchi con figuri del calibro di Kreator, Sodom, Obituary, Napalm Death, Dismember ed Extrema, i Tossic tornano sul mercato con uno stile affatto rinnovato, frutto di un percorso di studio e ricerca che li ha portati in giro per i più importanti conservatori europei e le più prestigiose scuole di teologia della cristianità, nel tentativo di creare il matrimonio alchemico assoluto tra musica e poesia.

‘Transumanza’, la loro ultima fatica, stupisce per l’assoluta maestosità delle melodie e la profondità dei testi sin dal primo ascolto. Supportata da una produzione eccezionale, frutto delle più moderne tecnologie, la vis compositiva dei nostri oramai spazia con assoluta maestria e senza indecisioni su tutti i territori della musica contemporanea, dall’elettronica al metal, dalla dodecafonia al rap; l’impressionante vastità della loro cultura consente ai quattro bardi di creare per ogni brano il giusto connubio tra l’impianto concettuale dei testi e la dimensione musicale, in un intreccio di stili letterari e musicali frutto di intelletti elevati ormai al di sopra della grettezza e della miseria del comune vissuto umano.

E’ proprio con una critica al gretto materialismo che ci tiene aggrappati a feticci di nessun valore che ci impediscono di elevare le nostre coscienze si apre questo capo d’opera (‘Cai TV:’ "senza TV al plasma sei una merda / senza decoder sei una merda / se non hai DVD tu sei una merda/ […] Prima, se ti volevi praticare una pialla/ avevi dieci canali e qualcosa dovevi trovare / ora se ti perdi nello zapping / al 642° canale ti sfavi / e ti spari una pippa su history ciannel"), mentre il brano successivo affronta, usando la linguistica come strumento d’interpretazione, il problema delle complicate relazione coi nostri cugini d’oltralpe (‘St. Honoré:’ “santonoré / profitterol / sciardonè / sciampignon / sciapselise / la turreiffel / pegiò-renol / la sitroen / marronglassè / cheschemmenefott’ammuà”). Accompagnate da sinfonie ora aggressive ora misurate, di stile ora più tradizionale ora più sperimentale le riflessioni dei quattro artisti, spronati ad affrancarsi dal terribile destino che li ha fatti, ahiloro, pisani, non temono affrontare questioni anche più profonde: l’ansia esistenzialista di ‘Utah’, che rielabora il tema Chatwiniano del nomadismo (“E più ci penso/ più sento l’esigenza / di cambiare aria / togliere il disturbo / evacuare / migrare / levassi da ‘oglioni”), o il disagio metropolitano di ‘Be’ Mi Tempi’ (“ciai presente quando / hai l’elastico lente delle mutande? / e l’uccello fa capolino / ciai presente quando / hai una di quelle caccole gommose / alla quale non resisterai / ciai presente quando / alla tu’ donna ni puzza r’ fiato / eti viene da onka’ / ciai presente quando / sei briao e neghi l’evidenza”.

Da profondi conoscitori dell’animo umano ai nostri non manca il coraggio di esplorare i complicati risvolti sociopsicologici del rapporto tra i due sessi: la vita di coppia ed il ménage familiare (il rap contemporaneo che accompagna il testo alla maniera dello stilnovo duecentesco di ‘Rappazzo’: “Io mi alzo la mattina e ti lecco la vagina / tu mi spari un bel pompino sborro sopra il comodino / poi mi spalmi la nutella proprio in punta di cappella / ti spaventi di un rimbombo stai tranquilla poi ti trombo”) , il sesso e le sue insidie (‘Cazzi Di Pane’: “Io mi rivesto chissà perché / nulla di fatto neanche per te / e quando pronto quando va ben / io ti domando dov’è il bidet” ), l’incanto, ancora legato agli stilemi del dolce stil novo, di fronte alla bellezza femminile (‘Suka!’: “mai! Abbastanza briao / da non capire più / mai! Talmente lucido da meravigliarmi / non mi parrebbe vero, sarebbe solo / pelo… nero… pelo nero!”).

Ed infine questo viaggio sublime non poteva non toccare gli oceani della metafisica, che i maestri navigano con dimestichezza e scioltezza; difficile non restare ammutoliti di fronte alle liriche di ‘Froda’ (“quando si mutanda l’avvenire / cosa servirai / ne sai / ne avrai”), ‘Loja’ (“fede morte scelta / nido / di mattoni traforati / sbarre / ali di ghiande / nuraghi d’alluminio / gambe finte / in lega leggera / protesi fecali / decessi apparenti / avanzi deprecabili / indomite passioni / fruste”)

Un disco assolutamente impedibile sia per i vecchi fans, che non resteranno indifferenti all’incredibile maturazione artistica (evidente nella rilettura di vecchi classici come ‘Cazzi Di Pane’ e ‘…Come Una Jena’), sia per chi, svantaggiato dall’anagrafe o dalla sua colpevole ignoranza, non ha mai sentito niente firmato Tossic.

Per dirla con le parole del grande critico letterario e dantista F. De Santis: “l’unico contributo alla cultura provenuto dalla vile piana pisana in tutta la storia dell’umanità”

 

 

ULTIM’ORA: visto l’incredibile successo planetario dell’opera la Skrotosound Records sta preparando una serie di edizioni limitate per collezionisti. Il cd uscirà nei prossimi mesi nei migliori negozi in versione “Venere”: custodia triangolare ricoperta di pelo sintetico, disponibile in quattro diversi colori (biondo, moro, castano, rosso) e profumata di baccalà. Per il futuro è prevista la versione falloforica “Marte” , in gomma atossica semirigida.

Voto recensore
10
Etichetta: Skrotosound Records

Anno: 2007

Tracklist: 01. Cai Tv
02. St. Honorè
03. Aiuto
04. ...Come una iena
05. Utah
06. Ma chi sarà
07. Suka!
08. Astio
09. Froda
10. Bé mi tempi
11. Cazzi di pane
12. Loja
13. Rappazzo

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